Narciso torna a specchiarsi, ma oggi il riflesso si nasconde dietro uno schermo digitale. Selfie, filtri, avatar: ogni gesto davanti al display è una recita, un equilibrio sottile tra ciò che siamo e ciò che vogliamo mostrare. Dal 2 al 5 luglio, Pesaro si trasforma in un grande laboratorio a cielo aperto. Popsophia 2026 invade piazze, cortili e palchi, unendo filosofia, arte, musica e cultura pop per esplorare come l’identità si trasforma nell’era digitale. Qui, la tecnologia non è solo uno specchio, ma anche una maschera da indossare.
Il tema di quest’anno è chiaro: “Lo specchio di Narciso”. Popsophia riflette su come immagine e identità si intrecciano oggi, in un tempo in cui i social media modellano la percezione di sé. Il mito di Narciso, perso nel proprio riflesso, diventa la lente attraverso cui leggere l’influenza delle piattaforme digitali. A Pesaro filosofi, artisti e studiosi provano a capire come gli schermi siano diventati specchi per milioni di persone, offrendogli riconoscimento ma imponendo anche una rappresentazione costante e performativa.
Il festival si svolge in luoghi simbolo della città come Piazza del Popolo e Palazzo Gradari, dove filosofia, cinema, letteratura e tecnologia si incontrano. Lucrezia Ercoli, curatrice dell’evento, sottolinea che oggi il riflesso non è più statico: è un flusso continuo in cui l’identità rischia di trasformarsi in una maschera digitale da mostrare a un pubblico globale. Popsophia diventa così un’occasione per interrogare i limiti e le opportunità di questo nuovo tipo di specchio, tra autenticità e finzione.
L’apertura del festival è affidata a una mostra che unisce arte, matematica e filosofia per mettere in discussione la percezione tradizionale dello spazio e della realtà. “IN-POSSIBILE”, allestita nella galleria digitale MeGA e a Palazzo Gradari, propone un’esperienza immersiva da vivere con visori VR. Attraverso strutture come nastri di Möbius, bottiglie di Klein e dodecaedri romani, il percorso invita a riflettere su forme geometriche insolite e richiami all’Uomo Vitruviano di Leonardo da Vinci, esplorando i confini della percezione.
Curata da un collettivo di artisti per Popsophia, la mostra porta i visitatori in un ambiente che mescola dimensioni diverse, dove filosofia e arte si fondono per indagare il concetto di impossibilità e la costruzione visiva dell’identità. L’esperienza virtuale intensifica il rapporto tra osservatore e oggetto, trasformando il fruitore in parte di uno specchio più complesso e stratificato.
La serata di apertura, il 2 luglio, è dedicata a un omaggio carico di significato. Il festival ricorda Marjane Satrapi, recentemente scomparsa, autrice che ha segnato la narrazione contemporanea con opere come “Persepolis”. L’incontro vede la partecipazione di Evio Hermas Ercoli, Ilaria De Gaudio e Enrico Fornaroli, direttore dell’Accademia di Belle Arti di Bologna, che raccontano il percorso artistico e umano della scrittrice iraniana.
La serata è accompagnata dalle improvvisazioni del sassofonista Leonardo Rosselli, creando un’atmosfera di riflessione sul rapporto tra memoria personale e identità, libertà e rappresentazione pubblica. L’opera di Satrapi si conferma un esempio potente di come narrare se stessi possa diventare un atto di resistenza e di costruzione culturale, temi centrali per Popsophia.
Il festival prosegue negli spazi di Pescheria con tre rassegne pomeridiane che scandagliano l’immagine contemporanea da angolazioni diverse. “Philofiction” indaga il ruolo dello specchio nelle serie tv e nella cultura pop, passando in rassegna titoli come Stranger Things e Black Mirror, che raccontano identità frammentate. “Cinesophia” approfondisce il rapporto tra identità, tecnologia e cinema, offrendo letture filosofiche di film noti e meno noti.
Infine, “Mediascape” si concentra sui linguaggi digitali e sul fenomeno social, esplorando come l’autoritratto sia passato da Caravaggio ai selfie di oggi. Questa rassegna mette a fuoco come il controllo dell’immagine personale sia diventato una pratica diffusa e complessa, tra giochi estetici e dinamiche di visibilità. Gli appuntamenti offrono un panorama ampio per capire come gli schermi influenzino la vita quotidiana e le identità collettive.
Come da tradizione, le serate di Popsophia ospitano i philoshow, format che unisce filosofia e musica dal vivo. Il 3 luglio Leo Turrini conduce il pubblico nell’universo emotivo di Lucio Battisti con “Ancora tu – Lucio Battisti e lo specchio delle emozioni”, un viaggio tra miti e sentimenti legati al cantante.
Il 4 luglio è la volta di Mina con “Non gioco più – Filosofia di Mina”, in cui la filosofa Ilaria Gaspari analizza come la cantante abbia trasformato la propria assenza in una presenza costante nella cultura italiana. La chiusura, il 5 luglio, è affidata a “Forever Young – Adolescenti allo specchio”, spettacolo condotto da Simone Regazzoni e Licia Troisi che affronta l’adolescenza di oggi mescolando Harry Potter, musica generazionale e cultura pop.
Gli spettacoli confermano come il dialogo tra filosofia e musica sia un modo efficace per offrire spunti di riflessione accessibili a tutti, mostrando che l’identità di oggi si costruisce anche nelle emozioni e nei miti condivisi.
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