Appena entri nella Project Room del MAMbo a Bologna, ti trovi davanti a qualcosa di raro: un dialogo vivo tra immagini e parole, che si intrecciano senza soluzione di continuità. “Luigi Ghirri e Gianni Celati. Verso la foce”, curata da Lorenzo Balbi e Giulia Pezzoli, non è solo una mostra, ma una testimonianza di un legame profondo tra due figure chiave della cultura italiana. Fotografia e letteratura si incontrano qui, dando vita a un racconto che non si limita a raccontare, ma ti fa sentire il territorio, la comunità, quel tempo sospeso tra memoria e paesaggio. È un frammento autentico di un rapporto umano e artistico che ha lasciato un segno indelebile nella seconda metà del Novecento.
La mostra, promossa dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura e realizzata con la Fondazione Luigi Ghirri, ruota attorno al dialogo fra i due autori. In mostra, 81 fotografie tratte dalla serie “Blu infinito” che Ghirri scattò tra il 1989 e il 1991, mentre lavorava al film “Strada provinciale delle anime” di Celati. Quel film raccoglie immagini e storie di un viaggio da Ferrara fino alle foci del Po, con protagonisti gli anziani parenti dello scrittore, al loro primo incontro con il mare. Quel mix di fotografia, cinema, parola e paesaggio mostra la profonda affinità tra i due artisti, entrambi attenti a cogliere volti e ambienti con uno sguardo che evita il sensazionalismo per raccontare una realtà intensa e vera.
L’allestimento mette in evidenza che quelle immagini non sono solo fotografie, ma tappe di un viaggio emotivo e narrativo condiviso. Passeggiate, soste, sguardi si uniscono in un racconto corale dove ogni dettaglio, umano o ambientale, assume più significati. Non si tratta di denunciare o idealizzare, ma di dare voce a una “epica silenziosa del quotidiano”. Un’epica che attraversa fotografie e film senza enfasi, valorizzando la realtà senza cadere nelle solite retoriche. Luci, colori e inquadrature dialogano con le parole di Celati nei suoi film e scritti, trasformando il racconto in un’esperienza immersiva per chi visita.
“Verso la foce” ha un doppio valore. È un punto geografico ma anche una metafora di vita. Il viaggio da Ferrara alle foci del Po non è solo muoversi nello spazio, ma un’immersione in luoghi lontani dalla frenesia visiva a cui siamo abituati. Luoghi dove il mare si rivela una scoperta inattesa. È una riscoperta della lentezza, del dettaglio, di spazi che sfuggono alla narrazione veloce dei media.
Il dialogo tra Ghirri e Celati si muove in quella zona di confine dove il tempo si allunga e il paesaggio si fa racconto. Entrambi lavorano su “non-luoghi”, spazi marginali e apparentemente anonimi ma pieni di storie e legami umani. Raccontare questi territori significa mettere in discussione il concetto stesso di identità culturale e ambientale. La foce del Po diventa così simbolo, traguardo e punto di partenza, un orizzonte che spinge a riflettere sul senso reale e simbolico dello spazio vissuto.
La mostra ripercorre il modo di lavorare di questi due intellettuali, che trasformavano fotografia e scrittura in strumenti di attenzione estetica e sociale. Il loro raccontare è un atto di cura, di osservazione attenta, dove i piccoli dettagli svelano il significato profondo delle cose.
Accanto alle fotografie di Ghirri, il percorso espone anche i film di Celati, evidenziando quanto i loro lavori si completino a vicenda. Spicca “Case sparse. Visioni di case che crollano” , un documentario che segue la trasformazione dei luoghi e riflette su temi come il passaggio e la decadenza. Il film si concentra sulle “peculiarità locali” di case e territori, costruendo una narrazione fatta di frammenti di memoria e ambiente.
“Strada provinciale delle anime” è un vero tesoro narrativo che unisce immagini e la voce di Ghirri, che chiude il film con una riflessione sul paesaggio come “attimo dentro all’attimo”. L’opera trasmette un senso di circolarità senza confini netti. La forza di questi lavori sta proprio nel riuscire a mescolare documentario e poesia in un racconto coerente e coinvolgente.
Nel complesso, l’opera di Ghirri e Celati rappresenta una testimonianza preziosa della cultura italiana contemporanea, capace di superare i confini disciplinari e di legarsi profondamente al territorio e alla memoria collettiva.
La mostra mette in scena un dialogo che va oltre le tecniche e le forme: la fotografia e la scrittura diventano un tessuto vivo che intreccia tempi, luoghi e persone. Il lavoro di Ghirri e Celati è una riflessione sul senso del raccontare e dello sguardo artistico. Non cercano l’effetto a tutti i costi, ma la profondità dentro l’ordinario, nelle “forme semplici” che custodiscono la complessità della vita.
Il percorso è un’occasione per riscoprire una cultura visiva e letteraria autentica. Da una parte, le fotografie di Ghirri restituiscono immagini ricche di colore e atmosfere sospese; dall’altra, le parole e i film di Celati regalano un racconto poetico e profondamente umano. Invitano chi visita a percorrere un cammino che attraversa la storia, i luoghi e la vita quotidiana con uno sguardo nuovo.
Questa mostra è soprattutto l’incontro con un progetto culturale condiviso, che dimostra quanto uno sguardo attento e una parola paziente possano restituire senso e bellezza, lontano dalla superficialità. La foce del Po, con la sua vastità e i suoi silenzi, diventa così simbolo di un dialogo artistico che continua a offrire nuove chiavi per guardare alla cultura italiana di oggi.
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