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Addio a David Hockney, icona della Pop Art: morto a 88 anni l’artista della luce e della libertà

David Hockney si è spento l’11 giugno 2026, nella quiete della sua casa, a 88 anni. Chi conosceva solo i suoi quadri, pieni di luce e colori vibranti, forse non immaginava che quel gigante della pittura contemporanea fosse così fragile. La notizia, confermata dalla sua portavoce Erica Bolton, ha colpito profondamente il mondo dell’arte. Hockney, una delle voci più autorevoli del secondo Novecento, ha vissuto gli ultimi anni con una sorprendente serenità, senza mai smettere di creare.

Dalle umili origini al successo: la nascita di un talento

David Hockney nasce il 9 luglio 1937 a Bradford, nello Yorkshire, in una famiglia semplice ma solida. Il padre Kenneth, contabile e obiettore di coscienza durante la Seconda guerra mondiale, e la madre Laura, metodista convinta, hanno acceso presto in lui l’amore per il disegno. I primi passi li fa alla Bradford School of Art, poi si sposta al Royal College of Art di Londra, dove incrocia artisti destinati a lasciare il segno come R. B. Kitaj e Peter Blake.

Negli anni ’60 partecipa alla mostra Young Contemporaries, evento cruciale per la Pop Art britannica. Ma Hockney non si lascia incasellare: mantiene una distanza critica dal movimento, seguendo una strada tutta sua che fonde cultura popolare, figurazione e qualche spunto espressionista. Rifiutando di sostenere un esame teorico perché convinto che a parlare dovesse essere solo l’arte, costringe l’istituto a cambiare le regole per riconoscergli comunque il diploma.

California e piscine: l’immagine di un’epoca

Nel 1964 Hockney si trasferisce a Los Angeles, dove trova una fonte inesauribile di ispirazione. La luce californiana, l’architettura moderna, l’atmosfera aperta influenzano profondamente il suo lavoro. Le piscine, che appaiono in molte sue tele, diventano simbolo di un mondo apparentemente sereno ma carico di tensioni sottili, una riflessione sulla percezione e lo spazio.

Capolavori come A Bigger Splash e Portrait of an Artist sono ormai pietre miliari della pittura moderna. Proprio quest’ultimo è stato battuto all’asta nel 2018 per oltre 90 milioni di dollari, segnando un record per un artista vivente. Le piscine di Hockney raccontano non solo la luce ma anche desideri e assenze, mescolando rigore formale e libertà narrativa.

Ritratti e amore: un racconto intimo e coraggioso

Accanto ai paesaggi, Hockney dedica grande attenzione al ritratto, un genere che attraversa tutta la sua carriera. Dipinge amici, familiari, collezionisti, artisti, compagni di vita e se stesso. Aperto sull’omosessualità in un’epoca in cui nel Regno Unito era ancora illegale, racconta l’amore tra uomini con una sincerità che rompe tabù.

Opere come We Two Boys Together Clinging e i numerosi ritratti dei suoi compagni Peter Schlesinger e Gregory Evans sono testimonianze dirette della sua esperienza personale. Per Hockney, dipingere era anche un modo per farsi vedere e per allargare gli orizzonti dell’arte contemporanea, sfidando pregiudizi e storie consolidate.

Sperimentazioni e tecnologie: l’arte sempre in movimento

Curioso e instancabile, Hockney esplora materiali e tecniche diverse. Incisioni, litografie, fotografie, collage, fax, computer, video e strumenti digitali diventano parte del suo linguaggio. Negli anni Ottanta i suoi joiners – composizioni fatte di decine di fotografie – mettono in crisi l’idea del punto di vista unico tipico della fotografia.

Nel 2001 pubblica Secret Knowledge, dove indaga l’uso di dispositivi ottici nella pittura antica. Negli ultimi vent’anni si avvicina a iPhone e iPad per disegnare, dimostrando come la tecnologia possa affiancare e arricchire la pittura tradizionale. Una ricerca continua che non lo allontana mai dal cuore della sua arte.

Lo Yorkshire, il teatro e il palcoscenico internazionale

Negli anni Novanta Hockney torna spesso nello Yorkshire, ai paesaggi della sua infanzia. Opere monumentali come Bigger Trees Near Warter raccontano questo ritorno alla natura e al colore, dove lo spazio diventa protagonista.

Nel frattempo, sviluppa una carriera importante come scenografo e costumista, lavorando con teatri di primo piano come il Glyndebourne Festival Opera, il Metropolitan Opera di New York, la Royal Opera House di Londra e la San Francisco Opera. Con più di 400 mostre personali alle spalle, riceve riconoscimenti prestigiosi come l’Order of Merit, a conferma del suo ruolo di riferimento nella cultura britannica e mondiale.

Gli ultimi anni e un’eredità che continua a vivere

David Hockney passa gli ultimi anni tra Normandia e Londra, continuando a dipingere e a sperimentare con la stessa dedizione di sempre. Nel 2008 fonda la David Hockney Foundation, per custodire e promuovere la sua opera.

La sua produzione, che supera i settant’anni, è oggi ospitata nei musei più importanti del mondo: dal MoMA di New York alla Tate di Londra, dal Centre Pompidou di Parigi al Getty di Los Angeles. Maestro della luce, della libertà espressiva e della percezione, Hockney lascia un’impronta che va oltre la bellezza delle immagini. Ha fatto riflettere su come guardiamo e raccontiamo il mondo, tenendo viva la forza dell’arte contemporanea attraverso i decenni.

Redazione

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