
Oltre cinquanta artisti riempiono gli spazi del Magazzino del Sale a Cervia, dando vita a un racconto visivo senza gerarchie. Dal 13 maggio, Endless Summer trasforma il luogo storico in un palcoscenico contemporaneo dove le opere dialogano libere, senza prevaricazioni. Non è la classica mostra collettiva: qui si respira l’atmosfera di una festa, fatta di linguaggi diversi che si intrecciano. Non si tratta di cartoline estive patinate, ma di memorie e vissuti che raccontano un’estate autentica, sfuggente, lontana dagli stereotipi. Chi entra si trova immerso in un flusso intimo, capace di catturare l’essenza della stagione più calda dell’anno.
Una curatela corale che rompe gli schemi
Dopo il successo della prima edizione, ENDLESS SUMMER torna con una formula curatoriale che si sgancia dai modelli tradizionali. Il collettivo MAGMA, guidato da Gioele Melandri e Alex Montanaro, ha scelto di affidare la selezione degli artisti a tre realtà indipendenti — Gelateria Sogni di Ghiaccio , Toast Project e Fertile — ognuna con uno sguardo e un approccio ben definito. Il risultato è un evento che evita una visione unica, ma invita a un dialogo diretto tra le opere. Qui non c’è ordine imposto né competizione: si ha la sensazione di assistere a una jam session artistica, dove ogni pezzo è tessera di un mosaico più grande.
In una città conosciuta soprattutto per il turismo balneare, questa mostra porta una nuova narrazione, riportando il Magazzino del Sale al centro della scena culturale estiva. Per tutta la stagione calda, il luogo diventa un punto di riferimento per la ricerca visiva contemporanea, offrendo al pubblico un’esperienza ben oltre la classica mostra d’arte.
L’estate come stato d’animo tra installazioni e spazi evocativi
ENDLESS SUMMER non si limita a rappresentare l’estate con immagini scontate: ricostruisce un’estate stratificata, fatta di emozioni e stati d’animo. Quattro sale che si rispondono, con luci, colori e oggetti che sembrano usciti da un cassetto di ricordi, evocati con delicatezza e senza forzature. Non si parla di vacanze da cartolina, ma di giornate lente, attese sospese, oggetti dimenticati. La mostra si nutre di malinconia, riportando il silenzio e le pause estive come momenti preziosi di sedimentazione personale.
L’ingresso è segnato dalla luminaria di Marinella Senatore, Dance first think later : lampadine e strisce LED su una struttura di legno, che accendono subito l’atmosfera di festa paesana. La prima sala esplode di colori e movimento con opere come Pixelandia di Eva Marisaldi, che usa i coriandoli per un effetto vibrante, e I Fuochi di Martina Cassatella, un gioco di luci che invade lo spazio oscillando tra fisicità e astrazione. A bilanciare questa energia, la scultura Grand Buffet di Stefania Carlotti si presenta come presenza statica e riflessiva, incarnando la stanchezza che segue la festa e gli strati emotivi lasciati dall’estate.
Cieli, paesaggi sospesi e figure tra pittura, foto e scultura
Nella sala accanto, il racconto si apre al cielo, protagonista nell’opera di Davide Mancini Zanchi. La sua installazione 1200 études pour le plus beau ciel du monde riempie una parete con piccoli dipinti azzurri realizzati con spray, lasciando in bianco la sagoma del pollice: un gesto semplice ma ossessivo, che mescola meccanica e poesia. Accanto, una foto di Luigi Ghirri mostra un sentiero tra bosco e mare, un’immagine sospesa tra esperienza reale e ricordo sfuggente.
L’installazione di Anna Capolupo, Rune , si muove tra pittura e spazio fisico, creando un piccolo fortino circense dove tre figure femminili abitano un mondo sospeso tra rituale e fiaba. Uno spazio che coinvolge il visitatore in modo quasi fisico, trasformandosi in racconto vivido.
Nel complesso, la seconda parte del percorso vede le opere interagire in un unico paesaggio immaginario. La scultura in resina Caravelle #1 di Giulia Poppi appare come una carcassa traslucida di creatura marina, mentre il dipinto Le rane alle nozze del sole di Chiara Peruch trasforma i resti di una festa in un oggetto levigato e prezioso, fondendo pittura e materia plastica in un equilibrio che sfuma i confini tra le tecniche.
Il giallo, il calore sulla pelle e la presenza umana tra memoria e immaginario
Nell’ultima parte della mostra, il giallo domina, evocando non solo il sole accecante, ma anche la sabbia rovente e il calore tangibile sulla pelle. Questo colore diventa filo conduttore nelle opere di Paolo Chiasera ed Eleonora Mariani, che in Quelli che non sono mai venuti trasformano piccoli oggetti in dune oniriche. Altri lavori giocano con la fotografia per suggerire atmosfere sospese: il trittico di Guido Guidi restituisce immagini di quiete attraverso serrande abbassate, mentre Alessandra Giovannoni in Via Salaria #1 cattura l’afosa periferia con una figura anonima.
Sul versante figurativo, Gabriele Ermini presenta corpi classici e distaccati in Il Piano , spostando l’attenzione su modelli umani intensi e carichi di tensione. Il percorso si chiude con The hand of the sea di Shafei Xia, che ritrae un corpo femminile che emerge dall’acqua, espressione di vulnerabilità e forza insieme. A chiudere idealmente il racconto, un piccolo disegno a penna di Andy Warhol degli anni ’50-’60 fissa la memoria del desiderio con un tratto essenziale e intimo.
ENDLESS SUMMER non offre un racconto semplice sull’estate, ma un’esperienza da costruire passo dopo passo, fatta di colori, silenzi e dialoghi nello spazio. Ogni opera si mette in relazione con le altre, creando connessioni inattese che amplificano la sensazione di un tempo dilatato e vissuto. La mostra invita a guardare oltre le immagini scontate dell’estate: non la perfezione delle vacanze, ma quei piccoli momenti unici, il calore sulla pelle, l’aria salmastra, le feste al crepuscolo e infine il silenzio nostalgico del non fare nulla. Un racconto fatto di dettagli umani che resta dentro chi visita.



