Nel cuore del Guggenheim di Bilbao, una bandiera sventola senza suono, un bersaglio sembra fissarti con occhi silenziosi. Sono i segni familiari di Jasper Johns, ma il loro significato non è mai così semplice come appare. Nel 2024, la mostra dedicata a questo maestro dell’arte contemporanea americana spinge il visitatore a mettere in discussione ciò che crede di riconoscere. Sessant’anni di lavoro si intrecciano in centocinquanta opere – dipinti, sculture, incisioni, persino un libro d’artista – che sfidano la percezione e il concetto stesso di rappresentazione. Qui, l’ovvio si trasforma in enigma, e guardare diventa un atto di scoperta.
Nel 1953 Ludwig Wittgenstein pubblica le Ricerche filosofiche, un libro destinato a cambiare per sempre il modo di pensare il linguaggio. Fino a quel momento, si credeva che le parole fossero un riflesso chiaro e logico della realtà. Wittgenstein invece afferma che il senso nasce dall’uso che ne facciamo, non da un legame fisso con il mondo. Questo pensiero attraversa l’arte di Johns, che trasforma immagini comuni in veri e propri giochi visivi. I suoi dipinti non raccontano storie, ma mettono in moto un dialogo continuo tra segno e interpretazione.
Johns smonta la rappresentazione tradizionale, creando opere complesse dove nessun significato è definitivo. Lo spettatore è invitato a “giocare” con le immagini, cercando di capire regole che però sono sempre in movimento. Spesso cita Marcel Duchamp, e proprio da questi riferimenti nasce un’arte che sfugge a letture semplici. Il suo lavoro spinge a rivedere continuamente lo sguardo, a destreggiarsi tra ciò che sembra ovvio e ciò che invece rimane un enigma. Un’esperienza che all’inizio confonde, come accadde al gallerista Leo Castelli nel 1957 davanti a Green Target: un’opera che non capì subito, ma che cambiò per sempre la sua idea di arte contemporanea.
La mostra si apre con i simboli più noti di Johns: le bandiere, i bersagli, le mappe, i numeri. Oggetti quotidiani trasformati in segni che non rimandano a un significato semplice, ma si concentrano su se stessi. Qui si assiste a un gioco continuo tra chiarezza e ambiguità, un tema caro a Wittgenstein. Negli anni ’50 Johns compie un gesto netto: distrugge alcune delle sue prime opere per ricominciare, dando vita alle sue prime bandiere, come Flag , presente in mostra.
Renato Guttuso liquidò quel suo stile come «a livello delle elementari». Ma proprio quella semplicità è una trappola: dietro c’è una complessità che mette in crisi chi guarda. Johns sposta l’attenzione dal soggetto al mezzo stesso della pittura: colore, materia, superficie diventano protagonisti. La pittura si fa tridimensionale, tattile, con l’inserimento di oggetti reali – lampadine, torce, o come in Painting with Two Balls , dove due sfere interrompono la superficie creando una frattura nello spazio dell’immagine.
In questa stessa direzione, Johns esplora il confine tra arte e vita quotidiana, inserendo elementi come porte, finestre, oggetti di studio. Così trasforma il comune in segno, intrecciando pittura e scultura. Un ibrido rigoroso che cambia il modo di vedere la pittura, facendola diventare un’esperienza nello spazio e un pensiero visivo.
Negli anni ’60 Johns reinserisce la figura umana, ma in maniera del tutto personale. Con Souvenir , ad esempio, usa un suo ritratto fotografico trasferito su un piattino di ceramica giapponese, unendo immagine e oggetto in modo insolito. Dagli anni ’70 in poi, le sue opere si arricchiscono di sovrapposizioni, cancellature e rimandi multipli. Le immagini diventano come strati di memorie visive, citazioni di artisti come Edvard Munch, Pablo Picasso e Frida Kahlo.
Questi elementi si intrecciano in un montaggio dove ogni immagine risponde a un’altra, smontando l’idea di opera unica e chiusa. I gesti ripetuti di tagliare, spostare e invertire diventano un linguaggio visivo, un alfabeto con cui Johns interroga il senso stesso dell’immagine. Sono opere che non danno risposte definitive, ma lasciano il significato in continuo movimento.
Da non perdere è la sezione dedicata alla collaborazione con il coreografo Merce Cunningham. Per Walkaround Time, Johns ha realizzato costumi e scenografie ispirandosi al Grande Vetro di Duchamp. Un video presente in mostra restituisce l’atmosfera di questo progetto che va oltre la tela, unendo arte visiva e danza.
In un’area dedicata del museo si può ammirare una vasta serie di opere su carta. Qui Johns dimostra quanto il disegno non sia solo preparazione, ma spazio di sperimentazione e variazione. Tra questi lavori spiccano quelli legati a Robert Rauschenberg, con cui Johns ha condiviso un lungo dialogo artistico.
Molto interessante è il libro d’artista realizzato insieme a Samuel Beckett, premio Nobel per la letteratura nel 1969. Le incisioni di Johns si alternano ai testi dello scrittore, creando un dialogo intenso tra immagine e parola. Un’opera che approfondisce il tema del significato e del silenzio, mostrando come Johns abbia influenzato non solo le arti visive, ma anche la letteratura.
Dietro l’apparente immediatezza delle sue opere, la mostra curata da Enrique Juncosa mette in luce un mondo fatto di silenzi e vuoti. I toni grigi e attenuati creano un’atmosfera sospesa, più vicina al silenzio compositivo di John Cage che ai colori tradizionali della pittura. Questi silenzi non cancellano il senso, ma lo interrompono, lasciando uno spazio per riflettere.
Il titolo della mostra, Night Driver, prende il nome da un’opera del 1960. L’immagine di chi guida di notte, senza una meta precisa, immerso in un mondo oscuro e irreale, diventa la metafora stessa del visitatore. Chi osserva si ritrova in un percorso di scoperta, in un viaggio che alterna libertà e solitudine, tra stratificazioni visive e contrasti forti.
Questa mostra è un’occasione rara per confrontarsi con un artista che ha cambiato per sempre il modo di vedere il segno, l’oggetto e il linguaggio. Bilbao si conferma così un luogo dove passato e presente si incontrano, parlando attraverso immagini stratificate e silenzi intensi.
Nel cuore di Milano, un angolo di storia è pronto a rinascere. Il Salone dorato…
“Un tramonto che ti lascia senza fiato, un cocktail in mano che è quasi un’opera…
Ogni volta che salgo su un treno, quella piccola leva accanto al macchinista cattura il…
Quando l’afa africana stringe d’assedio le città del Sud Europa, la mente corre verso luoghi…
Su una casa di Porchester Terrace, a Bayswater, spicca da pochi giorni una targa blu.…
Christie’s Parigi apre le sue porte a un’asta che va ben oltre il semplice commercio…