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Giacomo Balla al Mart di Rovereto: la mostra definitiva sull’artista oltre il Futurismo con opere inedite Biagiotti

Appena entrati al Mart di Rovereto, una gigantografia in bianco e nero di Giacomo Balla cattura lo sguardo e spalanca la porta su un universo vibrante. Qui, non si incontra solo il nome di un maestro del futurismo, ma un’artista capace di muoversi tra linguaggi diversi, giocando con la natura e le avanguardie. L’energia che si respira è palpabile, come un battito che accompagna ogni passo, tra luce, movimento e una spiritualità che sorprende.

Giacomo Balla: non solo futurista, un artista a tutto tondo

Quando si parla di Balla, spesso si pensa subito al futurismo. Questa mostra però rompe quell’immagine limitata. Il percorso si apre e si chiude con due ritratti dell’artista, a ricordarci che la sua identità sfugge a qualsiasi definizione univoca. Nel 1915 firmò il Manifesto della Ricostruzione Futurista dell’Universo, ma i suoi interessi andavano ben oltre la semplice sperimentazione futurista.

Il curatore Fabio Benzi sottolinea come Balla si distinguesse nettamente dai suoi compagni di strada come Boccioni, Severini o Carrà. La sua curiosità spaziava dalla moda alle teorie esoteriche, dalla teosofia alle sedute spiritiche. Nei suoi scritti, e in quelli di sua figlia Elica, emerge un uomo affascinato dagli studi psichici, che guardava all’arte con uno sguardo più ampio e profondo. Non si può pensare a Balla solo come al pittore del movimento e della velocità: mescolava questi aspetti con una grande sensibilità e una ricerca spirituale.

Da divisionista a futurista: il viaggio artistico di Balla

La mostra segue un filo cronologico che abbraccia tutta la carriera dell’artista, dai primi passi nel divisionismo fino agli ultimi esperimenti. Tra le opere più significative c’è “Autospalla” del 1903, un autoritratto intimo e delicato che rivela già l’attenzione di Balla per la composizione fotografica. La tecnica divisionista si fonde con un’analisi attenta della luce, mostrando un artista più riservato e quasi timido, osservato nella calma della sua stanza.

Al contrario, lavori come “Fallimento” raccontano un Balla impegnato nelle questioni sociali del tempo, con uno sguardo quasi documentaristico sulle difficoltà delle classi meno fortunate. La fase futurista si apre con lo studio del movimento e della luce, in dialogo con le arti emergenti come il cinema. L’arte diventa così un’indagine sulla percezione del tempo e dello spazio, spinta da una forte voglia di innovare.

Negli anni maturi, dopo il Manifesto, Balla intensifica la sua ricerca formale. Le forme si fanno sinuose e geometriche, tese a creare un’arte totale che coinvolge ogni aspetto della vita quotidiana. La direttrice Micol Forti evidenzia come l’artista si spinga oltre, applicando la sua arte a oggetti di uso comune: foulard, paralumi, abiti e cornici decorate con motivi geometrici e maioliche, che richiamano la tradizione decorativa del primo Novecento. Tra queste opere spicca “Genio Futurista” del 1925, la più grande realizzazione di Balla, che unisce arte e design con grande maestria.

Natura e futurismo: l’armonia nascosta di Balla

Uno degli aspetti più sorprendenti della mostra è la profonda passione di Balla per la natura, presente in tutta la sua produzione. Pur celebrando progresso e velocità, Balla coltiva una visione personale del futurismo, lontana dal caos metropolitano che affascinava Boccioni.

Animali, farfalle, mare, sole e cipressi diventano protagonisti di una pittura che cattura stati d’animo e energie invisibili. I “Futurcipressi” del 1925 sono un esempio chiaro di questa visione quasi panteista, che richiama la natura viva e carica di spiritualità descritta da D’Annunzio.

Questa attenzione alla natura si fonde con l’apertura di Balla alle nuove arti visive come fotografia e cinema, che negli anni Venti portavano un linguaggio fresco e innovativo. La mostra documenta questi passaggi con opere e materiali che mostrano un artista sempre aggiornato e pronto a sperimentare.

La collezione Biagiotti Cigna: un tesoro di passione e cura

La qualità della mostra si lega a una storia di collezionismo appassionato. Nel 1986 Laura Biagiotti scoprì i lavori di Balla e delle sue figlie in una mostra a Roma. Da allora, insieme al marito Gianni Cigna, ha raccolto con costanza le opere dell’artista, diventando uno dei più importanti collezionisti privati.

Oggi la Fondazione Biagiotti Cigna custodisce questo prezioso patrimonio, mantenendo viva la memoria di Balla e valorizzandone il ruolo nell’arte italiana. Il dialogo con le collezioni e gli archivi del Mart restituisce un ritratto di Balla non solo come futurista, ma come un artista “totale”, libero da schemi e sempre originale. Un percorso che dimostra come il suo genio abbia attraversato decenni di trasformazioni senza perdere la sua forza innovativa.

Redazione

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