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Il ghiacciaio scomparso diventa opera d’arte al Castello di Rivoli: un monito sul surriscaldamento globale

Nel cuore del Castello di Rivoli, la Manica Lunga si trasforma in un monumento alla fragilità ambientale. Cecilia Vicuña, artista cilena di fama internazionale, torna dopo ventisei anni con un’opera che non lascia indifferenti. El glaciar ido — il ghiacciaio scomparso — si snoda per cento metri, un susseguirsi di forme e materiali che raccontano il lento declino degli ecosistemi montani. Un richiamo potente, quasi palpabile, al cambiamento climatico che minaccia le nostre montagne. La mostra resta aperta fino al 20 settembre 2026, pronta a sfidare i visitatori con la sua forza e delicatezza.

Un’opera che parla di storia, natura e crisi ecologica

Con El glaciar ido, Cecilia Vicuña si ispira al mondo andino e alla crisi ambientale che ci riguarda tutti. L’installazione si presenta come un quipu, l’antico sistema tessile usato dalle civiltà precolombiane per registrare informazioni. Una struttura di bambù sostiene un intreccio di lana bianca cardata, sospeso come un manto nevoso destinato a sciogliersi. In questo contrasto tra il calore dei materiali naturali e la fragilità del ghiacciaio si racchiude il cuore dell’opera: la trasformazione e l’urgenza di prendersi cura dell’ambiente.

L’opera richiama la cultura delle popolazioni andine, rinnovandola in chiave contemporanea. Il quipu lungo e senza nodi simboleggia la perdita progressiva della memoria collettiva sul mondo naturale e sociale. L’installazione porta così un doppio messaggio: da una parte denuncia la sparizione di elementi naturali fondamentali, dall’altra rende omaggio ai desaparecidos delle dittature sudamericane, vittime dell’oblio e della repressione.

Una performance che unisce e coinvolge

Durante l’inaugurazione, Cecilia Vicuña ha coinvolto il pubblico in una performance ispirata alle cerimonie andine. Srotolando un lungo filo di lana bianca cardata, ha creato un legame concreto con chi era presente, donando segmenti di lana ai partecipanti. Invitando a chiudere gli occhi, annusare la lana e intonare un mantra insieme, ha interrotto il ritmo frenetico della vita quotidiana, instaurando un’atmosfera meditativa e condivisa.

Un momento che ha superato le barriere linguistiche occidentali, trasformando l’ascolto silenzioso in un atto di cura e presenza. La performance ha richiamato simbolicamente l’armonia con la natura e la necessità di proteggerla. Per qualche istante, la Manica Lunga si è fatta spazio sacro, aperto e inclusivo.

Il quipu: memoria antica e resistenza culturale

Il quipu, usato dagli Inca fin dal 2500 a.C., era un sistema complesso di fili e nodi per conservare informazioni. Vicuña lo ha reinterpretato togliendo i nodi, simbolo della perdita di conoscenze e territori.

Marcella Beccaria, la curatrice, sottolinea come il lavoro dell’artista vada oltre l’omaggio culturale: attraverso l’arte vuole registrare ciò che rischia di sparire tra le pieghe del tempo e delle ingiustizie politiche. I quipu contemporanei esposti nei musei diventano archivi vivi di storie e memorie che, pur sradicate, non si sono spente.

Questa rivisitazione di un oggetto antico diventa una memoria attiva, un ponte tra passato e presente. È parte di una pratica artistica più ampia di Vicuña, che dagli anni ’60 usa materiali effimeri e coinvolgimento collettivo per trasformare l’arte in un atto di resistenza culturale.

Arte fragile per una sostenibilità culturale e mentale

La ricerca di Cecilia Vicuña si distingue per un’idea di sostenibilità che va oltre l’ambiente: tocca la mente e la cultura. Lei stessa definisce la sua pratica “arte precaria”: usa materiali delicati, valorizza l’effimero e punta sulla collaborazione e la partecipazione.

Per la mostra al Castello di Rivoli ha coinvolto le studentesse dell’Accademia Albertina in un’altra installazione: un quipu a forma di canoa, realizzato con materiali raccolti lungo le rive della Dora e del lago di Avigliana. Un gesto che sottolinea il legame stretto tra natura e arte, e richiama la responsabilità condivisa di proteggere la bellezza fragile del territorio.

Con la sua opera, Vicuña invita a rallentare, osservare e valorizzare memoria e cultura come strumenti per affrontare le grandi crisi globali e ritrovare un equilibrio con la natura. Un’arte che si fa spazio di riflessione e cura, lontano dalla superficialità e dalla fretta dei nostri tempi.

Il Castello di Rivoli: un laboratorio tra passato, presente e futuro

Il Castello di Rivoli non è solo un museo d’arte contemporanea, ma un luogo che, grazie a interventi come questo di Vicuña, si trasforma in un laboratorio di dialogo tra storia, cultura e ambiente. La Manica Lunga, con la sua lunga storia e le dimensioni suggestive, diventa custode di un messaggio urgente e poetico, aperto ai visitatori fino al 2026.

Questa mostra conferma come le grandi istituzioni culturali possano fare squadra con artisti impegnati, offrendo spazi di riflessione sulla contemporaneità senza rinunciare a un forte impatto emotivo e visivo. L’opera di Vicuña si muove tra memoria collettiva, natura minacciata e speranza di consapevolezza.

Un richiamo forte a leggere i segni del passato per capire il presente e proteggere il futuro. Un’arte che diventa custode e testimonianza nel cuore del Piemonte.

Redazione

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