A Carmignano, l’arte contemporanea non sta più dietro le quinte. Bacchereto, Artimino e il centro del paese si animano di installazioni e mostre che si insinuano ovunque: angoli di strada, cortili nascosti, spazi pubblici e privati. Martina Fontana e Simone Sensi, i due curatori dietro carmi.co, hanno creato qualcosa di più di un semplice evento. Qui l’arte è una rete che si allarga, un invito a rallentare il passo, a fermarsi a osservare storie sospese tra passato e presente. Non basta uno sguardo veloce: serve tempo. Tempo per lasciarsi catturare da paesaggi che raccontano epoche diverse, per scoprire un mondo che si svela a poco a poco, ma con un’intensità che non si dimentica.
Carmi.co si presenta con cinque mostre sparse sul territorio, che si parlano attraverso temi forti come il tempo sospeso, la convivenza tra specie diverse e il rapporto tra arte e paesaggio. Al Museo delle Maioliche di Bacchereto Marco Ulivieri ha inaugurato con “L’etrusco che corre”, un lavoro che indaga la materia e il gesto, il solido e il dissolversi, un confine sottile che invita a riflettere sulla persistenza e la scomparsa. A Carmignano, nella suggestiva cornice della Rocca, è di scena Marco Bagnoli con “Ascolta il flauto di canna”. Qui lo spazio sembra fermarsi, attraversato da un suono che richiama ricordi e apre il presente a un passato permeabile.
La collettiva “Inatteso”, in Spazio Moretti, allarga il discorso con le opere di Serena Fineschi, Cristina Gozzini, Elena El Asmar, Maura Banfo, Martina Fontana e Mariana Ferratto. Un intreccio di lavori che parla di un tempo altro, definito improduttivo – come lo descrive Carla Lonzi – un tempo fuori dagli schemi, dove la memoria si fa trama sottile tra ombre e luci, capace di tessere attese e cure invisibili ma fondamentali. Al Museo Archeologico di Artimino, l’installazione “Profezia” di Qiu Yu riflette sull’incompletezza della storia, mettendo in luce la frattura della linearità del passato e la fragilità delle tracce che arrivano da epoche lontane. Un racconto aperto, mai chiuso, proiettato verso un futuro immaginato dall’eredità del passato.
Al Centro Didattico di Artimino, “La terra era un animale”, con opere di Gola Hundun, Rachel Morellet e Fargo, trasforma il tempo in una dimensione fluida dove passato, presente e futuro si mescolano. Qui il pianeta si presenta come un organismo vivo, in continua trasformazione, legato da rituali, paradossi e miti. L’opera propone uno sguardo non antropocentrico sul mondo, riportando l’attenzione su ogni essere vivente e sull’interdipendenza che regge il ciclo della vita.
Il cuore pulsante di CARMI.CO sono le residenze d’artista, momenti in cui l’arte nasce dal contatto con il territorio più autentico: spazi privati, aziende agricole, vigneti e luoghi carichi di storia e natura. Qui gli artisti hanno dialogato con l’ambiente e la memoria dei luoghi, riscrivendo tempi e spazi. Alla Collina San Biagio, Ronaldo Fiesoli ha realizzato “Sacro | Colore”, un lavoro che indaga il rapporto tra la reliquia immutabile e gli elementi naturali, mescolando design, acrilici, fotografia e disegno. Il suo lavoro mette in luce il vuoto e il paesaggio toscano, con le sue dolci colline e gli spazi industriali abbandonati, riportati a nuova vita nella loro mutevole bellezza.
Alla Tenuta di Capezzana, Max Magaldi ha creato “Vainglory”, una scultura multimediale dove il tempo prende forma e si riflette nella tecnologia: non un semplice mezzo, ma un veicolo del vizio umano, il desiderio ossessivo di apparire e conquistare visibilità. L’opera scuote il rapporto tra natura e sogno umano, con la natura spostata ai margini di un discorso più ampio.
Il rispetto per la natura torna forte ad Artimino con “L’inafferrabile” di Graziano Riccelli, alla Tenuta di Artimino. L’opera richiama la sacralità della Cerva di Cerinea, simbolo di Artemide, e celebra la ciclicità della vita decisa dagli eventi naturali della decomposizione, restituendo un’idea di libertà e il senso di un luogo un tempo terreno di caccia dei Medici.
Alla Tenuta Il Grumolo, Gola Hundun propone “La danza di Vanth”, una scultura ispirata a una divinità etrusca legata alle soglie e alle metamorfosi animali. L’artista vede la terra come uno “specchio” dove il cielo riflette ciò che avviene sotto, definendola “la crosta che connette tutto”. La sua opera diventa rifugio per uccelli e altre creature, in un continuo scambio tra diverse dimensioni.
Infine, Vittorio Cavallini chiude il percorso alla Tenuta le Furre con “Al sole, sotto l’acqua con il vento”, un lavoro che riflette sul rapporto tra uomo, natura e materia. Le sue opere raccontano una simbiosi delicata, dove trasformazione ed equilibrio sono al centro di un dialogo che vede il paesaggio come un organismo vivo, in continuo cambiamento.
Con CARMI.CO Carmignano si trasforma in un laboratorio aperto dove l’arte contemporanea diventa strumento di riflessione sociale e ambientale, un’esperienza che cresce passo dopo passo tra abitanti e visitatori, in un continuo scambio di energie e visioni.
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