Cemento grezzo che si trasforma in leggerezza, metalli che si piegano sotto mani esperte, ceramiche che raccontano storie antiche. Antonio Marras non segue rotte sicure. La sua arte è un viaggio senza mappa, dove design e moda si intrecciano con la sperimentazione più audace. A Milano, “La Geometria del Caos” alla De Castelli, aperta fino al 31 maggio 2024, mostra un mondo fatto di materiali apparentemente ostili, ma che qui si animano in forme sorprendenti, cariche di una poesia tutta nuova.
Marras si definisce più un esploratore che un semplice artista o designer. Per lui ogni materiale è una sfida e nasconde un potenziale da scoprire. Non è tanto la tecnica a muoverlo, quanto una curiosità profonda che va oltre i limiti stessi della materia. Che si tratti di cemento, ferro, ceramica o tessuto, la sua attenzione è rivolta a quello che si può plasmare, modellare, piegare o forgiar fino a trasformarlo.
Il tessuto, il primo materiale con cui ha lavorato, è più flessibile, si adatta facilmente a tagli, cuciture e pieghe. Cemento e metallo invece richiedono un approccio diverso, più sperimentale e insolito. Anche quando manca ancora la strada precisa per arrivare all’oggetto finale, Marras ha sempre chiara l’immagine del risultato. La necessità di trasformare la materia in qualcosa di vivo e intenso guida tutto il processo creativo, fatto di tentativi e combinazioni nuove.
Per Marras il tessuto ha un valore speciale, legato tanto alla sua esperienza personale quanto all’incontro con tradizioni culturali diverse dalla sua. Nato e cresciuto disegnando su carta e tela, il tessuto resta la “prima materia” esplorata. È il supporto che meglio si adatta al corpo e racconta storie attraverso pieghe e colori.
Un esempio recente è una giacca con richiami orientali, che nasce non tanto dal design contemporaneo, quanto da una vecchia tappezzeria in stile Liberty, consumata dall’acqua e dal tempo. Marras ama immergersi in culture diverse dalla sua, inclusa la sua italianità sarda, per far emergere elementi inaspettati. La distanza culturale diventa così uno stimolo per sovrapporre idee, forme e materiali in composizioni originali, capaci di evocare memorie e atmosfere lontane che poi si fondono nel lavoro finale.
Uno degli ultimi progetti di Marras ruota attorno al cemento armato, un materiale che lo affascina da sempre. L’ispirazione viene anche dall’artista Giuseppe Uncini, a cui dedica un omaggio personale. Il cemento, solitamente visto come duro e pesante, si trasforma nelle sue mani in un elemento che dialoga con il ferro, lavorato in tondini mobili che sembrano canne flessuose.
Da questa combinazione nasce quello che Marras chiama “brutalismo dolce”. Il contrasto tra la forza e la rigidità del cemento e la leggerezza del ferro che si muove con agilità crea un equilibrio insolito. Le opere di questa serie trasmettono un senso di leggerezza che sfida l’idea comune del cemento come materiale pesante. Il richiamo alla Sardegna è immediato: i giunchi e le canne piegati dal vento diventano un’immagine poetica che rende vive queste creazioni, capaci di respirare.
Il lavoro di Marras nel 2024 si rinnova partendo dalle sue radici sarde, da luoghi concreti come le vasche di Ciù Peppi ad Alghero. Questi bacini d’acqua naturale sono rifugio e simbolo d’identità, raccontati attraverso materiali e atmosfere.
Da qui nasce una collaborazione con aziende come Jacuzzi e realtà spagnole specializzate nel riciclo, ad esempio con doghe fatte con la lolla di riso, l’involucro del chicco. L’attenzione al design sostenibile si intreccia con un approccio che guarda alla memoria e alla natura. I nodi degli intrecci, i tappeti, le ceramiche artigianali sono pezzi di un mosaico fatto di cultura e innovazione. La ceramica, in particolare, permette a Marras di sperimentare liberamente, senza limiti tecnici che potrebbero frenarlo, trasformandola in un laboratorio di ricerca non convenzionale.
Al centro dell’attuale percorso di Marras c’è la collaborazione con De Castelli, azienda di metalli con cui ha avviato un lavoro intenso e approfondito. Dopo il progetto delle colonne per l’Università Statale di Milano in occasione del Salone del Mobile, lo stilista ha curato la direzione artistica dello showroom in via Visconti di Modrone, dando vita a opere nate dalla lavorazione diretta di ferro e altri metalli.
Il risultato è “La Geometria del Caos”, mostra aperta fino al 31 maggio 2024 a Milano, che presenta 23 pezzi unici realizzati con saldature, tagli e smaltature innovative. Ogni opera nasce da un processo creativo che non cerca certezze, ma continua a indagare, contaminare e mescolare materiali diversi. Il risultato non è un punto d’arrivo, ma uno spazio di partenza per nuovi viaggi, dove la mescolanza tra elementi genera forme inedite, proprio come accade nella storia e negli scambi tra culture.
Antonio Marras conferma così la sua natura di esploratore, non di chi cerca una meta definitiva. Il suo mondo è la materia in trasformazione, il viaggio attraverso superfici e texture, la creazione di un linguaggio visivo sempre in divenire.
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