A Palermo, dentro L’Ascensore, le pareti sembrano prendere vita. La mostra di Sonia Kacem non è una semplice esposizione: trasforma lo spazio, modifica il modo di guardare. Segni e forme si moltiplicano, si ingrandiscono, si rincorrono senza mai ripetersi uguali. È un ritmo che invade, una danza di variazioni che mette in crisi l’idea stessa di ornamento e decorazione. Azizti, il titolo dell’installazione, è una parola siciliana che significa “azzizzarsi”: mostrarsi nella propria luce, come un tesoro nascosto che improvvisamente si rivela. Un invito a vedere l’arte non come qualcosa di statico, ma come un bagliore vivo, sospeso tra passato e futuro.
Sonia Kacem, nata a Ginevra nel 1985 da genitori tunisini, porta con sé un bagaglio culturale ricco e complesso. Con Azizti, nel cuore di Palermo, l’artista mette in dialogo il modernismo astratto con la tradizione dell’arte islamica, che evita la rappresentazione figurativa. Qui lo spazio si trasforma in una superficie ritmica: le pareti non sono più piatte, ma si animano di segni e forme nuove. L’idea parte da schizzi a acquarello che richiamano dettagli ornamentali e architetture, poi ingranditi e moltiplicati con strumenti digitali, senza mai replicare una copia esatta.
Il risultato è una scena dove la ripetizione non è mai uguale a se stessa, ma cambia continuamente. Attraverso queste variazioni, Kacem mette l’ornamento astratto al centro, liberandolo dalla funzione di semplice decoro. È una scelta che va oltre l’eccesso decorativo e punta a una “bellezza libera”, come la definiva Kant: un’estetica senza uno scopo preciso, che non rappresenta oggetti, ma evoca forme pure e una sensazione di sospensione.
La tecnica usata da Kacem a Palermo supera la pittura tradizionale. L’artista lavora con la serigrafia applicata direttamente sulle pareti interne de L’Ascensore. Così si ottengono moduli decorativi che, pur sembrando simili, rivelano differenze sottili e inattese. Ogni stampa lascia vedere il segno originale dello schizzo, come un’impronta del gesto creativo, dove il tempo si imprime nell’opera.
Così la parete perde il ruolo di semplice sfondo e diventa una soglia viva, capace di fondere interno ed esterno, carta da parati e facciata. Lo spazio si fa dinamico: la parete respira al ritmo delle forme, cambia il rapporto con l’ambiente e crea un’esperienza visiva e spaziale nuova.
Le figure che animano l’installazione sfuggono a definizioni nette. Alcune ricordano foglie di palma, altre corolle o gusci spezzati. Altre ancora si snodano lungo spirali che non si fissano mai in un’immagine definitiva. Questo continuo gioco di metamorfosi è centrale nell’opera di Kacem, che guida lo spettatore tra astrazione e tracce di figurazione.
Il risultato è un insieme di forme che sembrano sempre sul punto di cambiare, sospese in uno stato di trasformazione. L’ornamento diventa così non un semplice abbellimento, ma un luogo dove forma, colore e ritmo si incontrano in un equilibrio autonomo.
Un punto chiave nel lavoro di Sonia Kacem è l’idea di Gilles Deleuze sulla “differenza senza concetto” legata alla ripetizione. L’artista sposta l’attenzione da un’identità visiva fissa a un processo in continuo cambiamento. Le ripetizioni nelle serigrafie e nelle moltiplicazioni digitali non creano cloni identici, ma variazioni sottili che liberano l’opera da schemi rigidi.
Così l’ornamento si rinnova, diventa fluido e instabile: ogni segno si rigenera, mantiene la memoria del gesto originario senza ripetersi uguale. La serialità si trasforma in un terreno aperto a continui mutamenti.
Palermo diventa così la cornice di un’esperienza artistica che unisce storia, cultura visiva e sperimentazione tecnica in modo nuovo. Azizti invita a guardare l’ornamento non come semplice decorazione, ma come uno spazio vibrante di forme, significati e sensazioni.
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