A Pordenone, tra le pareti di Casa Furlan, la pittura di Arianna Ellero prende vita. Non si tratta solo di guardare un quadro: è un’esperienza che coinvolge corpo e mente, fatta di colore che si mescola a materia e movimento. Dal 16 maggio fino al 27 giugno 2026, la sua mostra personale sfida l’idea classica della tela come semplice superficie. Qui il gesto dell’artista e la forza del colore diventano protagonisti, capaci di trasformare la percezione stessa dello spazio e del tempo. La luce si intreccia con le superfici materiche e lo spettatore si trova immerso in un dialogo vivo, dove la pittura non racconta storie, ma si fa evento palpabile, vibrante.
Il lavoro di Arianna Ellero ruota intorno alla fisicità della pittura, vista non più come semplice rivestimento, ma come un campo di azione in movimento. Il colore non è solo un elemento da stendere, ma un corpo vivo che si stratifica e si trattiene sulla superficie, creando peso e attrito. Il gesto dell’artista non traccia semplici linee o forme, ma incide la materia con ritmo e forza, trasformando lo spazio pittorico.
Dal 2017 al 2022 Ellero ha fatto entrare nel suo lavoro il suono e la performance, rendendo il gesto un vero atto fisico che registra ritmo e durata. Il colore diventa così protagonista di una danza spazio-temporale, attraversata e modificata dal suono, senza però esserne subordinata. Il bianco che emerge nelle sue opere non cancella, ma apre spazi di sospensione dove il segno si fa visibile senza rappresentare. Una tensione sottile dove il silenzio si carica di minimi suoni, come ha osservato Chiara Tavella nel testo critico della mostra.
Le opere esposte a Casa Furlan segnano una nuova fase nel percorso di Ellero. La materia pittorica si fa più densa e si ricompone, trasformandosi in superfici compatte ma allo stesso tempo instabili. Tra pigmenti, olio, spray e pastello, il colore guadagna peso e stratificazione, quasi a spingere verso l’esterno. Le superfici si comportano come una pelle viva: assorbono, trattengono e restano aperte al contatto con la luce e lo spettatore.
La pittura diventa così un rapporto in continua evoluzione con lo spazio intorno. Nulla si fissa per sempre; tutto si trasforma, lasciando tracce degli strati precedenti. Non si tratta di immagini statiche, ma di un evento che si muove tra percezione visiva e fisicità concreta. Le opere raccontano un processo che va oltre il visibile, coinvolgendo memoria e presenza.
Casa Furlan, nel cuore di Pordenone, ospita questa personale. L’inaugurazione è sabato 16 maggio 2026 alle 11.00, e la mostra resta aperta fino al 27 giugno 2026. L’ingresso è libero. Gli orari sono pensati per favorire una visita comoda: dal martedì al venerdì, dalle 17.00 alle 19.30; il sabato, apertura doppia, dalle 10.00 alle 12.30 e poi di nuovo dalle 17.00 alle 19.30.
Con la sua storia e architettura, Casa Furlan è il luogo giusto per accogliere l’arte di Ellero, capace di trasformare gli spazi in ambienti sensoriali dove pittura e materia si fondono. Il contesto mette in risalto il dialogo tra luce e pigmento, esaltando la densità tipica delle sue opere.
Arianna Ellero vive e lavora a Udine, in uno studio ricavato da un’ex struttura industriale nella bassa friulana. Qui l’artista sfrutta le condizioni ambientali e la luce naturale, che influenzano direttamente il suo modo di lavorare la pittura. Il suo interesse principale è la superficie come campo in trasformazione, dove strati e segni si sovrappongono e cambiano nel tempo, seguendo un processo organico.
Nel 2026, oltre alla mostra di Pordenone, Ellero ha presentato la personale “Nenehno gibanje / Movimento incessante” alla Mestna Galerija di Nova Gorica. Il suo lavoro ha ricevuto diversi premi e riconoscimenti, tra cui l’Exibart Prize, Art Matters – Galerie Biesenbach a Colonia, e il concorso We Art Open Worldwide a Venezia. Questi attestati confermano il suo ruolo di rilievo nel panorama della pittura sperimentale contemporanea.
La mostra a Casa Furlan è quindi un’occasione importante per scoprire un linguaggio pittorico che unisce materia, suono e tempo, trasformando la percezione stessa del segno e del colore.
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