Appena varchi la soglia della sede torinese dell’Associazione Barriera, qualcosa ti disorienta. Non è solo un caos qualunque, ma un senso profondo di smarrimento che ti prende subito. Al centro, “Remains – The Alchemy of Lost Memory”, la mostra curata da Alberto Dapporto, sfida ogni abitudine dal 30 aprile al 23 maggio. Una parete avvolta in plastica trasparente interrompe la linea dello spazio, costringendoti a girare in tondo, a tornare indietro su passi già fatti. I tuoi sensi si confondono, e presto quel movimento circolare si trasforma in un viaggio nel tempo. Ti fermi, ripassi strade conosciute ma mai banali, mentre ogni istante sembra allungarsi, cambiando forma. Non è solo arte da guardare, è un’esperienza che prende corpo, altera lo sguardo e dilata il tempo, spingendoti a riflettere sul ricordo e sulla sua metamorfosi.
Al centro dell’allestimento c’è proprio quella parete coperta di plastica. È il fulcro che cambia tutto. Non lascia camminare dritti, ma impone un percorso ad anello, costringendo a tornare indietro più volte, senza uscita netta. Ogni giro riserva nuove scoperte, dettagli prima sfuggiti, e confonde la percezione del tempo che scorre. La mostra si vive così non come una semplice sequenza di opere, ma come un’unica esperienza spaziale e temporale. La plastica sembra trattenere, fermare il flusso dei visitatori, proprio come il tempo che si rifiuta di essere definito e si fa ritorno, scarto, variazione. Questa scelta narrativa trasforma l’allestimento in un protagonista attivo, parte integrante del Mirror Project #16, che mette in dialogo spazio e opere.
Tre artisti affrontano il tema della perdita e della trasformazione, ognuno a modo suo ma con un filo comune: il tempo sospeso e la fragilità delle cose. Nicola Ghirardelli lavora metalli e terracotta — ferro, rame, argento, alluminio — materiali che raccontano una lenta erosione, piccoli cambiamenti quasi invisibili. Le sue sculture sembrano robuste, ma osservandole da vicino si notano ossidazioni e microfratture che incrinano la solidità, tracce di un tempo che agisce senza sosta e quasi senza farsi vedere. Questi segni deformano la materia, suggerendo una forma sempre a un passo dal mutamento, mai davvero definitiva.
Edoardo Caimi si concentra su elementi urbani e sistemi di segnalazione, oggetti che dovrebbero orientare e guidare. Le sue opere però mostrano segnali interrotti, reti spezzate, percorsi incompleti: codici che perdono senso e connessione. Nel disfacimento emerge il momento di rottura, quando il sistema non funziona più, mettendo a nudo il fallimento dell’ordine e della comunicazione.
Bri Williams invece sceglie un approccio più diretto e materico: racchiude elementi organici in resina trasparente, congelando ricordi e attimi in una sospensione senza via d’uscita. Gli uccelli della serie Omen sembrano intrappolati in un blocco lucido e luminoso, testimoni di una vita fermata nel tempo. La grande forma organica Lethal amplifica questa sensazione: dentro quella massa immobile c’è qualcosa di pesante, che grava senza possibilità di fuga, un tempo che non si consuma ma si trattiene, quasi in modo ossessivo.
Quello che unisce i lavori di Ghirardelli, Caimi e Williams non è una storia lineare, ma un senso di frattura e precarietà. Questa tensione prende forma soprattutto nello spazio stesso dell’Associazione Barriera. La parete di plastica è un confine fragile, quasi inconsistente agli angoli, ma abbastanza solido da dividere e contenere. Il percorso ad anello non aiuta a orientarsi, anzi amplifica la sensazione di un tempo che si dilata e si ripete, influenzando profondamente il modo in cui si vive la mostra. La linea temporale si perde, lasciando spazio a un ritmo che sfugge a una chiusura definitiva. Spazio e tempo si mescolano in un’esperienza che rilancia continuamente la domanda: cosa resta quando si sgretolano i punti di riferimento abituali?
“Remains – The Alchemy of Lost Memory” non offre soluzioni o interpretazioni chiuse. Allestimento e opere convivono in una zona instabile, dove il tempo sembra fermo, senza fissarsi. Nessuna sintesi forzata, nessuna narrazione imposta. Rimangono spazi aperti, sensazioni che cambiano e un senso di continuità che non è ordine, ma un sedimentarsi incerto delle memorie. La mostra sfida chi la visita a confrontarsi con uno spazio-tempo che non si lascia definire facilmente, invitando a uno sguardo che si perde per trovare nuovi modi di lasciare traccia.
“Remains” resta visitabile fino al 23 maggio negli spazi di Barriera a Torino, un’occasione per riflettere sul ricordo e sulla sua trasformazione dentro un paesaggio fatto di spazi irregolari e tempi dilatati.
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