
A Pesaro, Spazio TORRSO apre le porte con una mostra personale di Luca Angeloni, segnando l’avvio di un progetto ambizioso. Tre mostre, una residenza artistica: tutto dedicato alla pittura contemporanea. Qui, l’arte non si limita a esporre, ma si interroga. La pittura, da tempo sfidata dai nuovi media e dalla tecnologia, ha ancora qualcosa da dire? L’idea parte da un punto fermo: la “flatness” teorizzata da Clement Greenberg nel 1960, che definiva la bidimensionalità come l’essenza stessa della pittura moderna. Da lì, si arriva a Gilles Deleuze, il cui corso sulla pittura del 1981, tradotto solo ora in italiano, riapre il dibattito in chiave contemporanea. È chiaro: l’interesse per la materia pittorica, in Italia e altrove, non si è mai sopito.
Pittura tra passato e presente: un ponte che si costruisce a Pesaro
Spazio TORRSO ha messo a punto un programma che scava a fondo nel tema, partendo da un’indagine teorica e pratica sui linguaggi pittorici di oggi. Le mostre e la residenza si interrogano sul rapporto tra struttura e materia, rappresentazione e presenza, processo creativo e racconto visivo. Sono questioni che hanno animato il Novecento e che qui vengono riprese per confrontarle con le esperienze attuali. La rassegna non vuole solo celebrare la pittura, ma capire quanto ancora riesca a parlare dei grandi temi formali e concettuali del secolo scorso. Gli artisti coinvolti sono chiamati a mettere in gioco la materia non come semplice strumento, ma come protagonista di un percorso in divenire, sospeso tra costruzione e disgregazione.
La residenza artistica che si terrà durante l’anno ha un ruolo centrale. Qui il quadro non resta più appeso al muro, ma entra nello spazio in modo inedito, quasi come un’installazione. Questa scelta apre domande precise sulla percezione, coinvolgendo lo spettatore in un dialogo che va oltre la semplice contemplazione: il dipinto si fa oggetto tridimensionale, interlocutore fisico e sensoriale. È un lavoro che mette alla prova le definizioni tradizionali di pittura e invita a riflettere sul mezzo in chiave spaziale.
“Mercurio”: Luca Angeloni e la materia che prende vita
La prima mostra della rassegna, “Mercurio”, è anche la prima personale a Spazio TORRSO per Luca Angeloni, giovane artista nato nel 2000 a Massa-Carrara. Il suo lavoro si concentra sul tema della materia, intesa non solo come tecnica ma come forza che genera il dipinto. Angeloni trasforma la tela in un vero e proprio cantiere: la materia grezza si applica, si stratifica, si cancella, si trasforma seguendo un processo che ricorda una catena industriale, dove ogni fase cambia lo stato iniziale.
Questi passaggi, che l’artista chiama “malfunzionamenti”, sono momenti chiave del suo lavoro. La materia si frattura, si smaterializza e apre la strada a risultati inattesi. La figurazione emerge decostruita, frammentata, come se le immagini si componessero e scompongono senza mai tornare alla forma originaria. Il legame con il territorio è forte: le Alpi Apuane e la tradizione delle cave di marmo, con la loro cultura di estrazione e trasformazione della pietra, sono una presenza viva nel suo lavoro. La pittura diventa così uno spazio dove minerale e detrito convivono, dove la superficie si stratifica e si rinnova.
Il gesto di Angeloni agisce su una materia ancora fluida, quasi metallo fuso, in un equilibrio fragile tra costruzione e disgregazione. La figura finale si presenta solida e compatta, con un peso che si sente sulla superficie. Questo ricorda le immagini di Francis Ponge in “L’ostrica”, dove un involucro ruvido nasconde un mondo segreto. Allo stesso modo, i dipinti di Angeloni partono da superfici opache e resistenti che, grazie a stratificazioni pazienti, rivelano profondità nascoste. Il gioco tra opacità e trasparenza, tra chiusura e apertura, anima tutto il lavoro.
A questo si aggiunge il valore di quegli “errori” o scarti che interrompono la linearità del processo e aprono nuove vie formali, quasi decorazioni inattese nella materia. La forza delle opere sta proprio in questa trasformazione continua, dove l’immagine non è più semplice rappresentazione ma presenza viva e in movimento. Il quadro diventa un organismo, uno spazio aperto in cui gesto e materia dialogano con forza e complessità.



