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Exibart Prize 2024: l’arte materica di Edoardo Gagliotti tra design, scultura e pittura

L’arte a volte sboccia senza clamore, come un seme che germoglia in silenzio. Non c’è un momento preciso, solo una spinta interna che cresce a poco a poco, fino a chiedere di uscire. È così che è nata la ricerca di questo artista, partito dal design, ma presto attratto da scultura e pittura materica. Tutto è cambiato quando ha incontrato il metallo: duro, segnato, capace di raccontare storie invisibili. Un materiale che parla di prigioni interiori e di libertà nascoste, un linguaggio nuovo per esplorare le tensioni che tutti portiamo dentro.

Dentro le forme: la scultura che esplora l’anima

Al centro del suo lavoro ci sono domande profonde sull’interiorità e le sue contraddizioni. Cosa ci tiene prigionieri in gabbie invisibili? Quali tensioni si agitano dentro di noi, e quali gesti provano a superarle? La sua arte si muove proprio su questi confini, traducendo in forme tangibili ciò che si nasconde nella mente. Le sue opere nascono spesso da fratture, da momenti in cui qualcosa si rompe dentro e chiede di uscire. Sono strutture complesse, fragili, in cerca di un nuovo respiro. L’artista osserva con cura le difese che costruiamo per proteggerci e allo stesso tempo mette in scena il tentativo di abbatterle, modellando la materia sulle emozioni che le animano.

Metallo e colori: storie di memoria e contrasti

La scelta dei materiali non è mai casuale. Il metallo saldato, spesso ossidato, e i pigmenti densi sono parte integrante del racconto. Questi elementi portano con sé storie di fatica, usura e resistenza, che diventano il cuore del suo linguaggio visivo. La superficie non è mai uno sfondo neutro: è un vero e proprio campo di battaglia tra forza e fragilità, tra la durezza dell’acciaio e le crepe che lo rendono vulnerabile. Le tecniche cambiano in base al messaggio: la rigidità mentale si trasforma in forme fredde e taglienti, mentre la fragilità prende vita in materia instabile, quasi vivente. Così ogni opera diventa un dialogo tra materia ed emozione, tra voce e resistenza.

“Oltre il silenzio”: il peso e la leggerezza del metallo

Tra i suoi lavori più importanti c’è “Oltre il silenzio”, presentato all’Exibart Prize EP6. Questa serie esplora uno spazio nascosto dentro di noi, dove convivono tensione e desiderio di libertà. Le opere mostrano strutture metalliche che sembrano gabbie o complessi sistemi mentali, con superfici ossidate e crepe che si aprono: un gioco di opposti tra oppressione e apertura. La sfida più grande è stata trovare l’equilibrio tra la durezza del metallo e la sua vulnerabilità, mantenendo il peso senza renderlo immutabile. La pittura dialoga con l’acciaio, risponde e si ribella, senza mai rinunciare ad accoglierlo. Questo progetto continua a stimolare l’artista, spingendolo verso nuove riflessioni e forme.

Creare tra intuizioni e confronto con la materia

Il processo creativo parte sempre da una sensazione, spesso difficile da spiegare, ma netta nella sua forza. Una frattura dentro, un pensiero che torna, un equilibrio spezzato diventano il punto di partenza. L’artista trasforma queste sensazioni in forme e materiali, partendo da schizzi veloci fino a studi e frammenti materici. Questo lavoro preliminare raccoglie segnali, costruisce un vocabolario che si sviluppa plasmando la materia, poi lasciata libera di reagire. La ricerca non è solo tecnica, ma molto emotiva: è un dialogo continuo con la voce di ogni metallo e pigmento. Ascoltare come rispondono alla lavorazione guida tutto il percorso, portando a deviazioni e sorprese.

L’artista oggi: tra autenticità e omologazione

Nel panorama attuale, dove spesso l’estetica prende il sopravvento sui contenuti, mantenere una voce autentica è una sfida continua. L’artista si misura con la tentazione di ridurre l’arte a uno stile riconoscibile, perdendo la sua forza originaria. Per questo torna sempre alle origini del suo lavoro: alle domande, alle ferite dentro, alla necessità che ha fatto nascere l’arte. Il rischio è soprattutto emotivo, perché scavare dentro significa affrontare fragilità da cui non si può fuggire. Allo stesso tempo, combatte contro la classificazione e la ripetizione imposte dal sistema, cercando di lasciare che sia il senso a guidare la forma, e non il contrario. Il rapporto con la materia si rinnova costantemente, perché non diventi un semplice ornamento, ma uno strumento per mostrare ciò che si agita nell’animo umano.

Redazione

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