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L’Underground Resiste nell’Era Digitale: Il Racconto di Due Fotografi a Macerata

Redazione 12 Marzo 2026

Sudore, luci stroboscopiche, musica che rimbomba tra mura di chiese abbandonate e cantine dimenticate. Nel cuore di Macerata, tra bar minuscoli e stanze strette, si muove un’energia palpabile, un battito che non si spegne mai. Qui, Marco Criante e Francesco Torresi si incontrano, birra alla mano, per rivivere quelle notti di caos e note sparate, sfogliando le fotografie scattate in luoghi dove la musica indipendente ancora respira senza filtri né compromessi. Il loro progetto, raccolto nel libroImpubblicabile , non è solo una galleria di immagini: è un racconto vivo, un frammento di realtà sotterranea che resiste al dominio digitale e al business che fagocita ogni cosa. La loro definizione di “underground**” è una sfida, un richiamo a chi vuole ancora cercare qualcosa di autentico, nascosto dietro la superficie.

Underground oggi: passione, comunità e voglia di sperimentare

Per Marco e Francesco “underground” non è solo musica fuori dai circuiti commerciali. È un vero e proprio ecosistema che si regge sulle proprie gambe. Francesco racconta che qui i soldi guadagnati durante le serate vengono subito reinvestiti per organizzare nuovi eventi e invitare artisti emergenti. Non c’è interesse economico, solo la passione per la musica. Questo spinge chi suona a sperimentare, a cercare un’espressione libera, senza i vincoli del mercato.

Marco aggiunge un punto fondamentale: la dimensione comunitaria. Questi eventi si vivono come una grande famiglia, dove non ci sono barriere tra musicisti, organizzatori e pubblico. Tutti partecipano allo stesso modo, senza il filtro costante di social o video da postare. La libertà di esprimersi si mescola con quella di vivere la serata senza filtri, creando un coinvolgimento vero, lontano da ogni spettacolarizzazione. Non sono solo concerti, ma occasioni per costruire legami profondi, tra realtà concreta e quel senso di appartenenza che solo una comunità può dare.

Fotografia come racconto diretto e senza fronzoli

Il progetto fotografico nasce dalla passione condivisa di Marco e Francesco per l’immagine, ma anche da una scelta precisa. Marco ha studiato all’Accademia di Brera, ma insieme rifiutano il formalismo della fotografia professionale. Le condizioni dei luoghi, spesso bui e disagevoli, non permettono pose o inquadrature perfette. Le foto sono scattate di corsa, veloci, con un flash potente che squarcia l’oscurità delle cantine.

Questa tecnica non è casuale: il flash mette in evidenza contrasti e dettagli, dando alle immagini una materia quasi pittorica, che ricorda i quadri rinascimentali per la complessità delle scene. I soggetti si sovrappongono, si mescolano in immagini cariche e barocche, che raccontano la vitalità caotica di quegli spazi. Non si tratta solo di documentare, ma di trasformare un’esperienza in arte, andando oltre il semplice reportage. L’approccio è informale, quasi spensierato: serve a restituire quell’energia dionisiaca che anima l’underground.

Quasi nessuno con il cellulare in mano: segno di un’esperienza autentica

Una cosa che colpisce subito nelle foto è la quasi totale assenza di smartphone tra il pubblico. Non è una messinscena, ma una constatazione reale. Marco spiega che non si tratta di nostalgia per l’analogico, ma semplicemente chi c’è si immerge completamente nel momento, senza sentire il bisogno di filmare o condividere in diretta.

Questa è la vera frontiera dell’underground oggi: vivere esperienze senza filtri digitali o voyeurismi social. È un desiderio di intimità e partecipazione che si oppone alla diffusione superficiale e liquida della musica e della cultura sulle piattaforme online. Da qui emerge un valore chiaro: l’underground è fatto di momenti che appartengono solo a chi li vive, conservati in una memoria privata e preziosa.

La scena post-Covid: tra fragilità e voglia di rinascita

La pandemia ha colpito duramente questo microcosmo musicale. Prima del Covid la scena era viva, con serate frequenti e una rete fitta di locali e artisti. Francesco ricorda che si potevano fare anche quattro o cinque eventi a settimana, un ritmo intenso alimentato da una passione diffusa.

Oggi molti spazi hanno chiuso e la scena si è ridotta, ma il libroImpubblicabile diventa un documento prezioso che racconta questa sparizione annunciata. Marco e Francesco non si limitano a immortalare un passato che sta svanendo: raccontano una bolla fragile, pronta forse a trasformarsi, ma ancora alimentata da un bisogno forte di esprimersi e costruire legami. Sottolineano poi che le Marche, a differenza delle grandi città, offrono agli artisti una libertà maggiore, uno spazio dove la sperimentazione non si piega alle logiche del mercato.

Il legame tra underground e territorio è forte. La provincia è meno visibile, ma più densa di rapporti sinceri e motivazioni autentiche. È un ambiente che tiene ancora viva la scena, pur nella precarietà. Il lavoro di Marco e Francesco invita a guardare all’underground come a un movimento fatto più di qualità nelle relazioni e nelle esperienze che di numeri o follower online.

Digitale e underground: convivenza possibile

Marco e Francesco non chiudono la porta al digitale. Anzi, riconoscono che anche in rete si possono creare comunità vere, nate dalla passione. Non è una questione di canali o di numeri, ma di quanto contano le relazioni costruite.

La differenza sta nel modo di vivere l’esperienza: il valore è nelle relazioni reali, che pesano più di quelle virtuali. L’underground si nutre di incontri veri, di pellegrinaggi musicali, di scambi sinceri senza filtri. Nel loro lavoro emerge come questo mondo riesca ancora a richiamare artisti da tutto il mondo, trovando nelle Marche un terreno fertile per la creatività fuori dagli schemi.

Questo viaggio dentro l’underground è uno spaccato prezioso. Una scena che, nonostante le difficoltà, mantiene una vitalità che sfugge alle mode e al mainstream. Un mondo che resiste grazie alla forza delle passioni genuine, al senso di appartenenza e all’urgenza di esprimersi, raccontato da scatti che catturano un’epoca e un modo di vivere la musica lontano dai riflettori.

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