Gorizia e Nova Gorica si sono trasformate in un palcoscenico vibrante, dove la danza ha parlato senza parole. Al Visavì Dance Festival 2024, due nomi hanno dominato la scena: Ohad Naharin e Sidi Larbi Cherkaoui. Naharin ha portato un’opera densa, intrisa di mistero, mentre Cherkaoui ha offerto una meditazione sul ciclo della natura, intensa e profonda. Due linguaggi coreografici diversi, ma ugualmente potenti, capaci di toccare il pubblico nel profondo. Non un semplice evento, ma una celebrazione del corpo che sfida ogni definizione tradizionale della danza.
Naharin e il linguaggio del corpo in “Venezuela” al Teatro Nazionale Croato di Fiume
Il Balletto del Teatro Nazionale Croato Ivan pl. Zajc di Fiume ha portato in scena “Venezuela”, creazione del 2019 di Ohad Naharin per la Batsheva Dance Company. Il titolo richiama il paese sudamericano, ma non c’è alcun legame narrativo. Naharin stesso ha spiegato più volte che la coreografia non ha uno scopo tematico preciso né vuole raccontare una storia, ma è un messaggio puro, trasmesso solo attraverso il movimento. È questo il cuore dello spettacolo: un linguaggio che provoca sensazioni diverse senza imporre un’interpretazione.
La struttura si divide in due parti quasi speculari, ciascuna di 40 minuti, in cui gli stessi movimenti vengono eseguiti da danzatori diversi, ma mantenendo la stessa qualità, accompagnati da musiche totalmente diverse. La prima parte si muove sulle note solenni di un canto gregoriano, creando un’atmosfera quasi ipnotica, meditativa e calma: i corpi scorrono lenti, interrotti da balzi improvvisi, salti e tensioni dissonanti, in un’alternanza che scandisce i tempi dello spettacolo. I movimenti si intrecciano in duetti e percorsi sovrapposti, dando vita a illusioni ottiche e vibrazioni emotive profonde. La scena si anima di accenti inattesi: donne che si appoggiano agli uomini, stoffe bianche che avvolgono i danzatori, cadute e risalite si susseguono alternando energia e rilassamento, mentre al gregoriano si sovrappongono strati di musica elettronica e rap, creando una tensione sensoriale in continuo cambiamento.
La seconda parte accelera e cambia completamente tono. Le stesse coreografie si muovono ora su una partitura elettronica complessa, che mescola rock, techno, trip-hop e rap, con echi di heavy metal e suoni provenienti da culture diverse. Le bandiere colorate delle nazioni appaiono come simboli ambigui, senza riferimenti chiari, rafforzando la sensazione di un viaggio emotivo personale e fluido. La compagnia croata si dimostra all’altezza della sfida: corpo e tecnica si equilibrano in un risultato di forte impatto, tra espressione e precisione. Naharin lascia aperta ogni interpretazione, dissolvendo ogni tentativo di fissare un messaggio preciso. La danza diventa specchio di stati d’animo, purezza del gesto e forza visiva.
Il tempo che scorre in “Fall” di Cherkaoui, tra natura e umanità
Allo stesso tempo, al Visavì ha brillato il Balletto del Teatro Nazionale Serbo di Novi Sad con “Fall” di Sidi Larbi Cherkaoui, creazione del 2015 per l’Opera Ballet Vlaanderen. La scelta riflette il momento di rinnovamento della compagnia serba, guidata da Aja Jung dal 2024, che ha puntato su coreografi di caratura internazionale per arricchire il repertorio. “Fall” indaga il ciclo naturale dell’autunno e il mutare delle stagioni, usandoli come metafora della vita umana e del continuo cadere e rialzarsi.
La scena è dominata da leggere pareti bianche mosse dal vento, intorno a cui si muovono 29 danzatori spesso in gruppi, ma anche in momenti più intimi di duetti e assoli. Le luci giocano con contrasti forti: rossi intensi, bianchi accecanti, controluce che mette in risalto silhouette aggraziate e torsioni sinuose. Il movimento scorre fluido, interrotto da pause cariche di significato, in cui il corpo sembra sospendersi o sfidare la gravità, tra cadute leggere e riprese decise.
Cherkaoui plasma i movimenti alternando linee geometriche e curve morbide, con una coreografia che si fonde perfettamente con la colonna sonora ipnotica di Arvo Pärt. Brani come “Spiegel im Spiegel” e “Frayres” per violino e pianoforte evocano un’atmosfera di calma meditativa, il silenzio interiore dell’autunno che si riflette nella danza. La compagnia di Novi Sad, giovane e dinamica, mostra impegno e presenza scenica, anche se deve ancora affinare la tecnica richiesta da un linguaggio così ricco e complesso.
Il risultato è comunque uno spettacolo potente e poetico, che racconta il passare del tempo e la sua traccia sul corpo e sulla natura.
Visavì 2024: la danza che supera confini e parla a tutti
Il Visavì Gorizia Dance Festival 2024 conferma il suo ruolo di piattaforma fondamentale per la danza contemporanea in Europa centrale, capace di mettere a confronto sensibilità diverse e di valorizzare compagnie che lavorano con linguaggi innovativi. I due spettacoli principali, “Venezuela” di Naharin e “Fall” di Cherkaoui, hanno dimostrato come la danza possa raccontare emozioni profonde senza parole, affidandosi solo al corpo e alla musica.
La collaborazione tra città e paesi diversi — Italia, Slovenia, Croazia e Serbia — ha arricchito l’esperienza culturale, favorendo un dialogo artistico che va oltre confini geografici e culturali. Le proposte di Naharin e Cherkaoui hanno stimolato riflessioni su temi importanti della contemporaneità: l’identità, il fluire del tempo, la natura ciclica della vita.
Il pubblico ha visto due performance di grande impatto visivo ed emotivo, entrando in mondi coreografici distanti ma ugualmente coinvolgenti: dall’astrattismo quasi rituale di “Venezuela” alla poesia del cambiamento di “Fall”. Entrambi gli spettacoli mettono in luce la vitalità e la ricchezza di una danza che innova restando profondamente legata al respiro umano e al gesto autentico.
