Nel cuore di Londra, un edificio storico che per decenni è stato una scuola vittoriana ha cambiato volto, senza perdere la sua anima. Ora è la casa della Zaha Hadid Foundation, riaperta da poco in Bowling Green Lane, dopo un restauro che ha rispettato ogni dettaglio. Le pareti, che un tempo hanno visto passare generazioni di studenti, sembrano ancora custodire lo spirito di Zaha Hadid, l’architetta irachena che ha trasformato il modo di pensare gli spazi urbani con le sue linee fluide e rivoluzionarie. Qui si intrecciano mostre sulle sue creazioni, installazioni di artisti contemporanei e eventi culturali che uniscono architettura, danza e musica. Un luogo dove la creatività non si ferma mai.
Clerkenwell si trasforma: la storia incontra il presente
La sede della fondazione, nel quartiere di Clerkenwell, ha una lunga storia come istituto scolastico. Il recente restauro ha salvaguardato dettagli originali come porte in legno lavorate a mano e camini d’epoca, che raccontano un passato ormai lontano. All’interno, gli spazi sono stati ripensati per ospitare attività contemporanee, senza cancellare l’anima vittoriana dell’edificio. Le vecchie aule si sono trasformate in gallerie: una dedicata a Zaha Hadid, con materiali inediti e testimonianze della sua carriera; l’altra accoglie artisti contemporanei, creando un dialogo tra passato e presente. Lo studio di architettura fondato da Hadid continua a lavorare accanto alla fondazione, alimentando un archivio digitale ricco di schizzi, documenti e progetti che conservano l’eredità intellettuale dell’architetta.
89 Degrees of Zaha Hadid: l’inaugurazione tra video e racconti
L’apertura è stata celebrata con un simposio di due giorni, intitolato 89 Degrees of Zaha Hadid, un omaggio a uno dei primi quadri dell’architetta esposto in Inghilterra nel 1983. Nell’ex mensa della scuola, oggi punto di accoglienza, è stato proiettato un video realizzato da Mona Chalabi, vincitrice del Pulitzer 2023. Il filmato intreccia momenti della vita di Hadid con immagini dei suoi progetti più famosi, scene dai musei progettati da lei e riferimenti alla moda e al design, raccontando un percorso ricco e variegato. L’atmosfera dell’edificio si anima di rimandi visivi e sonori, invitando chi visita a immergersi in un’esperienza intensa e sfaccettata, proprio come la creatività di Hadid.
Architettura e danza: una collaborazione che rompe gli schemi
La prima mostra temporanea, aperta fino al 27 marzo, mette in luce un lato meno noto del lavoro di Hadid: il suo legame con la danza contemporanea e la musica. Nel 1989, il progetto D1., realizzato con la coreografa Rosemary Butcher, trasformava la sala da ballo della Royal Festival Hall con strisce di inchiostro nero, creando un ambiente scultoreo inedito. Questa idea bidimensionale è poi diventata tridimensionale con Metapolis, un’opera nata insieme al coreografo belga Frédéric Flamand. Qui, strutture mobili in fibra di carbonio e alluminio scolpivano lo spazio, mentre i danzatori ne diventavano parte integrante. Questi lavori mostrano come Hadid abbia saputo superare i confini tra architettura e arti performative, dando vita a un dialogo profondo tra movimento, corpo e spazio.
Dalle scenografie per i Pet Shop Boys all’opera lirica: il teatro come spazio creativo
Tra il 1999 e il 2000, i Pet Shop Boys hanno affidato a Hadid la creazione delle scenografie per il loro tour mondiale Nightlife. La sfida era tecnica ma anche creativa: il palco doveva essere smontabile e trasportabile, con elementi architettonici complessi e proiezioni tridimensionali, che comprendevano anche frammenti dei primi progetti per il MAXXI di Roma. La mostra espone modelli di queste scenografie, offrendo uno sguardo dietro le quinte. Nel 2014, Hadid ha collaborato con la Los Angeles Philharmonic per un allestimento bianco e imponente del Così fan tutte di Mozart, nella Walt Disney Concert Hall di Frank Gehry. La scenografia si confrontava con lo spazio architettonico di Gehry, creando un dialogo di forme e significati. Tra gli oggetti in mostra ci sono il plastico del progetto e un video che mostra la costruzione accelerata, testimonianze tangibili della capacità di Hadid di unire musica, spazio e forma.
La seconda galleria: spazio aperto alla creatività contemporanea
La seconda galleria della fondazione ospita lavori di artisti contemporanei che dialogano con l’eredità di Hadid. Fino al 24 aprile si può vedere The Rebar Beneath di Lionheart, alias Rhael Cape. L’opera usa due schermi gemelli per raccontare, attraverso narrazione, danza e musica, il tema della struttura nascosta che sostiene il cemento armato, simbolo di forza invisibile. Tra i video compare anche il volto di Zaha Hadid, in un gioco di memoria, poesia e architettura. L’obiettivo della fondazione è farne uno spazio vivo e aperto, dove approfondire e reinterpretare il lavoro di Hadid, confrontandolo con le forme artistiche di oggi. Mentre lo studio di architettura porta avanti progetti in tutto il mondo, le sale della fondazione restano un luogo dove sperimentare, dialogare e scoprire l’impatto delle idee di Hadid oltre i confini dell’architettura tradizionale.
