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The Others Torino 2024: Lorenzo Bruni svela la nuova esperienza delle fiere d’arte contemporanea

Un parcheggio coperto nel cuore di Torino, solitamente luogo di passaggio, si è trasformato in un teatro pulsante di arte contemporanea. Quattro giorni densi di energia, incontri e scoperte, che lasciano un segno profondo in chi ha partecipato a The Others Art Fair. Lorenzo Bruni, direttore artistico, ha scelto per il 2026 il tema “Sosta Temporanea”: un invito a rallentare, a prendersi il tempo per guardare davvero cosa succede nel mondo dell’arte oggi. Non una semplice fiera, ma un’esperienza che mescola spazi insoliti e un approccio curatoriale innovativo, capace di riportare l’arte a un contatto più vero, meno commerciale. Così, un evento nato in un luogo insolito cambia le regole del gioco, offrendo una pausa che fa riflettere.

Parcheggio Lancia: quando un non-luogo diventa teatro di arte

The Others ha puntato tutto sul Parcheggio Lancia di Torino per la sua edizione 2026. Un luogo nato per la sosta breve, non certo per ospitare mostre. Ed è proprio questa sua natura “non convenzionale” che ha spinto Bruni e il suo team a ripensare la fiera da zero. Tra crisi del carburante, blocchi autostradali e il concetto di “non-luogo” di Marc Augé, si apre una domanda più profonda: cosa vuol dire oggi fermarsi davvero?

Da qui nasce un allestimento a isole, lontano dalla solita griglia rigida delle fiere. Le opere si confrontano con lo spazio e tra loro, creando incontri inattesi e tempi più dilatati per scoprire artisti e progetti spesso invisibili nel mercato tradizionale. “Sosta temporanea” non è solo un tema, ma un format che dà vita a esperienze artistiche e riflessioni genuine. L’invito è semplice: guardare senza fretta, chiedersi perché un’opera ci colpisce, andando oltre la logica del guadagno.

L’arte emergente e le urgenze del presente

Il contemporaneo cambia, non solo nelle tecniche ma soprattutto nelle risposte che dà alle sfide di oggi. The Others 2026 mette in luce quattro linee che attraversano il lavoro di artisti emergenti e spazi indipendenti. La critica all’economia dell’attenzione si fa evidente nei corpi frammentati di Vittorio Valiante. Giovanni Mercatelli, invece, intreccia memoria, fotografia storica e pittura per scavare nelle radici personali e collettive.

Al centro c’è anche il tema dell’appartenenza. Luna Dannon lo affronta con uno sguardo su genere e maternità, mentre Maru Cantos indaga la percezione dello spazio in un mondo dove digitale e reale si mescolano continuamente. Questi filoni emergono da una selezione di 54 progetti scelti con cura dal board curatoriale guidato da Bruni, insieme a Lýdia Pribišová, Elisabetta Roncati e Leonardo Salgado. L’intento? Dare voce a suggestioni nate dal basso, da laboratori e menti creative, prima che il mercato ne prenda il controllo.

Collezionismo e sostenibilità: un dialogo che dura oltre la fiera

In un panorama dove il collezionismo si concentra spesso sui grandi nomi, The Others si rivolge a due pubblici diversi con un approccio aperto. Da una parte collezionisti esperti, attratti dalla scoperta, dall’altra visitatori curiosi che vogliono avvicinarsi senza sentirsi fuori luogo. Bruni sottolinea come la fiera non sia solo quattro giorni di eventi, ma un’occasione per costruire relazioni e collaborazioni che proseguono nel tempo.

Un esempio concreto è la vendita delle cartoline dipinte dall’artista newyorkese Peter Meehan, che apre un dialogo artistico e personale che va oltre la manifestazione. Anche le collaborazioni tra gallerie nate in fiera creano nuove opportunità. Questo modello punta a diffondere un collezionismo consapevole, attento alla sperimentazione e alla scoperta di artisti emergenti, contribuendo a un sistema artistico più sostenibile e dinamico.

Expanded Grounds e Digital-Craft Journey: quando la fiera si fa laboratorio

Le sezioni speciali Expanded Grounds e Digital-Craft Journey aggiungono un valore in più a The Others, portando fuori dai soliti schemi espositivi. Expanded Grounds nasce da una call aperta per installazioni che dialogano con il Parcheggio Lancia. Così arrivano opere come il ricamo di Ruben Montini, segno di resistenza queer, o l’ufficio mobile di Federica Sutti, esempio di pratiche coinvolgenti e interdisciplinari.

Digital-Craft Journey, dedicato alle Accademie italiane, seleziona video arte che riflettono sul rapporto tra intelligenza artificiale e creatività manuale. Alla seconda edizione emergono dieci progetti di alto livello, firmati da artisti come Gioia D’Ostilio, Massimiliano Mollame e Claudia Tossani. Qui non ci sono barriere nette tra sezioni: spazi no profit, gallerie storiche e collettivi internazionali convivono, alimentando il dibattito sul futuro del sistema artistico. Un modello di fiera che mette al centro la relazione, la sostenibilità e l’innovazione.

Redazione

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