Domani Torino si ferma per uno sciopero, ma all’Oval l’aria è stranamente calma. È la preview di Artissima 2026, e tra le sue 183 gallerie — arrivate da 35 paesi sparsi su quattro continenti — si respira un’atmosfera di attenzione e curiosità. Qui, tra sculture, suoni e pitture, la ricerca artistica si rilancia con forza, nonostante il mercato dell’arte a Parigi stenti a trovare stabilità. Dal 30 ottobre all’1 novembre, la città si trasforma in un palcoscenico di progetti monografici e incontri che promettono di rinnovare il dialogo tra artisti e pubblico.
Artissima conferma il suo ruolo di riferimento per la ricerca contemporanea senza perdere la propria identità. Le gallerie selezionate si distribuiscono tra Main Section, New Entries, Monologue/Dialogue, Art Editions e le sezioni curate Present Future, Back to the Future e Disegni. Sono ben 66 i progetti monografici che offrono un panorama ampio e approfondito. Già dalla preview si nota una forte presenza internazionale, con un pubblico torinese affiancato da operatori e collezionisti provenienti da tutto il mondo.
Il direttore artistico Luigi Fassi ha scelto come filo conduttore “Fancy: A Flexible, Acrobatic Body”, ispirandosi al pensiero di Martha C. Nussbaum sull’immaginazione come capacità di superare il presente. Un tema che non appesantisce la visita, ma stimola la creatività e la varietà delle proposte. Fassi mette in luce l’attenzione rivolta all’Asia, con gallerie da Tokyo, Seul, Shanghai, Taipei e Kuala Lumpur, frutto di solide relazioni con curatori, galleristi e associazioni locali.
Torna per il secondo anno l’Anonymous Art Project, iniziativa giapponese promossa dall’imprenditore Hiroyuki Maki, dedicata a far conoscere l’arte contemporanea nipponica. Il lavoro sul territorio asiatico e i nuovi rapporti con musei e istituzioni hanno rafforzato la dimensione istituzionale della fiera, da sempre un punto di riferimento non solo per l’Italia. Il 2026 segna anche la fine del mandato quinquennale di Fassi, che però non esclude di continuare alla guida di Artissima.
La linea curatoriale della fiera trova riscontro in espositori pronti a uscire dagli schemi tradizionali e a mettersi in gioco. Non ci sono effetti spettacolari, ma scelte coerenti e decise che rispondono a una domanda di contenuti più solidi e profondi. Nella sezione Back to the Future, Tiziana Di Caro presenta lo stand dedicato a Rosa Panaro, con una ricerca scultorea che unisce materiali industriali, assemblaggi e cartapesta, segnando un risveglio necessario per le gallerie.
Anche Corrado Folinea di Acappella conferma questa tendenza con un solo show di Michele Cesaratto, che mescola pitture, sculture e arazzi, mettendo in luce un’intimità di ricerca aperta a temi universali. Alcuni stand invitano a un coinvolgimento attivo, come quelli di 10 & zero uno e Galleria Umberto Benappi con le opere di Marzio Zorio, dove il suono si trasforma in un vero materiale artistico, un ambito ancora poco esplorato nelle fiere. Chiara Boscolo di 10 & zero uno sottolinea come questa attenzione alla sound art sia un segnale di rinnovata curiosità.
Dep Art, con vent’anni di attività alle spalle, amplia la sua dimensione internazionale puntando su artisti come Pino Pinelli e Imi Knoebel, protagonisti di una pittura che diventa oggetto spaziale contemporaneo. La voglia di apertura e rinnovamento trova in Artissima un terreno fertile.
Le gallerie italiane e straniere portano in fiera lavori che stimolano riflessioni e invitano all’interazione. Raffaella Cortese propone “Quattro Stagioni” di Liliana Moro, un’installazione composta da ombrelloni, sedute e blocchi di cemento che non si limita a essere esposta, ma diventa parte integrante dello spazio, creando un ambiente in cui fermarsi e riflettere. Tra gli artisti presenti spiccano Barbara Bloom, Monica Bonvicini, Silvia Bächli, Maria Lai e altri nomi di spessore.
Per Andrew Reed, alla sua prima volta ad Artissima con la galleria americana, l’evento è “un’occasione per capire la risposta della città e costruire relazioni con il tessuto artistico locale”. Patricia Geyerhahn, artista brasiliano-austriaca residente a New York, è protagonista nello stand con dipinti che indagano temi di identità e memoria.
Tristan Paprocki di Romero Paprocki si presenta in due sezioni diverse, vedendo nell’evento “un’opportunità grazie alla forte presenza internazionale e ai contatti con collezionisti esteri”. Laura Trisorio sottolinea il dinamismo della fiera, con richieste di prezzo e interesse per gli artisti già evidenti nelle prime ore, e un pubblico internazionale che conferma la sua presenza.
In occasione dei quarant’anni della galleria Mazzoleni, Torino ospita una programmazione contemporanea con nuove proposte, tra cui arazzi inediti di Marinella Senatore e opere in vetro e ceramica di giovani artisti. Il legame con il pubblico e la relazione consolidata con i visitatori restano un punto fermo.
Ida Pisani riassume la cautela che caratterizza il mercato in questo momento, ma si mostra convinta della scelta del proprio stand, che riflette fedelmente la sua identità. Questa determinazione nel non semplificare è il filo rosso della preview di Artissima 2026.
Le sezioni curate sono un tassello fondamentale per la qualità culturale della fiera. Ad esempio, Annet Gelink presenta a Disegni le opere di Meiro Koizumi, artista noto anche fuori dall’Oval grazie a una collaborazione con Paola Clerico per Case Chiuse alla Alkimya Gallery. Koizumi, già riconosciuto a livello istituzionale europeo, offre qui una preziosa occasione di approfondimento.
In Back to the Future, Giangi Fonti punta i riflettori su Michel Auder e sulla storica opera Gulf War TV War del 1991, che riporta al centro il rapporto tra conflitto, informazione e rappresentazione. Fonti sottolinea il ruolo culturale di Artissima, chiamata a essere uno spazio di riflessione e ricerca al di là delle logiche di mercato, un luogo dove gli artisti possono andare oltre l’immediatezza.
Queste proposte mostrano come la fiera non voglia limitarsi a quantità o effetti spettacolari, ma preferisca offrire un incontro autentico con ricerche complesse e stimolanti. Artissima sa mettere insieme linguaggi diversi: pittura, scultura, video, suono e arazzi, invitando il pubblico a una fruizione attenta e coinvolgente.
Il tratto più interessante emerso dalla preview è la volontà di portare una complessità rinnovata negli spazi espositivi. Le opere non si propongono come immediate o facili da interpretare, ma chiedono attenzione, pazienza e dialogo. I galleristi dichiarano apertamente la voglia di osare, pur in un mercato ancora incerto e in lenta ripresa.
Questa spinta verso una maggiore profondità si accompagna a una visione di Artissima come piattaforma capace di unire ricerca e internazionalità, qualità e dialogo con il territorio. La fiera cerca un equilibrio tra tradizione e innovazione, tra identità e apertura al nuovo, offrendo un palcoscenico che può aprire nuovi percorsi nel contemporaneo.
La preview ha mostrato questo nuovo passo di Artissima, una fiera che si confronta con le difficoltà di oggi ma guarda avanti con la volontà concreta di costruire un futuro più ricco e stimolante per il mercato e la cultura artistica internazionale.
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