«Non si può capire chi siamo senza sapere da dove veniamo». A Rebeccu, un piccolo paese della provincia di Sassari, queste parole trovano eco nel progetto Grazia Ritrovata. Quest’anno ricorre il centenario del Premio Nobel per la Letteratura assegnato a Grazia Deledda, una donna sarda che ha saputo trasformare le radici in ponti, non in barriere. L’iniziativa, parte della stagione culturale 2026 di Rebeccu Arte, non celebra solo un premio, ma riaccende il dialogo tra la Sardegna e il mondo, tra la memoria e il presente, tra il locale e l’universale.
La Sardegna protagonista nella narrazione di Deledda
Grazia Ritrovata non è solo un omaggio a Deledda, ma un modo per guardare alla Sardegna da un’angolazione diversa. Valeria Orani, direttrice artistica del progetto, guida questa iniziativa culturale che vuole dimostrare come l’isola non sia mai stata un semplice margine. L’opera di Deledda nasce in un territorio isolato, certo, ma ricco di spunti per riflettere sull’identità nazionale e sui profondi cambiamenti sociali e culturali di inizio Novecento. L’obiettivo è ridare valore a questo punto di vista, trasformando la dimensione insulare in uno sguardo capace di mettere in discussione le tradizionali idee di centro e periferia nella cultura e nella letteratura.
Sonita Sarker: identità di genere e migrazione nella Deledda che non ti aspetti
Una delle voci più interessanti del programma è quella di Sonita Sarker, docente emerita di Women’s, Gender, and Sexuality Studies e Letteratura inglese al Macalester College in Minnesota. Sarker, esperta riconosciuta nelle teorie femministe e postcoloniali, ha dedicato importanti studi a Deledda, concentrandosi sul rapporto tra luogo d’origine e costruzione dell’identità. Nel suo saggio “Grazia Deledda: From Island to Continent and Never Back Again”, contenuto nel volume Women Writing Race, Nation, and History: N/native, la Sardegna non è vista come terra lontana o periferica, ma come punto di osservazione per mettere in crisi le definizioni tradizionali di identità e nazione. Le sue analisi aprono la strada a una rilettura fresca, che allarga il discorso a migrazione, genere e appartenenza culturale.
Tradurre il sentimento: un laboratorio per decostruire identità e memorie
Il 28 e 29 ottobre 2026, Sonita Sarker condurrà un laboratorio intitolato Tradurre il sentimento, che si terrà nel cuore del Meilogu. In collaborazione con la drammaturga Nalini Vidoolah Mootoosamy, l’iniziativa invita a un viaggio nelle opere brevi di Grazia Deledda attraverso il prisma della traduzione. Qui, tradurre non è solo passare da una lingua all’altra, ma un atto creativo e interpretativo. Un’occasione per attraversare ricordi individuali e collettivi, intrecciare esperienze personali con temi universali come migrazione e identità di genere. Il laboratorio diventa così un momento di confronto tra lingue, culture e storie diverse, dimostrando il potere trasformativo della parola tradotta.
Da Sassari a New York: convegno e proiezione internazionale
Il viaggio di Grazia Ritrovata si sposta negli Stati Uniti per due appuntamenti di rilievo, il 10 e 11 dicembre 2026 a New York. Il Martin E. Segal Theatre Center del CUNY Graduate Center ospita un convegno dedicato a Grazia Deledda. Un momento per mettere insieme studiosi, accademici e appassionati e discutere i temi chiave della sua opera e del suo lascito letterario. Il giorno seguente, alla Casa Italiana Zerilli-Marimò della New York University, verrà proiettato Quasi Grazia, film diretto da Peter Marcias e prodotto da 369gradi. Questa pellicola arricchisce il discorso culturale del progetto, offrendo uno sguardo contemporaneo sulla vita e l’opera della scrittrice sarda.
Un ponte culturale tra radici locali e sguardi internazionali
Grazia Ritrovata è un dialogo riuscito tra la Sardegna e il mondo, un ponte che unisce comunità locali e ricerca internazionale. Celebrare il centenario del Nobèl di Deledda con conferenze, laboratori e proiezioni in Italia e all’estero mette al centro temi come identità, memoria e libertà di appartenenza. Il progetto rovescia l’immagine della Sardegna come periferia, trasformandola in un osservatorio vivo e innovativo per riflettere su questioni culturali attuali. Un passaggio importante per aggiornare il modo di leggere la letteratura isolana e inserirla nel dibattito globale sulle identità culturali di oggi.
