Napoli è un mosaico fragile, sembra sussurrare Andrea Fogli tra i disegni e le installazioni che affollano le sale del Museo e Real Bosco di Capodimonte. Non è una mostra qualunque: è un invito a rallentare, a lasciare alle spalle la frenesia di un mondo che corre troppo veloce e riduce l’arte a un prodotto da consumare in fretta. Fogli si prende il tempo per scavare nei segreti della città, tra memorie antiche e simboli sacri, ma senza mai cadere nel cliché. Atlas Partenope, allestita al secondo piano, si muove con passo incerto tra dolcezza e inquietudine, sostenuta da una tecnica precisa e da materiali insoliti che sfidano lo sguardo e stimolano il pensiero. Una Napoli molteplice, sospesa tra passato e presente, che si svela lentamente, senza fretta.
Arte e potere: un dialogo che attraversa i secoli
Non è certo una novità che l’arte abbia sempre convissuto con logiche di potere ed economia. Da sempre, le opere più famose nascono dietro la spinta di committenti influenti, siano essi monarchi o chiese, che ne dettano forma e contenuti. Ma ciò che rende unico il lavoro di Andrea Fogli è come riprende questa tensione storica senza scendere a compromessi. La sua arte si inserisce in una tradizione consapevole, tracciandone una sua mappa personale, dove sacro e profano si intrecciano in un paesaggio popolato da simboli alti e popolari. Con Atlas Partenope, Fogli racconta Napoli attraverso molteplici voci: dalle capuzzelle, piccoli teschi votivi, a Pulcinella, dalle primule e ginestre spontanee fino alle Madonne, alle Sfingi, ai femminielli e ai personaggi del presepe napoletano. Questa “galassia” di immagini, come la definisce lo stesso artista, evita volutamente gli stereotipi per restituire un ritratto vivo e complesso della città.
Carboncino e carta da cucina: la tecnica al servizio della caducità
Uno degli aspetti che colpisce di più nella mostra sono i dieci polittici centrali di Atlas Partenope. Andrea Fogli usa il carboncino su carta non convenzionale, spesso carta da alimenti o altri materiali di uso comune, lontani dal tradizionale supporto artistico. Il procedimento ricorda una stampa calcografica, dove la pressione lascia il segno in modo parziale e delicato su superfici porose o oliate. Ne nasce un’opera fragile, che trasmette l’idea di qualcosa di temporaneo, sospeso tra presenza e sparizione. Così, il mezzo scelto diventa parte del messaggio: la caducità non è un difetto, ma un valore poetico che sottolinea l’instabilità e il mutare continuo dell’esistenza. Fogli non cerca una perfezione eterna, ma vuole catturare la realtà nel suo aspetto effimero, come carta bagnata pronta a dissolversi.
Disegni, ripitture e installazioni: un racconto tra sacro e quotidiano
La mostra si sviluppa in tre sale collegate, ognuna con un ruolo preciso nel racconto di Fogli. Al centro ci sono i polittici di Atlas Partenope, che dialogano con una serie di “ripitture”, ovvero reinterpretazioni di santini e cartoline realizzate nell’arco di vent’anni. Questi lavori confermano l’interesse costante dell’artista per la devozione popolare e il suo immaginario. Il percorso si chiude con un’installazione in argilla cruda, materiale semplice e primordiale che richiama la terra e la vulnerabilità. Quest’ultimo spazio è come un punto di arrivo, una riflessione finale che risuona con le opere viste prima. Il filo conduttore dell’intera mostra è proprio questa tensione tra sacro e profano, tradizione e contemporaneità, che si dipana in un Atlante immaginario dedicato a Napoli e alla sua complessità più autentica. Questo progetto è il primo capitolo di un lavoro più ampio, legato ai sette Atlanti che Fogli ha realizzato negli ultimi venticinque anni.
Fino al 2027 nel cuore verde di Capodimonte
Atlas Partenope di Andrea Fogli è visitabile fino al 31 gennaio 2027 al Museo e Real Bosco di Capodimonte, uno spazio storico che aggiunge spessore al messaggio dell’artista. Gli ambienti scelti, al secondo piano della reggia, creano un’atmosfera calma e raccolta, dove le opere si possono osservare con tranquillità, immerse in un contesto che unisce arte, natura e storia. La lunga durata dell’esposizione dà modo di tornare più volte, scoprendo con calma ogni particolare. Con la cura di Vincenzo Stanziola, questa mostra conferma Napoli come città ricca di stimoli culturali e crocevia di riflessioni sul rapporto tra memoria, identità e creatività.
