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Biennale di Sharjah 2027: il presente raccontato dalle curatrici tra arte e memoria globale

Dal 21 gennaio al 13 giugno 2027, Sharjah si trasformerà in un punto d’incontro mondiale per artisti e culture. La 17ª Biennale dell’emirato promette di scavare nelle pieghe del passato, esplorando come esse si riflettano nel presente. Sarà un’esposizione sospesa tra memoria e attualità, dove le storie di emancipazione – spesso lasciate a metà – trovano nuova voce. Angela Harutyunyan e Paula Nascimento, le curatrici chiamate a guidare questo viaggio, vogliono accendere un dialogo non solo tra opere, ma anche con lo spazio stesso che le accoglie. Sharjah diventa così un crocevia vivo, in cui culture e territori si intrecciano in un racconto contemporaneo.

Passato che pesa e infrastrutture invisibili: il cuore della Biennale 2027

Paula Nascimento, co-curatrice, spiega che l’idea della Biennale è nata da incontri con gli artisti e dall’esperienza diretta con Sharjah e le sue architetture. Il punto di partenza è “sedimenti”: non semplici echi, ma tracce vive di storie, violenze cicliche e battaglie sociali ancora aperte, che continuano a influenzare il presente. Per lei, “infrastruttura” non significa solo edifici o spazi visibili, ma anche reti intangibili, flussi, relazioni e interazioni tra specie diverse. È su questo terreno che l’arte si muove, creando nuovi significati.

Così le opere non sono solo oggetti da vedere, ma strumenti che plasmano e trasformano spazi e possibilità. La Biennale si configura come un processo aperto, un luogo di scambio continuo tra artisti, curatori e pubblico. Nascimento descrive le due mostre — curate insieme ad Harutyunyan — come una danza fatta di momenti di accordo e scontro, che alimentano un confronto vivo e molteplice.

Artisti scelti per aprire finestre sul presente

La selezione degli artisti ruota intorno alla capacità delle loro opere di dialogare con il tema dell’infrastruttura e delle tracce del passato nel presente. Paula Nascimento ha puntato su creatori che spesso lavorano con un forte contenuto pedagogico, senza però scivolare nella lezione accademica, valorizzando così il ruolo formativo dell’arte contemporanea.

Tra i nomi ci sono collaborazioni di lunga data e nuove scoperte, con una forte attenzione alle realtà dell’Africa lusofona e delle sue diaspore, zone di interesse personale per la curatrice. Ma lo sguardo rimane aperto e internazionale. La Biennale mette fianco a fianco artisti affermati e giovani emergenti, alcuni dei quali presentano lavori inediti commissionati per l’occasione.

Questo mosaico di voci assicura un confronto serrato fra linguaggi e sensibilità diverse, confermando la Biennale come spazio aperto alle tante forme dell’arte contemporanea.

Donne protagoniste e istituzioni radicate

Angela Harutyunyan, l’altra curatrice, mette in luce il ruolo centrale del team femminile della Sharjah Art Foundation. Un gruppo di professioniste che ha saputo coniugare valori locali e orizzonti internazionali con grande competenza e sensibilità. La maggioranza delle figure chiave dell’istituzione è composta da donne che lavorano con autonomia e responsabilità, in un’organizzazione solida e ben radicata da decenni.

Il loro impegno si estende dalla cultura materiale a quella immateriale, abbracciando un concetto di patrimonio che interessa tanto le élite quanto le comunità popolari. Harutyunyan sottolinea come questa capacità di equilibrio aiuti Sharjah a muoversi con prudenza nel complicato contesto geopolitico della regione, rendendo l’emirato un nodo culturale strategico.

Curare fra rigore e ascolto

Con un forte background accademico, Angela Harutyunyan porta alla Biennale un metodo rigoroso, ma mai rigido. La narrazione curatoriale si regge su solide basi e riferimenti, senza perdere di vista la particolarità di ogni opera. Per lei, ogni lavoro ha una sua “voce” da ascoltare con attenzione: dalla genesi alla materialità, dalle intenzioni agli effetti sul pubblico.

Questa sensibilità si traduce in un progetto che vuole fare della Biennale anche un’occasione di apprendimento per le comunità locali. Attraverso programmi didattici e workshop si cerca di coinvolgere un pubblico più ampio, avvicinando l’arte contemporanea ai valori e alle esigenze del territorio.

Un archivio vivo per il futuro di Sharjah

Le curatrici guardano oltre l’edizione del 2027, con l’idea di lasciare a Sharjah un archivio storico del presente, uno strumento prezioso per chi studierà e vivrà il futuro. Harutyunyan ricorda come le opere siano sempre lette dentro contesti storici e sociali più ampi e come la mostra debba diventare un punto di riferimento per capire il nostro tempo.

Paula Nascimento vede nella Biennale anche un’opportunità per dare visibilità a artisti del Sud globale, spesso trascurati sulla scena internazionale. Vuole stimolare legami tra Sharjah e istituzioni come la Global Studies University e l’Africa Institute, rafforzando i ponti fra Africa e Medio Oriente.

Così, la Biennale si fa crocevia di idee e speranze, dove cultura e memoria si intrecciano per costruire nuovi orizzonti condivisi.

Sharjah oggi: un emirato tra radici e calma meditativa

L’atmosfera che si respira a Sharjah emerge chiara dalle parole delle curatrici. Per Harutyunyan, la Sharjah Art Foundation e le istituzioni locali si distinguono per la cura nel proteggere e valorizzare il patrimonio culturale, sia materiale sia immateriale. Sanno mantenere un delicato equilibrio tra tradizioni locali e un pubblico globale, un aspetto fondamentale in una regione dal tessuto geopolitico complesso.

Nascimento invece racconta un ambiente pacato, scandito da un ritmo lento e meditativo, che ha colpito chi arriva da città di mare e vive un legame stretto con l’acqua. Questa quiete, unita alla presenza discreta del deserto, conferisce a Sharjah un carattere unico, fatto di accoglienza e autenticità.

Con questo spirito, Sharjah si prepara a ospitare un evento culturale capace di unire storie, arte e territori in un progetto globale ma profondamente ancorato al suo contesto.

Redazione

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