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Adelisa Selimbašić e la Rinascita della Pittura Italiana: Intervista Esclusiva dalla Frontiera dell’Arte Contemporanea

Redazione 23 Ottobre 2026

Adelisa Selimbašić, nata a Karlsruhe nel 1996, ha scelto la pittura come lingua per raccontare il presente. Non si limita a riprendere la tradizione italiana; la sfida è ben più complessa. Il suo lavoro si costruisce attorno a corpo, luce e identità, intrecciati come fili che danno forma a emozioni sfuggenti. Niente digitale, niente artificiale: ogni tela è un laboratorio concreto, dove figure e sentimenti si mescolano, si confondono, si mostrano nella loro ambiguità. La sua arte parla di libertà, ma lo fa senza urlare, lasciando che sia lo spettatore a trovare la propria voce.

Corpo, luce e colore: la scultura prende vita sulla tela

Per Adelisa il corpo è come una superficie che la luce modella, quasi scolpita nel piano bidimensionale della tela. La sua pittura si concentra sulle forme, ma lo fa dissolvendo i contorni tradizionali in ampie macchie di colore che attenuano i dettagli figurativi. Ne esce fuori un corpo astratto, che non racconta una storia ma è protagonista di se stesso. Si libera, diventa materia visiva viva, sospesa tra realtà e astrazione.

Il colore si comporta come un fluido, una materia che crea profondità e tensione luminosa. Qui la luce non definisce solo i volumi, ma diventa un mezzo per raccontare. La composizione sposta lo sguardo verso i margini della tela, lontano dal centro classico, per dare freschezza e movimento allo spazio pittorico, aumentando il senso di mistero e ambiguità.

Da dove viene e dove va: una passione nutrita da continui spostamenti

La passione per la pittura è nata quasi per caso, come una folgorazione, e da allora Adelisa non si è più fermata: «Potrei dipingere per ore senza sentire il bisogno di smettere», racconta. La sua formazione e i continui spostamenti tra città e culture diverse hanno rappresentato per lei una miniera di stimoli e nuovi punti di vista. Ogni luogo vissuto ha portato qualcosa di nuovo, cambiando aspettative e ridefinendo il suo modo di fare arte.

Questa apertura al confronto culturale è uno degli aspetti più forti del suo lavoro. Adelisa non si chiude in una pratica isolata, ma si lascia attraversare da realtà sociali e culturali diverse, facendo sedimentare queste esperienze nelle sue immagini. L’arte diventa così uno specchio e un filtro, capace di elaborare visioni multiple.

Libertà, innocenza e identità: le grandi domande di Selimbašić

I temi che affronta sono legati a questioni sociali e culturali molto attuali. Il nudo nelle sue tele non ha nulla di voyeuristico o giudicante: è piuttosto un simbolo di libertà e innocenza. La sessualità viene mostrata senza filtri o etichette rigide, in un clima di apertura e non classificazione.

L’ambiguità diventa un mezzo per sfuggire alle definizioni rigide e alle categorie imposte dalla società, mettendo in luce un’identità che è fluida e complessa. Con le sue tele, l’artista invita a superare i confini binari e a sviluppare empatia, cercando un dialogo più ampio tra esperienza personale e dimensione collettiva.

Tra passato e presente: un mestiere che guarda avanti senza dimenticare le radici

Il richiamo a maestri come Michelangelo, Caravaggio e Artemisia Gentileschi, ma anche a figure contemporanee come Marlene Dumas o Miriam Cahn, mostra le sue radici profonde e la voglia di dialogare con la storia dell’arte. Selimbašić unisce la tecnica tradizionale a un immaginario che si confronta con la società di oggi.

L’influenza del contesto sociale, culturale e politico del 2026 è evidente nei suoi soggetti e nei significati che attribuisce all’arte. Per lei la pittura è uno spazio di libertà creativa, dove si può giocare con la luce, il segno e il formato, a partire dalla scelta dell’immagine iniziale, che è la vera partenza di ogni opera.

Dall’intimo al collettivo: la pittura come esperienza che parla a tutti

Il processo creativo di Adelisa parte spesso da una percezione personale, da uno sguardo intimo che però si apre all’altro e alla società. Le sue opere nascono da esperienze vissute ma si caricano di un senso universale, raccontando le dinamiche di etichettatura sociale con l’obiettivo di promuovere una visione inclusiva.

Non è un percorso lineare, ma un dialogo continuo, in cui l’artista mette al centro la forza del proprio sentire per creare immagini che possano raggiungere un pubblico più ampio. Lo spazio per il corpo e per un’identità fluida diventano così punti di confronto che spingono a riflettere su come percepiamo noi stessi e gli altri nel mondo di oggi.

Il momento della scelta e il traguardo: quando un quadro è finito?

Per Adelisa, scegliere l’immagine da rappresentare è fondamentale perché da lì dipende tutto il resto: il supporto, la composizione, l’atmosfera, il colore. È un momento decisivo, l’avvio di un processo che poi segue una sua strada mentre l’opera prende forma.

Quando si capisce che un quadro è finito? Lei si affida all’istinto: sente dentro quando l’opera è completa. Andare oltre quella soglia rischierebbe di rompere un equilibrio delicato. Dipingere resta così un lavoro di dedizione costante, ma anche di ascolto attento del proprio percorso creativo.

La pittura nel 2026: una passione che resiste e si confronta con il collettivo

Nel panorama artistico di oggi, dedicarsi alla pittura resta per Selimbašić un impegno profondo e centrale. Nonostante l’esplosione di nuovi media e tecnologie, la pittura conserva una sua forza e un valore unico.

In mostre collettive come Ensemble, le sue opere trovano nuovi significati. Il dialogo con altre creazioni cambia la lettura e fa emergere sfumature che da sole passerebbero inosservate. L’incontro tra le opere crea una lettura più ricca, dinamica e stimolante. È questo confronto collettivo che oggi dà senso e valore all’arte contemporanea in Italia.

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