Parigi, sabato 24 ottobre: tra le luci scintillanti delle gallerie e le strade invase da manifestanti, l’atmosfera si fa tesa. Art Basel Paris, una delle fiere d’arte più importanti al mondo, rischia di trasformarsi in un campo di battaglia. Il Grand Palais, con le sue porte aperte ai visitatori, convive con un’ondata di proteste pronte a esplodere proprio nel cuore dell’evento. La città, già segnata da giorni di agitazioni, si prepara a una giornata che potrebbe cambiare il volto della rassegna artistica.
La quinta edizione di Art Basel Paris si svolge in un momento delicatissimo. Dal 23 al 25 ottobre, 211 gallerie da 41 paesi si sono ritrovate nella capitale francese per una delle esposizioni più importanti dell’anno, guidata per la prima volta da Karim Crippa. Ma l’aria è tesa. Già il 17 ottobre le proteste avevano costretto il Grand Palais a chiudere temporaneamente, interrompendo l’allestimento.
Le prime due giornate di anteprima hanno mostrato un mercato ancora vivace: opere di Lucio Fontana, Gerhard Richter e Julie Mehretu hanno raggiunto cifre a sette zeri, con un Modigliani esposto a oltre 100 milioni di dollari. Un segnale chiaro che, nonostante tutto, il mercato dell’arte continua a muoversi. Però il vero timore è per il weekend, quando la tensione sociale potrebbe esplodere.
Anche il programma pubblico è stato toccato. L’installazione “L’Élévation des Mondes” di Alicja Kwade, alta più di quattro metri e collocata in Avenue Winston Churchill vicino al Grand Palais, è stata rimossa in anticipo per paura di danni. L’artista stessa ha manifestato preoccupazione, preferendo smantellare l’opera due giorni prima del previsto.
La mobilitazione di sabato 24 ottobre tiene tutti con il fiato sospeso. I gilet gialli hanno annunciato un corteo da Place de la Bastille fino a Opéra, mentre sindacati e studenti si uniscono alle proteste. Le manifestazioni del 17 ottobre avevano già messo in scena un mix di contestazioni contro il caro vita, scioperi studenteschi e richiami dei Gilet gialli, con episodi di violenza e scontri con la polizia, oltre a saccheggi.
Il Ministero dell’Interno ha messo in campo un dispositivo di sicurezza rafforzato, con più agenti, barriere antisfondamento e controlli serrati soprattutto intorno al Grand Palais, zona particolarmente sensibile. La Prefettura ha già chiuso temporaneamente il palazzo durante le proteste precedenti e ora lavora fianco a fianco con gli organizzatori per mantenere aperta la fiera nei giorni più difficili.
A complicare ulteriormente le cose ci pensa il Collettivo Pillage, noto per le sue critiche radicali al rapporto tra economia, arte e politica. Nel loro appello hanno scelto proprio il Grand Palais come luogo della protesta “Saccheggio di classe”, prevista per il pomeriggio del 24 ottobre.
Il gruppo accusa in particolare “Lupa Systems”, fondo guidato da James Murdoch, che controlla Art Basel e investe sia nel settore armamenti sia nel mercato dell’arte. Nel loro comunicato, attaccano le grandi ricchezze transnazionali che alimentano il mercato del lusso artistico, definito uno strumento per mantenere un sistema imperialista responsabile di gravi violazioni in vari conflitti internazionali.
Va però detto che alcune affermazioni sulle agevolazioni fiscali per l’acquisto di opere non corrispondono esattamente alla legge francese. Esiste una deduzione per opere originali di artisti viventi, ma regolata da limiti precisi che non coincidono con le cifre citate dal collettivo. Questa precisazione non smorza però la durezza delle critiche al mondo dell’arte, inserito in uno scontro politico e sociale più ampio.
Davanti alle minacce e ai rischi, gli organizzatori di Art Basel hanno adottato misure molto severe per tutelare la manifestazione e i visitatori. Insieme alla polizia e a una società privata di sicurezza, hanno montato barriere antisfondamento intorno al Grand Palais. Il personale di controllo è aumentato, con sorveglianza 24 ore su 24 e regole d’ingresso più rigide per tutti.
Nonostante la tensione e i vincoli, la fiera conferma il programma senza cancellazioni o rinvii ufficiali. Ma resta una sensazione di fragilità, soprattutto per gli eventi collaterali e il programma pubblico, che potrebbero risentire delle proteste. Molti addetti ai lavori seguono con attenzione l’evolversi della situazione, consapevoli che arte e manifestazioni sociali insieme formano un mix difficile da gestire.
Le tensioni non si fermano ad Art Basel. Nelle ultime settimane, diversi eventi in istituzioni di prestigio sono stati sospesi o cancellati. Il Ministero degli Esteri ha rinviato la mostra “Passages. Pas sages” al Quai d’Orsay, il Jeu de Paume ha annullato un vernissage privato, mentre il Louvre è stato chiuso temporaneamente dopo proteste studentesche. Anche l’inaugurazione della mostra su Gina Pane all’École des Beaux-Arts è stata bloccata.
Le proteste hanno toccato direttamente luoghi simbolo della città. Il Monument à la République è stato coperto da uno striscione che denuncia il sacrificio dei giovani, mentre la statua di Marianne è diventata un simbolo di contestazione, con gilet gialli e messaggi forti contro la polizia. Place de la Bastille si è trasformata in un palcoscenico per azioni studentesche, con slogan che riflettono una rivolta dai toni internazionali e giovanili.
Non è solo Parigi a vivere questo clima di tensione. In tutta la Francia si moltiplicano le proteste. Dopo le manifestazioni di ottobre, è già stata annunciata una nuova mobilitazione il 5 novembre, con uno sciopero generale promosso dalla CGT, uno dei principali sindacati. L’obiettivo è coinvolgere il maggior numero di lavoratori per esprimere il malcontento verso le politiche governative e il caro vita.
Questo autunno di agitazione segna anche il mondo della cultura, che si ritrova al centro di uno scontro sociale che va ben oltre le strade di Parigi. Art Basel Paris è diventata così un crocevia dove la bellezza delle opere si incrocia con il disagio sociale, un evento che più che una semplice fiera d’arte si trasforma in una sfida politica e culturale.
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