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Parigi sotto pressione: proteste del 24 ottobre minacciano Art Basel e la settimana dell’arte

Redazione 22 Ottobre 2026

Sabato 24 ottobre, Parigi è un campo di tensioni appena sotto la superficie. La città, da sempre culla dell’arte e della cultura, si prepara ad accogliere Art Basel Paris al Grand Palais, ma fuori dai padiglioni la situazione è tutt’altro che tranquilla. Proteste infuocate attraversano le strade, scuotendo l’intera Francia e mettendo a dura prova la sicurezza dell’evento. Alcune opere sono state spostate in anticipo, gli agenti vigilano con attenzione, eppure la fiera, nonostante le minacce, continua a battere il suo ritmo. Parigi, insomma, non si ferma, nemmeno quando è in fibrillazione.

Art Basel Paris: un mercato dell’arte che vola alto nonostante l’incertezza

La quinta edizione di Art Basel Paris, guidata quest’anno da Karim Crippa, ha radunato 211 gallerie da 41 Paesi. Dal 23 al 25 ottobre, il Grand Palais ospita un evento che rappresenta uno dei momenti più importanti per il mercato dell’arte contemporanea. Dopo le anteprime dal 20 al 22 ottobre, si apre una finestra ricca di occasioni per collezionisti e appassionati.

Le vendite nelle preview sono già un segnale positivo: spiccano opere come un Concetto spaziale di Lucio Fontana offerto da Thaddaeus Ropac a 1,8 milioni di euro, e lavori di Gerhard Richter e Georg Baselitz, venduti da Hauser & Wirth a circa 10 milioni di dollari l’uno. Anche White Cube ha concluso accordi per due pezzi di Julie Mehretu, valutati intorno agli 8 milioni ciascuno.

Non mancano i capolavori storici: al centro dell’attenzione il Nu étendu di Modigliani, stimato oltre 100 milioni di dollari. Un evento di portata globale, che resiste nonostante le tensioni politiche e sociali in corso.

Proteste in arrivo il 24 ottobre: il rischio di scontri vicino al Grand Palais

Il 24 ottobre sarà un altro giorno caldo per Parigi e la Francia intera. È previsto l’Atto II delle manifestazioni che da settimane scuotono il Paese. Lo scorso 17 ottobre, le strade delle città principali sono state teatro di scontri e saccheggi, con la capitale nel mirino di episodi di violenza.

Il coordinamento dei gilet gialli ha annunciato ufficialmente un corteo da Place de la Bastille fino all’Opéra, mentre sindacati e studenti hanno già confermato la loro adesione. Le forze dell’ordine si preparano a un massiccio dispiegamento per prevenire disordini, ma la preoccupazione resta alta, soprattutto nelle zone più vicine al Grand Palais.

Già il 17 ottobre, durante l’allestimento di Art Basel, la Prefettura aveva disposto la chiusura temporanea del sito per evitare problemi, ma alla fine non si erano verificati danni e tutto era ripartito regolarmente. Ora però la tensione è palpabile e pesa sull’organizzazione e sugli artisti coinvolti.

Collettivo Pillage annuncia protesta “Saccheggio di classe” proprio davanti al Grand Palais

A gettare benzina sul fuoco è l’appello del Collettivo Pillage, che ha convocato per le 16 del 24 ottobre una manifestazione intitolata “Saccheggio di classe” davanti al Grand Palais. Il gruppo attacca duramente i legami tra il mercato dell’arte, grandi patrimoni e investimenti legati a imperi economici e industriali.

Nel comunicato diffuso online, si punta il dito contro Lupa Systems, fondo d’investimento che detiene la maggioranza della società che organizza Art Basel, presieduto da James Murdoch. Secondo Pillage, Lupa sarebbe coinvolta in investimenti controversi, tra cui Rebellion Defense, con legami stretti al Pentagono.

Nel mirino anche l’evento stesso, accusato di alimentare «imperialismo e potere della borghesia transnazionale», con riferimenti ai conflitti geopolitici come quello in Palestina. Va detto però che alcune affermazioni del comunicato non corrispondono esattamente alle norme fiscali francesi in materia di investimenti in arte, che non prevedono detrazioni automatiche del 60%, ma deduzioni con regole precise.

Sicurezza al massimo e modifiche last minute per proteggere Art Basel

Di fronte a questi segnali di allarme, la sicurezza intorno ad Art Basel Paris è stata rafforzata con barriere antisfondamento, vigilanza continua e controlli più rigidi agli ingressi. L’organizzazione ha lavorato a stretto contatto con la Prefettura di Polizia per garantire lo svolgimento dell’evento.

Alcune scelte preventive sono già state adottate: la grande scultura di Alicja Kwade, L’Élévation des Mondes, alta oltre quattro metri e collocata in Avenue Winston Churchill vicino al Grand Palais, sarà smontata il 23 ottobre, due giorni prima del previsto. L’opera, composta da sfere di pietre e marmi, è stata ritirata per evitare danni durante le manifestazioni.

L’artista ha espresso dispiacere per questa decisione, riconoscendo però il diritto alle proteste e condannando i danni gratuiti che possono derivarne.

Proteste in tutta Parigi: dal Louvre ai monumenti simbolo

Le tensioni non risparmiano altri luoghi simbolo della cultura parigina. Il 15 ottobre il Ministero degli Esteri ha rinviato a data da destinarsi “Passages. Pas sages”, mostra prevista al Quai d’Orsay. Dopo gli scontri del 17 e 18 ottobre, il Jeu de Paume ha cancellato un evento VIP, mentre il 19 un corteo studentesco ha bloccato temporaneamente l’apertura del Louvre.

Nello stesso giorno è stata sospesa anche l’inaugurazione della mostra su Gina Pane all’École des Beaux-Arts, bloccata da manifestanti studenteschi. Non solo musei: i simboli di Parigi sono stati presi di mira.

Il Monument à la République è stato coperto da un drappo bianco con la scritta «Licei trascurati, giovani sacrificati». La statua di Marianne è stata vestita con un gilet giallo a ricordo dei feriti nelle rivolte studentesche del 2026. Le figure di Libertà, Uguaglianza e Fraternità sono state segnate con lacrime nere, mentre giovani manifestanti hanno scalato la Colonna di Luglio a Place de la Bastille, mostrando cartelli contro l’ingiustizia sociale.

Lo sciopero generale del 5 novembre: la protesta non si ferma

La mobilitazione non dà segni di cedimento. La CGT, uno dei principali sindacati francesi, ha già convocato uno sciopero generale per il 5 novembre 2026. Un appuntamento che promette di alzare ancora di più il livello dello scontro, coinvolgendo un numero maggiore di lavoratori e mettendo sotto pressione il governo.

Tra manifestazioni e scioperi, la tensione sociale resta alta, condizionando profondamente la vita culturale e pubblica di Parigi in questo autunno infuocato.

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