Palermo si prepara a rialzare il sipario su una stagione culturale che promette di cambiare le carte in tavola. La Fondazione Sant’Elia, dopo anni di presenza silenziosa, punta ora a farsi sentire forte e chiara, oltre i confini locali. Un rinnovamento ai vertici e un programma che intreccia arte contemporanea, storia e Mediterraneo mostrano chiaramente la direzione: ampliare gli orizzonti, tessere nuove alleanze tra artisti e studiosi, conquistare uno spazio nel panorama internazionale. Il cuore di tutto resta però qui, nella città, tra le mura di Palazzo Sant’Elia e il Loggiato di San Bartolomeo, simboli di un percorso culturale che vuole ripartire da sé stessa per guardare lontano.
Nuova guida per la Fondazione Sant’Elia: si cambia marcia
Il rinnovamento parte dalla governance. Su impulso di Roberto Lagalla, presidente della Città Metropolitana di Palermo e ente che nomina i vertici, è stata confermata una nuova leadership. Dal aprile 2026, a guidare la Fondazione è il presidente Eduardo De Filippis, affiancato dalla direttrice Patrizia Monterosso, manager con un solido bagaglio nel settore culturale e sociale. Monterosso ha alle spalle esperienze importanti, come la guida della Fondazione Federico II e della Fondazione RIV, che le hanno permesso di sviluppare un modello aperto e multidisciplinare, adatto a una programmazione più dinamica.
Nel Consiglio di Amministrazione siedono Angela Fundarò, Danilo Maniscalco, Francesco Bongarrà e Maria Saeli, scelti per lavorare in modo condiviso e sinergico. L’obiettivo è coinvolgere di più gli operatori del settore e aprire un dialogo diretto con il territorio e partner internazionali. Non si tratta solo di cambiare nomi: la Fondazione sta ripensando completamente il suo modo di operare, con un aumento delle iniziative culturali. Vuole diventare uno spazio vivo dove l’arte contemporanea convive con riflessioni sul Mediterraneo.
Da dieci anni un punto di riferimento tra arte, formazione e valorizzazione
Nata nel 2010 su iniziativa della Provincia regionale di Palermo, la Fondazione Sant’Elia ha avuto fin da subito l’obiettivo di fare rete tra cultura e territorio, valorizzando il patrimonio locale con proposte artistiche e culturali. Le sue sedi storiche, Palazzo Sant’Elia e il Loggiato di San Bartolomeo, sono diventate nel tempo luoghi di riferimento per mostre di rilievo nazionale e internazionale.
Dal 2013, questi spazi hanno ospitato soprattutto esposizioni, ma ora il piano è di ampliare l’offerta con ricerca scientifica, formazione e produzione artistica. Tra i progetti in cantiere ci sono residenze per artisti, workshop, tavole rotonde e programmi educativi rivolti a scuole e università. La collaborazione con atenei e accademie di belle arti punta a intrecciare l’esperienza artistica con il sapere accademico, creando così un ecosistema culturale completo e innovativo.
Il Mediterraneo, crocevia di culture e storie, resta il filo conduttore di tutto il lavoro della Fondazione. Il modello curatoriale scelto è interdisciplinare e aperto, per favorire l’incontro tra artisti, curatori e studiosi. Gli eventi non si limitano a mostre ma indagano temi complessi, spesso legati a questioni sociali, storiche e ambientali.
“Ora d’oro”: la mostra che apre la nuova stagione a Palazzo Sant’Elia
La nuova fase della Fondazione si inaugura con la mostra Ora d’oro. Percezioni variabili, in programma a Palazzo Sant’Elia dal 14 novembre 2026 al 15 aprile 2027. L’esposizione riunisce artisti di diversa provenienza e linguaggio, tra cui Mirosław Bałka, Jonas Burgert, Martin Eder, Silvia Giambrone, Ilya ed Emilia Kabakov, Shirin Neshat, Alfredo Pirri, Anselm Reyle e Thomas Schütte.
Il progetto si concentra su un tema cruciale: il rapporto tra realtà e rappresentazione. Affronta questioni attuali come conflitti, instabilità sociale, crisi dei riferimenti condivisi e il ruolo sempre più centrale delle immagini nelle nostre vite. La percezione è vista come qualcosa di fluido e instabile, soggetto a manipolazioni e spettacolarizzazione. Gli artisti chiamati a partecipare esplorano queste tensioni, realizzando opere che dialogano con gli ambienti settecenteschi del palazzo, che diventa così parte integrante del percorso espositivo.
Il comitato curatoriale, formato da Cesare Biasini Selvaggi, Gianluca Collica e la direttrice Monterosso, ha scelto lavori che “invitano a riflettere e stimolano lo spettatore a osservare il presente con occhi critici.”
Palazzo Sant’Elia e Loggiato di San Bartolomeo: due cuori pulsanti del progetto
Il rilancio della Fondazione ruota attorno alle sue sedi storiche. Palazzo Sant’Elia, in via Maqueda a Palermo, è uno degli edifici più importanti della città. La struttura attuale risale alla seconda metà del Settecento, quando l’architetto Giovanbattista Cascione ampliò un edificio precedente risalente al Cinquecento-Seicento, su incarico delle nobili famiglie Celestri e Grimaldi di Santa Croce. Nel tempo il palazzo ha ospitato istituzioni di rilievo come il Senato cittadino e l’Amministrazione delle Ferrovie, oltre a una scuola media nel Novecento.
Acquistato nel 1984 dall’Amministrazione Provinciale e restaurato, dal 2013 è affidato alla Fondazione, che lo ha trasformato in uno spazio dedicato all’arte contemporanea. I suoi ambienti eleganti si prestano a mostre che fondono storia architettonica e progetti artistici di rilievo.
Il Loggiato di San Bartolomeo, in corso Vittorio Emanuele, ha origini ancora più antiche. Faceva parte dell’Ospedale di San Bartolomeo, fondato nel XIII secolo. Nonostante i danni subiti durante i bombardamenti del 1943, la struttura si è conservata. Il loggiato a due ordini, con arcate a tutto sesto e aperture barocche, è stato restaurato e riaperto al pubblico nel 1998. È diventato un luogo di riferimento per l’arte contemporanea, ospitando mostre di artisti come Tano Festa, Renato Mambor e Igor Mitoraj.
Qui si trova anche la scultura monumentale in bronzo Eroe elimo, di Mitoraj, dedicata alla storia mediterranea di Palermo. Dal giugno 2025, la gestione del loggiato è tornata alla Città Metropolitana, che ha avviato un progetto di riqualificazione con fondi PNRR per migliorare accessibilità e fruizione.
Unendo passato e presente, la Fondazione Sant’Elia sta restituendo vita a questi luoghi storici, trasformandoli in poli culturali vitali per l’arte contemporanea nel Mediterraneo.
