Nel cuore di Imola, due artisti danno vita alla ceramica come nessuno prima: Bertozzi & Casoni trasformano un materiale antico in custode di memorie sospese. Le loro sculture non raccontano semplici storie, ma imprigionano attimi sfuggenti, come se il tempo si fermasse all’improvviso. C’è qualcosa di stranamente tangibile nelle forme che creano, un’energia invisibile che parla senza parole. In un mondo che corre, loro scelgono di inchiodare l’apparenza, di far riflettere su ciò che rimane quando tutto sembra svanire. Nel 2026, il Museo Bagatti Valsecchi di Milano accoglierà questo dialogo tra passato e presente, tra memoria e immaginazione contemporanea.
Bertozzi & Casoni sono nati da una sintonia di intenti e passioni che si è tradotta presto in un percorso creativo originale. Giampaolo Bertozzi e Stefano Dal Monte Casoni hanno dato vita a sculture sospese tra materia e idea, trattando la ceramica come un mezzo capace di ribaltare le distinzioni tradizionali: tra prezioso e scarto, natura e artificio, alta cultura e immaginario popolare. La loro ceramica non si limita a essere un oggetto, ma si carica di una doppia tensione tra realtà e finzione, immobilità e cambiamento.
Dopo la morte di Casoni, Bertozzi ha proseguito il lavoro mantenendo la stessa firma, sottolineando così un’idea di continuità che supera la vita degli artisti. L’opera assume una vita propria, muta con i tempi e con le trasformazioni sociali e culturali. L’arte diventa così un esempio concreto di continuità dentro la discontinuità.
Fino al 25 ottobre 2026, il Museo Bagatti Valsecchi ospita la mostra “Eterne e fragili presenze”, un dialogo intenso tra le sculture di Bertozzi & Casoni e gli oggetti antichi di una casa-museo colma di memorie. Il curatore Alberto Mattia Martini, insieme alla Galleria Giovanni Bonelli, mette in luce come gli oggetti storici raccontino un mondo che sfugge, rivelandosi solo attraverso tracce.
Con la loro ceramica, gli artisti danno forma all’irreversibilità del tempo: le sculture riproducono esseri viventi e situazioni sospese tra vita e immobilità. Questo rapporto tra conservazione reale e artificiale apre una riflessione sull’autenticità delle presenze contemporanee, prendendo il passato come metro di giudizio. Se il tempo cancella, la ceramica impone una sopravvivenza che va oltre l’immagine, mettendo in luce la fragilità e la forza dell’esistenza.
Tra le opere in mostra, spicca Enigma, datata 2026, che mette al centro l’ambiguità della percezione e della verità. Un naso enorme, volutamente sproporzionato e ispirato a Pinocchio, trafigge volumi fatti di libri d’arte. L’immagine diventa così simbolo di una menzogna che si insinua nel cuore stesso della conoscenza e dell’autorità culturale.
Il gesto scuote chi guarda, incrinando la fiducia che di solito accompagna la rappresentazione artistica. Resta una domanda aperta: quanto di ciò che chiamiamo vero non è invece una costruzione culturale, un artificio fatto di convenzioni? Il naso, così, si trasforma da parte di un volto fittizio a metafora della fragilità delle immagini e delle istituzioni che le legittimano.
Nel 2018 nasce Cuccia Brillo con setter inglese, un’opera che sorprende unendo due mondi distanti: il consumo e la rappresentazione animale. La scena di una cuccia con il cane, comune e familiare, diventa qualcosa di altro nelle mani di Bertozzi & Casoni, sospesa oltre la routine.
L’allusione pop non è un vezzo, ma serve a mettere a fuoco quanto il nostro rapporto con animali e oggetti sia mediato da immagini e desideri collettivi. La verosimiglianza seduce lo spettatore, ma allo stesso tempo fa emergere l’artificialità della scena, la natura costruita della memoria visiva.
Dove Come Quando, del 2014, mostra una metamorfosi che trasforma corna di cerbiatto in luoghi di fioritura. Qui colore e forma lavorano insieme per raccontare una vitalità sospesa tra crescita e difesa, corpo e natura.
Il cerbiatto non è solo un animale ritratto, ma un simbolo di trasformazione: le corna, segno di forza e protezione, si aprono a una fioritura che racconta un passaggio delicato e quasi inquietante. La scultura oscilla tra immobilità e rigenerazione, incarnando il rapporto ambiguo tra fissità e mutamento biologico.
Nella serie Grottesca spuntano figure sorprendenti, come il volto di una scimmia riprodotto su piatti di uso quotidiano. L’inserimento di un animale in oggetti di uso comune crea un cortocircuito potente che mescola i confini tra umano e animale, ordine e distorsione.
Il grottesco, radicato in una lunga tradizione artistica, diventa qui uno strumento per mettere in discussione la familiarità dell’ambiente domestico. L’oggetto perde la sua funzione abituale e si carica di un significato inquietante: la superficie d’uso si trasforma in una scena d’apparizione che mette in crisi la percezione.
Le opere di Bertozzi & Casoni si confrontano con artisti iperrealisti come Duane Hanson e Ron Mueck, noti per restituire figure quasi tangibili. Ma il duo italiano dà a questa precisione un senso nuovo, interrogandosi sul confine tra ciò che sembra vivo e ciò che è già privo di vita.
Il loro lavoro si concentra sul simulacro, una presenza autonoma che riproduce il reale senza contenerne l’esperienza diretta. Le riflessioni di filosofi come Jean Baudrillard, che esplora il confine tra vero e falso nelle immagini, e Walter Benjamin, che parla dell’impossibilità di duplicare l’autenticità di un evento nel “qui e ora”, aiutano a capire questo scarto.
La ceramica trattiene la forma e la presenza, mentre il momento vitale da cui sembra nata resta lontano e irrecuperabile. In questa tensione si trova la forza e la poesia inquietante delle loro sculture.
Il titolo della mostra milanese riassume il cuore del loro lavoro: la ceramica resiste nel tempo, ma ciò che sembra catturato – vita e movimento – resta inafferrabile. Il cerbiatto fiorito mostra come la fissità plastica possa contenere la promessa di una rinascita, pur rimanendo immobile.
Le opere si muovono su un filo sottile tra la solidità dell’oggetto e la fragilità dell’essere vivente, usando questa polarità come tema centrale. L’arte di Bertozzi & Casoni costruisce un’immagine del tempo che scorre, imprigionandola nella materia per fermare ciò che non tornerà.
Davanti alle loro sculture, lo spettatore sente la vicinanza del reale quasi da toccare, ma subito percepisce la distanza che separa la vita dall’arte, la presenza autentica dalla sua rappresentazione.
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