Il Grand Palais si prepara a riaccendersi: dal 23 al 25 ottobre 2026, Art Basel Paris tornerà a occupare i suoi spazi storici. Non è solo un ritorno, ma un segnale chiaro: l’attenzione del mondo dell’arte si sposta da Londra a Parigi. Sono 211 le gallerie provenienti da 41 paesi, pronte a portare progetti innovativi e visioni fresche. Prima dell’apertura al pubblico, il 21 e 22 ottobre, le anteprime riservate agli addetti ai lavori offriranno un assaggio esclusivo. Collezionisti, curatori e appassionati si preparano a un appuntamento che promette di rinnovare la scena internazionale.
Quando e dove: il cuore di Art Basel Paris 2026
La fiera si terrà nel maestoso Grand Palais, in Avenue Winston Churchill, nel centro di Parigi. La manifestazione sarà aperta al pubblico dal 23 al 25 ottobre, dalle 11 alle 19. Ma già il 21 e 22 ottobre, su invito, si svolgeranno i preview days, pensati per compratori istituzionali, operatori del mercato e giornalisti. Qui si potrà dare un primo sguardo alle opere e tessere relazioni di alto livello.
Il calendario è stato studiato per seguire a ruota la settimana di Frieze a Londra, creando così un percorso fluido tra le grandi fiere d’arte autunnali. Il Grand Palais, con la sua architettura storica e gli spazi ampi, offre la cornice ideale per valorizzare anche le installazioni più imponenti e le idee più innovative.
211 gallerie da 41 paesi: un’offerta senza confini
L’edizione 2026 si presenta con numeri importanti: 211 gallerie da 41 paesi diversi. Al centro c’è la sezione Galeries con 183 espositori, affiancata da Emergence, che dà spazio a 16 talenti emergenti, e Premise, dedicata a 12 progetti di ricerca storico-artistica. Da notare che 32 gallerie partecipano per la prima volta, segno di un mercato in continua espansione.
La componente francese è forte, con 64 gallerie, ma la fiera mantiene un carattere decisamente internazionale. Interessanti sono anche le collaborazioni: 24 gallerie condividono 12 stand, dando vita a dialoghi tra generazioni, stili e pratiche diverse. Temi come identità, memoria e storia si intrecciano così in modo stimolante, offrendo al visitatore molteplici punti di vista sul presente.
Galeries: tra grandi nomi e nuove promesse
La sezione principale spazia dal modernismo all’arte contemporanea più fresca. Accanto a giganti come Gagosian, Hauser & Wirth, David Zwirner, White Cube e Thaddaeus Ropac, fanno il loro debutto undici nuove gallerie, con sei altre che salgono da Emergence.
Tra i pezzi forti, Larkin Erdmann presenta lavori iconici di Marcel Duchamp e Man Ray, come L.H.O.O.Q. e Violon d’Ingres, mentre per la prima volta in quasi cinquant’anni torna sul mercato un dipinto di On Kawara del 1977. Pilar Corrias ospita un trittico monumentale di Christina Quarles che si trasforma durante la fiera, diventando un’installazione dinamica. Carlos/Ishikawa punta invece sui nuovi dipinti di Moka Lee, riflettendo sul ritratto ai tempi del digitale.
Gli stand condivisi, in cui operano 24 gallerie, esplorano temi come memoria, corpo e identità, mettendo in dialogo artisti con background molto diversi tra loro.
L’Italia presente con forza nelle varie sezioni
Numerose gallerie italiane o con base in Italia saranno protagoniste a Art Basel Paris 2026. Nel settore Galeries spiccano Alfonso Artiaco da Napoli, Cardi Gallery e Emanuela Campoli tra Milano e Parigi, Galleria Continua da San Gimignano con sedi internazionali, oltre a Gió Marconi, Galleria Cortese, Franco Noero, Kaufmann Repetto, Laveronica arte contemporanea, Massimodecarlo, P420 e Tornabuoni Art, attive in varie città italiane.
Non mancano poi gallerie italiane affermate all’estero, come Consonni Radziszewski a Milano e il ritorno di Gagosian e Gladstone Gallery a Roma, insieme a Thaddaeus Ropac a Milano e Victoria Miro a Venezia. Tra gli emergenti, da segnalare ermes ermes nella sezione Emergence. L’Italia conferma così un ruolo importante sia nella tradizione sia nella sperimentazione.
Emergence: nuove voci dall’arte internazionale
Emergence si sviluppa lungo i balconi della navata centrale del Grand Palais, con sedici presentazioni monografiche dedicate a giovani artisti da tutto il mondo. Dodici gallerie partecipano per la prima volta, esponendo opere che spaziano dall’installazione alla pittura, dalla scultura ai linguaggi multimediali. Molti lavori sono stati creati appositamente per la fiera.
Tra i progetti più interessanti, Angharad Williams presenta cinque grandi oli con banchi di trote e un video che riflette su desiderio e consumo. Lorenza Longhi, con Oskar Weiss, unisce pittura, serigrafia e PVC, tra riferimenti pop e sorveglianza. Haneyl Choi usa tecniche miste per raccontare trasformazioni del corpo e vulnerabilità.
Geograficamente, Emergence è molto varia, con artisti dall’Europa, Asia, Medio Oriente e Americhe. Da segnalare i lavori fotografici e radiografici di Nat Faulkner e le astratte seduzioni di Thảo Nguyên Phan, che intrecciano temi postcoloniali e riferimenti vietnamiti. Questa sezione è uno specchio della vitalità della ricerca artistica di oggi.
Premise: radici storiche e riflessioni critiche
Premise, ospitata nel Salon Seine, propone dodici progetti focalizzati su indagini storiche e artistici precedenti. Nove partecipanti sono alla loro prima presenza a Art Basel Paris, con opere che vanno dal dadaismo alle avanguardie postbelliche.
Tra i lavori in mostra, Eric Mouchet rilegge il periodo Weimar di Robert Michel , mentre Pavec espone tre tele della serie Sources di Jacqueline Lamba . La galleria Zlotowski presenta studi di Vera Molnár dal 1947 al 1956, fondamentali per capire i primi passi dell’arte algoritmica. Amanda Wilkinson Gallery porta i Black Paintings di Derek Jarman, opere degli anni Ottanta che parlano di memoria e dell’epoca dell’AIDS.
La galleria nigeriana kó mette in luce la Nsukka School con artisti come Uche Okeke, Obiora Udechukwu ed El Anatsui, esplorando legami tra tradizione igbo e arte contemporanea. Premise invita così a una lettura critica e plurale della storia dell’arte, in dialogo con il presente.
Oh La La!: miti e leggende che attraversano la fiera
Oh La La! è uno dei progetti speciali del 2026, curato dall’attrice francese Philippine Leroy-Beaulieu, nota anche per la serie Emily in Paris. Il tema, Myths and Legends, si snoda tra miti classici, narrazioni fondative, memorie ancestrali, metamorfosi e immaginari contemporanei.
Non si tratta di una sezione a sé, ma di un filo che attraversa vari stand e presentazioni, stimolando un dialogo comune tra le opere. Tra gli artisti coinvolti, Nina Childress, Ossip Zadkine, Portia Zvavahera e Philippe Mayaux offrono visioni nuove, mettendo a fuoco il rapporto tra mito e realtà di oggi.
Conversations: incontri e dibattiti al Grand Palais
Il programma Conversations, nell’Auditorium del Grand Palais, propone una serie di incontri con artisti, curatori, direttori di musei e protagonisti del mercato dell’arte. Tutti gli appuntamenti sono a ingresso libero, pensati per offrire spunti e approfondimenti sui temi più caldi del mondo culturale.
Tra gli ospiti attesi, il dialogo tra Simone Fattal e Hans Ulrich Obrist, una conversazione su artisti e collezionisti con Eva Jospin e Laurent Dumas, e un confronto sul futuro delle istituzioni culturali europee tra Laurent Le Bon, direttore del Centre Pompidou, e la giornalista Claire Chazal. Saranno presenti anche Ibrahim Mahama e Zanele Muholi, che riflettono sul ruolo delle istituzioni e sull’uso della fotografia per dare voce a storie marginalizzate.
Public Program: l’arte invade Parigi
Il Public Program porta l’arte contemporanea fuori dal Grand Palais, invadendo la città con sculture, installazioni e video in spazi pubblici e istituzionali. L’iniziativa permette a un pubblico più ampio di avvicinarsi all’arte, coinvolgendo piazze, monumenti e gallerie.
Tra le opere annunciate, la scultura di Tracey Emin al Parvis des Droits de l’Homme, l’installazione video Küba di Kutluğ Ataman alla Chapelle des Petits-Augustins, e i tessuti di Cosima von Bonin al Petit Palais. A Place Clemenceau si potrà ammirare LOVE Wall di Robert Indiana, mentre lungo Avenue Winston Churchill sono previsti lavori di Alicja Kwade, Carmen Herrera, Niki de Saint Phalle e Yinka Shonibare.
Questo programma sottolinea come Art Basel Paris non sia solo affare di mercato, ma un evento che dialoga con la città e la sua gente. Date e luoghi precisi saranno disponibili nel programma ufficiale della fiera.
