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Addio a Mario Pieroni, pioniere dell’arte contemporanea italiana e storico gallerista a 88 anni

Mario Pieroni se n’è andato a 88 anni, lasciando dietro di sé una traccia profonda nell’arte contemporanea italiana. Da Pescara a Roma, ha attraversato decenni di fermento culturale, costruendo una carriera che andava ben oltre il semplice commercio. Per lui, la galleria non era un negozio, ma un laboratorio pulsante di idee e sperimentazioni. Non ha mai voluto piegare l’arte alle regole del mercato, ma l’ha sempre difesa come spazio di ricerca e dialogo. Accanto a lui sono cresciuti artisti, movimenti innovativi e progetti ambiziosi come Zerynthia e la No Man’s Land Foundation, che hanno ridefinito il ruolo stesso della galleria.

Dagli esordi a Pescara fino al cuore di Roma negli anni Settanta

Il viaggio di Pieroni comincia nei primi anni ’70 a Pescara, in una famiglia già attiva nel commercio di arredamento e antiquariato. Nel 1970 dà vita a Il mondo delle idee, un progetto dedicato alla produzione di multipli e oggetti d’artista. Tra i protagonisti ci sono Getulio Alviani e Mario Ceroli, mentre si lavorava anche a riedizioni di opere storiche come quelle di Giacomo Balla, un ponte tra passato e presente. Nel 1975 arriva la svolta con la nascita della Galleria Pieroni, negli spazi suggestivi del Bagno Borbonico a Pescara: un tempo carceri, ora trasformati in luoghi di cultura.

Fin da subito emerge una linea di lavoro particolare, basata sul rapporto diretto con artisti come Luciano Fabro, Mario Merz, Jannis Kounellis e molti altri. Non si trattava di “scuderie” artistiche, ma di una rete di collaborazione fatta di incontri e scambi. Nel 1977 l’incontro con Dora Stiefelmeier segna una svolta personale e professionale. Due anni dopo, insieme, portano la galleria a Roma, in via Panisperna. L’apertura nel 1979, con una collettiva che vede protagonisti De Dominicis, Kounellis e Spalletti, dà il via a un’intensa stagione che durerà fino al 1992, facendo della Galleria Pieroni un punto di riferimento per la scena romana, soprattutto per le ricerche ambientali, concettuali e post-minimali.

Galleria Pieroni: un crocevia dell’Arte Povera e della scena internazionale negli anni Ottanta

Negli anni Ottanta, la Galleria Pieroni si fa notare per l’attenzione al gruppo di artisti legati all’Arte Povera e a quello concettuale. Nomi come Alighiero Boetti, Luciano Fabro, Jannis Kounellis, Mario Merz e Michelangelo Pistoletto sottolineano il peso culturale degli eventi organizzati. Non mancano nemmeno artisti che esplorano linguaggi fuori dai canoni tradizionali, come Carla Accardi e Gerhard Richter, a testimonianza dell’ampiezza dello sguardo curatoriale.

In quegli anni la galleria si apre anche a una nuova generazione e al confronto con la scena europea, ospitando Marco Bagnoli, Bizhan Bassiri, Franz West, Günther Förg, Bertrand Lavier e Jan Vercruysse. Il suo modo di lavorare non seguiva le logiche del mercato, ma puntava a trasformare le mostre in momenti di produzione culturale e sperimentazione. Un approccio che ha lasciato traccia: nel 2025 il MAXXI ha dedicato una mostra al suo archivio, raccontando quasi vent’anni di evoluzione artistica tra Pescara e Roma, tra esposizioni, incontri e documenti.

Dalla galleria alla fondazione: Pieroni cambia pelle

Nel 1992, Pieroni e Stiefelmeier chiudono la galleria. Non è un addio all’arte, ma un cambio di rotta nel modo di lavorare. Il mercato dell’arte, sempre più commerciale, li spinge a cercare nuove strade, meno legate ai classici spazi espositivi e più aperte a progetti multidisciplinari e integrati.

Nasce così Zerynthia – Associazione per l’Arte Contemporanea, chiamata così in onore di una farfalla, simbolo di trasformazione, nome scelto dal figlio poeta Daniele Pieroni. L’associazione si concentra su interventi, mostre e collaborazioni in contesti diversi, mantenendo al centro il rapporto diretto con gli artisti. Seguono RAM – radioartemobile, dedicata al dialogo tra arte contemporanea e suono, e la No Man’s Land Foundation, nata a Loreto Aprutino dall’incontro con l’architetto Yona Friedman e Jean-Baptiste Decavèle. Questa fondazione vuole essere un luogo aperto all’innovazione, un laboratorio tra arte, territorio e ricerca.

Nel 2026, Pieroni resta attivo nella fondazione, confermando il suo impegno per garantire spazi di libertà e partecipazione collettiva. La sua idea è sempre la stessa: l’arte come esperienza condivisa e luogo di scambio, più che semplice prodotto di mercato.

La collezione Pieroni-Stiefelmeier: un archivio costruito sui rapporti umani

La collezione che Pieroni e Stiefelmeier hanno messo insieme nasce soprattutto dai rapporti umani con gli artisti, più che da una strategia di acquisizione. Nel tempo, si è arricchita grazie a collaborazioni e affinità nate in decenni di lavoro insieme. Nel 2026, una selezione importante è stata protagonista della mostra Opere dalla Collezione Pieroni – Stiefelmeier a Villa Pacchiani, a Santa Croce sull’Arno.

Curata da Alessandro Cocchieri, l’esposizione ha raccolto opere di artisti come Carla Accardi, Vito Acconci, Mirosław Bałka, Jannis Kounellis, Joseph Kosuth, Sol LeWitt, Giulio Paolini ed Ettore Spalletti. La mostra ha messo in evidenza quel legame diretto e la fiducia che hanno trasformato la collezione in un archivio vivo: non solo un insieme di opere, ma un documento della storia dell’arte contemporanea italiana e internazionale.

Pochi mesi prima della sua scomparsa, Pieroni ha donato insieme a Michelangelo Pistoletto due opere alla Fondazione Pescarabruzzo per il percorso permanente del MicHub di Pescara. Un gesto che conferma il suo legame profondo con l’Abruzzo e la volontà di lasciare un’eredità culturale duratura nella città che lo ha visto nascere e crescere artisticamente.

Mario Pieroni se ne va come una figura chiave dell’arte contemporanea, capace di ricoprire tanti ruoli ma sempre fedele a un’idea chiara: il valore di un gallerista sta nell’attenzione agli artisti, nella capacità di scoprire, sostenere e mettere in rete le diverse ricerche creative.

Redazione

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