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A Palermo l’Officina Creativa che Connette Arte e Design con la Scena Francese

Varcare la soglia dell’ex vetreria nel cuore di Palermo è come entrare in un altro mondo. Un laboratorio artistico che, da aprile a ottobre, apre un ponte diretto con la Francia. Al centro di tutto, Ernesto Mistretta: siciliano, architetto e designer digitale, capace di mescolare forme e tecnologie in un linguaggio contemporaneo unico. La mostra negli spazi di Officina in via Cluverio chiude un percorso in tre atti, mettendo a confronto le sue creazioni digitali con le opere materiche e stratificate di Antonina Maj, giovane artista polacca. È un dialogo fatto di sculture e pixel, di materia e schermi, che trasforma lo spazio in un incontro vibrante tra forma e sostanza.

Ernesto Mistretta: il digitale che diventa architettura e poesia

Ernesto Mistretta, nato a Marsala nel 1976, si distingue per un uso originale dei software architettonici come AutoCAD, con cui crea immagini basate sull’astrazione del pixel. Ogni dettaglio viene ripetuto, modulato, sovrapposto in trasparenze che danno vita a strutture visive sospese tra rigore architettonico e fantasia. La sua formazione da architetto, maturata nello studio parigino di Jean Nouvel, si vede nella precisione geometrica delle sue opere, ma senza mai perdere quel legame profondo con la Sicilia. Dopo un’esperienza professionale in Asia, Mistretta ha affinato la capacità di sintetizzare lo spazio in un linguaggio minimalista e meditativo.

Nel suo lavoro il pixel non è solo un elemento visivo, ma diventa una soglia da superare: lo spettatore è invitato ad avvicinarsi per scoprire le sfumature e la scomposizione interna delle immagini. Il paesaggio siciliano si trasforma in astrazione: vento, mare, luce diventano scenari sfuggenti dove ninfee, skyline e visioni oniriche si intrecciano. Il gioco con superfici riflettenti amplia la percezione, coinvolgendo chi guarda in un cortocircuito tra spazio reale e mentale. È un invito a riflettere sull’ambiente che ci circonda, filtrato attraverso un digitale che pulsa di vita mediterranea.

Antonina Maj: la materia che racconta il tempo e la memoria

Antonina Maj, artista polacca nata nel 2003 e formata all’École Nationale Supérieure des Beaux-Arts di Parigi, propone una ricerca che sembra andare in direzione opposta, ma che dialoga perfettamente con quella di Mistretta. Partendo dalla materia stessa dei luoghi, Maj scava nella memoria e nelle tracce che il tempo lascia sulle superfici. Con la tecnica del frottage, che consiste nel trasferire colori dalle pareti alle tele strofinandole, cattura impronte irregolari e complesse, nate dal contatto con drappi e texture. Questo metodo, erede del surrealismo di Max Ernst, non è solo un gesto pittorico, ma un vero scavo visivo che svela le stratificazioni nascoste dietro ogni muro.

Il lavoro di Maj affonda le radici nell’indagine delle superfici come depositi di memoria e trauma, in un dialogo ideale con artisti come Gordon Matta-Clark e Simon Hantaï. Le sue tele si trasformano in archivi materici, dove l’architettura lascia la sua impronta fatta di pieghe e solchi. Opere come il dittico del 2025, realizzato con olio su tela, mostrano questa tensione tra corpo, spazio e tempo, evocando la fragilità e il continuo cambiamento delle strutture architettoniche. Le superfici di Maj trovano un equilibrio sottile tra passato e presente, forma e dissoluzione, aprendo nuovi scenari per lo sguardo di chi osserva.

«Tratto d’unione»: quando digitale e materia si incontrano in via Cluverio

La mostra Tratto d’unione, in corso negli spazi di Officina a Palermo fino al 31 ottobre, chiude la rassegna Architexture. Qui si confrontano il rigore digitale di Mistretta e l’indagine materica di Maj. Entrambi cercano di ridefinire lo spazio, ma con linguaggi agli antipodi: da un lato la pulizia e l’essenzialità del progetto digitale, dall’altro la forza evocativa delle tracce fisiche cariche di memoria.

Questa fusione dà vita a un territorio artistico in cui la percezione dello spazio si sposta verso territori ancora poco esplorati. Il contrasto tra la precisione formale e l’intensità materica diventa un terreno fertile per un dialogo che supera i confini delle discipline. Non si tratta solo di guardare, ma di sentire lo spazio, cambiando il modo di vedere i luoghi intorno a noi.

Il vernissage, animato da una performance dell’artista Gabrielle Levie per il secondo anniversario della galleria, ha confermato Officina come un punto di riferimento per l’incontro tra scena contemporanea italiana e francese. Il lavoro di Mistretta e Maj dimostra come Palermo possa essere un crocevia di ricerche artistiche innovative, fatte di scambi, incontri e sfide che guardano oltre i confini nazionali.

Redazione

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