A Roma, dove il passato spesso scompare sotto strati di cemento e asfalto, capita qualcosa di raro. In via delle Mantellate 14/B, lo studio che un tempo ospitava Mario Schifano continua a vivere, ma non come un museo silenzioso. Oggi, Capitolium Art – una casa d’aste nata a Brescia – ha scelto di trasformare questo spazio in un crocevia tra commercio e cultura. Non si tratta solo di vendere opere, ma di farle parlare, far riflettere chi le guarda. La mostra dedicata a Giuseppe Uncini è proprio questo: un invito a scoprire una scultura italiana complessa, troppo spesso dimenticata dietro i grandi nomi del dopoguerra.
Capitolium Art: da studio di Schifano a laboratorio culturale
Nata a Brescia come casa d’aste, Capitolium Art si è allargata a Roma nel 2023 con una missione chiara: unire il mercato a una programmazione culturale seria. La scelta dello spazio è stata quasi naturale. Prendere possesso dello studio di Mario Schifano, in una città che è il cuore pulsante dell’arte italiana, è un segno simbolico forte. Ma la sede romana non si limita a gestire compravendite. Vuole riannodare i fili della memoria storica, culturale e sociale spesso smarriti nel giro d’affari. Da qui è partito un ciclo di mostre dedicate alla scultura italiana del secondo dopoguerra, cominciato con Leoncillo e proseguito con Ettore Colla.
La trasformazione degli ambienti ha permesso di creare un archivio e una programmazione che puntano sulla ricerca storica, lontano dal mero spettacolo. Il progetto vuole restituire spessore a figure chiave del Novecento, sfuggendo a letture semplicistiche basate solo sul valore commerciale o sulle mode passeggere. Nel centro di Roma si costruisce così un percorso che invita a guardare alla scultura come a una testimonianza viva di una trasformazione estetica e concettuale. È in questo contesto che prende corpo la mostra su Giuseppe Uncini, artista che incarna molte delle tensioni e innovazioni di un’epoca cruciale per l’arte italiana e internazionale.
Giuseppe Uncini: quando la materia parla più della forma
Giuseppe Uncini si affermò nel clima postbellico e negli anni Cinquanta, quando l’Informale dominava ma stava già mostrando i suoi limiti. Il gesto libero, una volta spontaneo, sembrava incamminarsi verso uno schema ripetitivo e svuotato di forza espressiva. Uncini ha scelto un’altra strada. Ha abbandonato la retorica dell’immediatezza per concentrarsi su una costruzione rigorosa, fatta di materia concreta e forme precise, capace di vivere di vita propria, svincolata dalla gestualità e soggettività dell’artista.
Tra le sue opere più significative ci sono i Cementarmati, iniziati nel 1961, che rovesciano un’idea consolidata. Nell’edilizia, il ferro è nascosto nel cemento per dare solidità. Uncini invece lo lascia a vista, lo fa emergere dalla massa cementizia, esaltandone la funzione strutturale e il valore estetico. Il cemento resta se stesso: pesante, poroso, segnato dal processo di lavorazione, senza alcuna finzione o imitazione di altri materiali. La scultura diventa un organismo autonomo, che prende dall’architettura gli strumenti ma ne svuota la funzione tecnica, trasformandoli in pura forma e esperienza visiva.
Con il tempo, il suo lavoro si fa più sottile, esplorando spazio, ombra e vuoto. Elementi apparentemente sfuggenti che Uncini organizza con rigore plastico. L’ombra non è più un semplice effetto della luce, ma parte integrante della scultura, intrecciata con materia e struttura. Questo gioco di pieni e vuoti crea nel pubblico una percezione ambigua, un invito a guardare oltre la superficie. L’umanesimo di Uncini non sta in figure o richiami classici, ma nel metodo preciso e nella fiducia nella ragione come chiave per interpretare la realtà.
Uncini a Roma: tra amicizie, scontri e fermenti culturali negli anni ’50 e ’60
La mostra di Capitolium Art presenta opere significative di Uncini dal 1961 al 2000, accompagnate da un catalogo ricco di contributi importanti. Tra questi spicca “Uncini racconta Uncini”, una raccolta di appunti e interviste curata da Scarlett Matassi che restituisce all’artista la parola. Il racconto offre uno sguardo diretto sui suoi anni di formazione, sulle relazioni e sulle dinamiche della scena romana tra anni Cinquanta e Sessanta.
Emergono così gli aspetti più complessi di un ambiente culturale ricco di incontri ma anche di tensioni. Non mancano i riferimenti a figure come Mario Schifano, con cui Uncini condivise un’intensa amicizia poi interrotta, a testimonianza che la vita artistica non è mai lineare o priva di conflitti. Questi ricordi restituiscono una storia fatta di intrecci, dove la vicinanza fisica non sempre significava accordo ideologico o stilistico. La memoria personale ricostruisce così la storia dell’arte, mostrando quanto collaborazioni e scontri abbiano plasmato le opere.
Capitolium Art: un modello di valorizzazione che guarda oltre il mercato
La mostra, curata da Enrico Mascelloni con il supporto dell’Archivio Uncini, conferma l’impostazione seria e approfondita dell’intero progetto. Qui non si punta a colpire con l’effetto scenografico, ma a invitare a un’esplorazione attenta e a una riflessione profonda. Capitolium Art dimostra che una casa d’aste può diventare un luogo vivo di confronto culturale, capace di mettere in dialogo mercato, ricerca e memoria storica. La selezione delle opere di Uncini, pur senza essere esaustiva, coglie i momenti chiave di un percorso coerente e innovativo nel linguaggio scultoreo italiano.
Il lavoro di Uncini mostra come spesso dietro l’apparenza si nascondano questioni profonde: il cemento, materiale apparentemente semplice e uniforme, si rivela portatore di domande sulla natura dell’arte, sulla materia e sulla percezione. La mostra e il catalogo sottolineano l’importanza di guardare oltre la superficie, scoprendo le strutture che sostengono senza farsi vedere, proprio come fa la scultura stessa. Capitolium Art costruisce così un modello di valorizzazione della storia dell’arte che va oltre il valore commerciale, puntando su rigore, continuità e una lettura attenta delle opere, sempre in dialogo con la loro biografia e il contesto in cui sono nate.
