Quel terremoto del 1980 ha lasciato più di macerie: ha dato vita a una collezione d’arte che ora si trova a un bivio. Alla Reggia di Caserta, l’aria si è fatta subito elettrica dopo l’annuncio della nascita di una commissione tecnica dedicata a Terrae Motus. Non si tratta solo di sistemare quadri e sculture: è una vera e propria riscrittura degli spazi espositivi, un confronto serrato tra il patrimonio contemporaneo e l’imponente architettura settecentesca che lo ospita. Il tempo stringe, le aspettative sono alte, e la sfida è chiara: far dialogare passato e presente senza tradire nessuno dei due mondi.
Chi sono i protagonisti della nuova commissione
La Reggia ha ufficializzato la formazione di un gruppo di esperti di primo piano chiamati a guidare il rilancio di Terrae Motus. A capeggiare la commissione è Gabriele Simongini, storico e critico d’arte con una lunga esperienza nel campo dell’arte contemporanea. Al suo fianco, tre nomi di spicco: Renata Cristina Mazzantini, direttrice della Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma; Angela Tecce, presidente della Fondazione Donnaregina e una delle figure chiave nel riallestimento del 2020; Angelo Crespi, critico d’arte e direttore della Pinacoteca di Brera a Milano.
A supporto del comitato, in qualità di segretario, c’è Cristina Farnetti, referente tecnica del Ministero della Cultura. Il loro compito è ampio: controllare lo stato di conservazione delle oltre settanta opere, stabilire criteri e spazi per un allestimento stabile, e mettere a punto strategie per dare maggiore visibilità internazionale alla collezione. L’obiettivo finale è creare una presenza espositiva che si armonizzi con la storia della Reggia, definendo un’identità forte e coerente per Terrae Motus entro il 30 marzo 2027.
Terrae Motus: un’eredità nata dal terremoto del 1980
La storia di Terrae Motus parte da un evento tragico: il terremoto del 23 novembre 1980, che devastò Campania e Basilicata. Lucio Amelio, gallerista napoletano molto attivo nel collegare Napoli con il mondo dell’arte internazionale, reagì a quella tragedia con un progetto artistico collettivo. Invitò artisti italiani e stranieri a interpretare il trauma attraverso opere capaci di trasformare la tragedia in riflessione culturale.
La collezione crebbe in fretta, arricchendosi di nomi di spessore come Joseph Beuys, Andy Warhol, Michelangelo Pistoletto, Anselm Kiefer, Mimmo Paladino e Keith Haring. Prima di trovare casa definitiva alla Reggia di Caserta, Terrae Motus fece il giro di musei prestigiosi, dal Boston Institute of Contemporary Art al Grand Palais di Parigi. Nel 1993, grazie a un lascito testamentario di Amelio, la collezione entrò stabilmente nella Reggia, mentre nel 2020 si è aperta una nuova fase di riflessione e riallestimento.
Arte contemporanea e ambiente storico: un equilibrio difficile
Terrae Motus è un caso particolare, dove arte contemporanea e patrimonio storico convivono e dialogano. Fin dall’inizio, Amelio volle mettere in relazione le opere del Novecento con gli ambienti storici della Reggia, sfidando la tradizionale divisione tra antico e moderno. Questa scelta ha acceso dibattiti accesi sulla museologia e sulla gestione degli spazi, perché si tratta di trovare un equilibrio tra la monumentalità del palazzo e la forza comunicativa della collezione.
Nel tempo l’allestimento è cambiato più volte: dalla temporanea collocazione nella Grande Galleria nel 2016 al riallestimento del 2020, che ha cercato di tornare all’idea originaria di integrazione. Un passo importante è stata anche l’apertura nel 2024 della Sala Lucio Amelio, dedicata al fondatore e alla storia della collezione. Ora la nuova commissione dovrà trovare soluzioni espositive che durino nel tempo e che sappiano valorizzare sia le opere sia l’architettura della Reggia in modo equilibrato e chiaro.
I nodi da sciogliere e le sfide per il futuro
Con più di settanta capolavori al suo interno, Terrae Motus è un patrimonio artistico di grande valore e personalità. La commissione dovrà stabilire come conservare questa unicità e, magari, prevedere nuove acquisizioni o donazioni per arricchire la collezione. Serve anche un piano per promuoverla all’estero, fondamentale per aumentare il prestigio della Reggia come centro culturale di arte contemporanea e per diffondere il significato profondo della raccolta.
Antonio Tarasco, direttore generale ad interim della Reggia, ha rimarcato l’importanza di dare a Terrae Motus una identità espositiva chiara e ha espresso fiducia nel comitato, giudicato all’altezza sia tecnicamente sia moralmente. “Ora la sfida è lavorare con cura a un progetto che sappia mettere insieme storia, arte contemporanea e fruibilità, in uno dei luoghi più importanti e complessi d’Italia, con un traguardo fissato per marzo 2027.”
