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FarmaCrea 2026: quando l’arte diventa terapia per la salute mentale in Italia

Redazione 10 Ottobre 2026

“Le parole non bastano più.” Quante volte capita di sentirlo, soprattutto quando si parla di salute mentale? Ci sono stati d’animo così complessi da sfuggire a ogni spiegazione semplice, pensieri che si aggrovigliano senza una via d’uscita chiara. L’arte, in questi casi, diventa qualcosa di più di una semplice rappresentazione: è un linguaggio che dà forma al caos interiore, attraverso immagini, suoni, movimenti. Non promette soluzioni, ma apre finestre su mondi interiori spesso invisibili. Lo scorso 5 ottobre, al MACRO di Roma, FarmaCrea 2026 ha trasformato questa idea in realtà, combinando scienza, cura e creatività per raccontare ciò che spesso resta taciuto nella mente.

FarmaCrea: quando arte e salute mentale si incontrano

FarmaCrea è stato un incontro di professionalità e creatività, con al centro il tema del disagio psicologico affrontato in modo integrato. Il titolo, Paesaggi della mente. Il ruolo del farmacista tra disagio sociale e gestione integrata del paziente, mette in luce il legame tra il lavoro del farmacista e la complessità della salute mentale oggi. Le opere esposte non erano solo decorazioni: hanno fatto parte del dialogo sulla fragilità e sulle diverse forme di espressione del malessere emotivo.

La professoressa Liliana Dell’Osso, psichiatra e già presidente della Società Italiana di Psichiatria, ha offerto uno sguardo storico interessante, raccontando il rapporto tra arte e salute mentale prima dell’era dei farmaci. Ha spiegato come da sempre l’uomo usi l’arte per dare voce al proprio mondo interiore e alle difficoltà psicologiche, soprattutto quando le parole non bastano. Così, l’arte diventa uno strumento per esplorare le emozioni e interpretare esperienze complesse.

Immagini che raccontano fragilità e forza

La serata è partita con un video artistico di Claudio Papetti, seguito dalle opere di Daniele Campoli, in arte Statidanymo. Campoli, autodidatta, lavora con grafite e carboncino, mescolando realismo e surrealismo per creare immagini intense e simboliche. Le sue serie ? e Il peso delle ali parlano di fragilità e conflitti interiori attraverso figure enigmatiche. In ? l’uomo comune è appena abbozzato, invitando chi guarda a immedesimarsi in sentimenti di isolamento e incertezza. Il peso delle ali mostra un angelo caduto, metafora delle lotte contro ansia, depressione e ossessioni, ma anche del coraggio di rialzarsi.

Sono state esposte anche fotografie provenienti dall’archivio e dai laboratori della Fondazione Internazionale Don Luigi Di Liegro, che si occupa di percorsi terapeutici con attività espressive rivolte a giovani in difficoltà. Due progetti — Murales di Roma e Le finestre delle case di Roma — hanno mostrato come elementi quotidiani della città possano diventare strumenti di racconto personale. Nel primo, i partecipanti hanno fotografato murales che suscitano emozioni, passando da semplici osservatori a interpreti attivi. Nel secondo, le finestre sono state catturate come simboli di confine e apertura, raccontando stati d’animo e percezioni della città.

Il lato sociale emerge soprattutto nei laboratori collettivi che usano la fotografia per condividere e confrontarsi, trasformando le immagini in occasioni di dialogo tra diversi modi di vedere la realtà.

Black Brain di Michel OZ: un’installazione che parla di mente e caos

Tra le opere più significative di FarmaCrea 2026 c’è Black Brain di Michel OZ, realizzata proprio al museo romano. L’installazione è composta da cinque totem alti due metri, che si possono disporre in vari modi. Con collage e pasting, l’artista raccoglie pezzi di manifesti, scritte e segni urbani, rappresentando il caos della città come metafora della mente. Su queste superfici emergono zone scure, che suggeriscono mistero e incertezza, uno spazio mentale difficile da leggere e controllare.

L’opera mette in evidenza la fragilità degli equilibri psichici e la convivenza di pensieri contrastanti. La caduta, il disorientamento e la paura di perdersi si affiancano alla possibilità di ritrovare la strada. I cinque pilastri di Black Brain dialogano tra loro come se fossero parti di una mente in conflitto, una metafora concreta delle tensioni interiori che tutti affrontiamo.

Un altro contributo importante è arrivato dal progetto Farmacia dell’immaginazione, curato da Benedetta Bianchi. Tre racconti distribuiti agli ospiti hanno fatto da “integratori dell’immaginazione”, invitando a considerare la narrazione come un altro modo per esplorare emozioni nascoste.

L’arte che affianca la cura

Il messaggio che arriva da FarmaCrea 2026 è chiaro: arte e cura possono camminare insieme, senza sovrapporsi. Le opere al MACRO hanno mostrato solo alcune delle tante strade per affrontare il disagio interiore, senza pretendere di dare risposte definitive o diagnosi. Hanno offerto spazi per esprimersi, ascoltarsi e creare relazioni, elementi fondamentali quando le parole non bastano.

La collaborazione con la Fondazione Don Luigi Di Liegro ha portato in luce testimonianze visive nate da percorsi terapeutici, sottolineando il valore della condivisione e della creatività nella cura. Certo, diagnosi e terapie restano fondamentali, ma l’arte può arricchire il sostegno psicologico, offrendo nuovi strumenti per capire se stessi e gli altri.

L’evento ha anche festeggiato i dieci anni di MondoFarmacia, realtà che mette in relazione la professione sanitaria con la cultura e la società. Farmacisti, artisti, operatori sociali e cittadini hanno condiviso un percorso di riflessione profonda sui “paesaggi della mente”, portando alla luce ciò che spesso resta nascosto nella vita di tutti i giorni.

A volte, per capire davvero il disagio mentale, non servono parole grandi, ma un modo diverso di guardare.

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