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Peccioli si trasforma in galleria a cielo aperto: il MACCA accoglie le nuove opere di Marrocco e Corsini

Nel cuore della Toscana, Peccioli si trasforma ancora una volta in una galleria a cielo aperto. Qui, l’arte contemporanea non si nasconde dietro vetrine o pareti bianche: esplode sulle facciate degli edifici, si nasconde tra le vie del borgo, e arriva persino fino all’impianto di smaltimento rifiuti di Legoli. Il MACCA – Museo d’Arte Contemporanea a Cielo Aperto – è una realtà viva, fatta di oltre settanta interventi sparsi per tutto il territorio, un’esperienza che coinvolge chiunque si avventuri nei suoi spazi. E ora, in vista della Giornata del Contemporaneo 2026, Peccioli si prepara ad accogliere due nuove opere, firmate da Franco Marrocco e Vittorio Corsini. Due opere molto diverse tra loro, ma entrambe nate da un dialogo profondo con il paesaggio e il modo in cui lo percepiamo.

MACCA: da “Specie di spazi” a museo a cielo aperto

Il MACCA non è nato per caso. Tutto è cominciato nel 1991 con il progetto Specie di spazi, ispirato al libro di George Perec. Fu in quell’occasione che Rita Selvaggio chiamò gli artisti Vittorio Messina, Vittorio Corsini e Hidetoshi Nagasawa a dialogare con Peccioli, la sua gente e il paesaggio intorno. Qui l’arte pubblica non era solo mettere oggetti nello spazio urbano; era costruire legami profondi, opere che cambiavano la vita quotidiana degli abitanti. Un’idea innovativa per quei tempi, che voleva coinvolgere la comunità e far interagire il pubblico con il territorio.

Da lì nacque il “Cantiere Peccioli”, un laboratorio d’arte che si diffuse rapidamente tra le strade e le campagne del borgo. Le prime grandi installazioni permanenti spuntarono nel centro storico, nelle periferie e nelle frazioni, dai paesaggi insoliti di Ghizzano fino all’anfiteatro naturale di Fonte Mazzola e all’area industriale di Legoli. Oggi, tra opere iconiche e interventi di ampio respiro, la collezione conta più di settanta pezzi. Nel 2022 Comune, Belvedere Spa e Fondazione Peccioliper hanno deciso di mettere ordine in questo patrimonio e di offrirlo ai visitatori come un’esperienza unica, dando vita al MACCA. Il museo a cielo aperto è stato inaugurato nel marzo 2023, un progetto unico in Italia che unisce arte, territorio e comunità in un viaggio culturale da fare a piedi.

MACCA sempre in movimento: nuove opere per un paesaggio che cambia

Il MACCA non si ferma mai, non resta fermo sulle sue opere. La sua forza sta proprio nella continua evoluzione. Gli artisti non si limitano a lasciare un’opera, ma dialogano con Peccioli, aiutando ogni volta a rinnovare l’identità culturale del borgo e l’esperienza di chi lo visita. A marzo 2026, un nuovo murale di Carol Rollo ha colorato via Risorgimento, arricchendo il percorso urbano con un lavoro sull’arte negli spazi pubblici, sostenuto dal Comune e Belvedere Spa. In estate, la scultura in bronzo Flying Horses di Antonio Signorini ha aggiunto un altro pezzo importante al museo diffuso con la sua presenza imponente.

Tra le opere più rappresentative del MACCA ci sono anche lavori che hanno cambiato il volto moderno di Peccioli, come Endless Sunset di Patrick Tuttofuoco: una passerella colorata che si affaccia sulla Valdera e illumina il paesaggio. E poi c’è l’imponente intervento cromatico di David Tremlett sull’impianto di trattamento rifiuti di Legoli: un messaggio forte che unisce arte e ambiente, contaminazione e bellezza. Il museo è così più di un luogo di esposizione: è uno spazio dove si fondono identità e trasformazione, natura e cultura.

Vittorio Corsini: lo sguardo che racconta comunità e percezione

Tra gli artisti più legati al progetto c’è Vittorio Corsini, una presenza costante e un punto di riferimento. Protagonista della prima fase di Specie di spazi nel 1991, Corsini ha continuato a lavorare su temi legati all’individuo, alla comunità e al paesaggio. Una delle sue opere più note è Lo sguardo di Peccioli: un’installazione che raccoglie gli occhi fotografati degli abitanti, disposti su un muro che si affaccia sulla valle. Quel muro diventa una moltitudine di occhi che osservano con attenzione la vita del loro territorio.

Nel 2018 Corsini ha ampliato la sua ricerca con Voci, un progetto che unisce arte e letteratura, con narrazioni sonore realizzate insieme a scrittori come Mauro Covacich e Maurizio de Giovanni. Le installazioni sonore si diffondono tra edifici e chiese, intrecciando racconto e memoria del luogo. Ora, nel 2026, arriva Land: una nuova opera che porta avanti la sua indagine sui confini della percezione. Realizzata in acrilico su alluminio con inserti a LED, Land usa la luce non per illuminare, ma per cambiare il modo di vedere, invitando chi guarda a spingersi oltre la superficie, oltre i limiti immediati. Un invito a uno sguardo più profondo e laterale, che rispecchia lo spirito del MACCA.

Franco Marrocco: la pittura che evoca il bosco tra memoria e materia

Diverso, ma altrettanto intenso, il percorso di Franco Marrocco con la sua opera L’Eco del bosco, Reperti. Realizzata nel 2020, è un lavoro a tecnica mista che mescola pittura e bronzo, esposta nella saletta di Palazzo Pescatori. Marrocco, docente ed ex direttore dell’Accademia di Belle Arti di Brera, porta avanti da anni il ciclo L’eco del bosco, una ricerca sulle stratificazioni di colore che lasciano emergere segni quasi astratti, ma capaci di richiamare la presenza del bosco.

La vegetazione non è mai rappresentata in modo naturalistico: il bosco diventa un’immagine mentale, una costruzione astratta fatta di segni e texture. Nella particolare installazione di Peccioli, un elemento in bronzo esce dalla tela e invade lo spazio del pubblico, rompendo la tradizionale separazione tra opera e spettatore. Quel frammento vegetale fa da ponte tra pittura e realtà, suggerendo che il paesaggio è dentro e fuori, memoria e materia viva. Marrocco ha portato questa serie in luoghi prestigiosi come il MA*GA di Gallarate e la Certosa di Trisulti, confermando la portata internazionale del suo lavoro.

Due visioni del paesaggio che si incontrano nel museo a cielo aperto

Le due nuove opere del MACCA, nate da percorsi molto diversi, si incontrano in un dialogo intenso sullo sguardo e il paesaggio. Marrocco invita a perdersi dentro la superficie, nelle tracce e memorie stratificate che compongono il bosco. Corsini, invece, spinge chi guarda a uscire dall’opera, seguendo fasce luminose che portano lo sguardo oltre i confini immediati, verso ciò che sfugge alla percezione ordinaria.

Questa doppia prospettiva rappresenta bene l’anima di un museo che non è un contenitore, ma un territorio. Il MACCA ci spinge a ripensare il museo non come uno spazio chiuso, ma come un modo nuovo di attraversare e vivere un paesaggio intero. A Peccioli, l’arte contemporanea non si guarda da lontano, ma si vive, si attraversa con occhi nuovi. Il 2026 segna un passo importante in questa direzione, con l’ampliamento di un progetto che continua a riscrivere il rapporto tra arte, spazio e comunità.

Redazione

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