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MACCA di Peccioli si espande: due nuove opere di Marrocco e Corsini arricchiscono il museo a cielo aperto

Redazione 8 Ottobre 2026

A Peccioli, l’arte non sta dietro a una porta chiusa: si respira nell’aria, si incontra a ogni angolo. Dai muri colorati alle piazze, fino ai quartieri meno attesi e persino vicino all’impianto di trattamento rifiuti di Legoli, l’arte contemporanea si fa parte della vita di tutti i giorni. Il MACCA – Museo d’Arte Contemporanea a Cielo Aperto – si arricchisce ora di due nuove opere firmate Franco Marrocco e Vittorio Corsini. Due installazioni che cambiano lo sguardo sul paesaggio, sfidano la percezione, e trasformano ancora una volta questo borgo in un museo senza confini, sempre in movimento.

Da Cantiere Peccioli al MACCA: la nascita di un museo diffuso

La storia di questo museo è strettamente legata alla politica culturale di Peccioli degli ultimi trent’anni. Tutto parte nel 1991 con il progetto Specie di spazi, ideato e curato da Rita Selvaggio. L’obiettivo era superare l’idea tradizionale di arte pubblica, cioè un’opera piazzata nello spazio urbano, per privilegiare invece un confronto con il paesaggio e con chi lo abita. Per questo furono chiamati artisti come Vittorio Messina, Vittorio Corsini e Hidetoshi Nagasawa, con un’attenzione all’impatto sociale e ambientale delle loro installazioni.

Da qui nasce il cosiddetto Cantiere Peccioli, un percorso artistico che si estende dal centro storico alle frazioni e alle aree verdi intorno. Le opere permanenti sono diventate parte integrante del territorio, spaziando dal borgo di Ghizzano all’anfiteatro di Fonte Mazzola, fino al Triangolo Verde di Legoli. Nel 2022 il Comune di Peccioli, insieme a Belvedere Spa e Fondazione Peccioliper, ha deciso di dare a questa collezione una forma museale ben definita, creando il MACCA. Il nome richiama la parola toscana “macca”, che significa “qualcosa in abbondanza”, proprio come questa raccolta vasta e viva. Il museo è stato inaugurato ufficialmente a marzo 2023, dopo una accurata catalogazione e l’organizzazione di percorsi fruibili.

Un museo che cresce: nuove opere per un’esperienza in continua evoluzione

Il MACCA non è un insieme di opere fermo nel tempo. Al contrario, si arricchisce e si trasforma, integrando nuove creazioni che spesso dialogano con quelle già presenti e con gli spazi urbani. Nel marzo 2026 è stato aggiunto un murale di Carol Rollo in via Risorgimento, realizzato grazie alla collaborazione tra Comune e Belvedere Spa. Nella stessa estate è stata inaugurata “Flying Horses” di Antonio Signorini, una scultura monumentale in bronzo che amplia ancora di più il patrimonio artistico diffuso sul territorio.

Tra le opere più iconiche del museo ci sono quelle che hanno segnato il volto contemporaneo di Peccioli: per esempio, “Endless Sunset” di Patrick Tuttofuoco, una passerella coloratissima che domina la Valdera, e le grandi superfici dipinte da David Tremlett sull’impianto di smaltimento rifiuti di Legoli. Questi interventi confermano che il MACCA è un museo senza mura, che accompagna chi lo visita in un’esperienza dove natura, architettura e arte contemporanea si intrecciano.

Vittorio Corsini e il ritorno con Land: uno sguardo oltre la percezione

Vittorio Corsini è una figura storica per Peccioli: ha iniziato la sua collaborazione già nel 1991 con Specie di spazi, indagando da sempre il rapporto tra individuo, spazio e identità collettiva. Tra le sue opere più note c’è “Lo sguardo di Peccioli”, un’installazione in via Borgherucci composta da fotografie degli occhi degli abitanti fissate su una parete che guarda la valle. Quel muro diventa una moltitudine di sguardi che osserva e protegge il territorio.

Nel 2018 Corsini ha realizzato “Voci”, un progetto artistico-letterario con scrittori contemporanei, che ha portato a installazioni sonore nelle piazze, chiese e case di Peccioli e delle sue frazioni. Nel 2026 è arrivata “Land”, un’opera luminosa fatta con acrilico su alluminio e led, collocata sotto il loggiato del MACCA. Qui luci e colori frammentano la percezione, invitando chi guarda a non fermarsi alla superficie ma a esplorare i confini visivi e temporali, spingendo lo sguardo oltre ciò che si vede a prima vista. Un lavoro che riflette una ricerca personale che Corsini porta avanti dagli anni Ottanta, allargando la riflessione sulla percezione umana e il rapporto con l’ambiente.

Franco Marrocco e l’eco del bosco: pittura e spazio si incontrano

Diverso ma complementare è “L’Eco del bosco, Reperti” di Franco Marrocco. Pittore e docente con una lunga carriera alle spalle, Marrocco lavora da anni sul ciclo “L’Eco del bosco”, una serie che si costruisce attraverso sovrapposizioni di colore, segni e texture, evocando la presenza complessa e stratificata della vegetazione senza rappresentarla in modo realistico. Il bosco diventa così un’immagine mentale, un intreccio di trame e memoria.

Questa opera, realizzata nel 2020 con tecnica mista su tela e bronzo, è esposta nella saletta di Palazzo Pescatori a Peccioli. Il bronzo, che sembra un frammento vegetale, si stacca dalla tela e invade lo spazio di chi guarda, andando oltre il limite fisico della pittura e coinvolgendo lo spettatore in un rapporto più diretto e tridimensionale. Il lavoro di Marrocco è stato esposto in luoghi prestigiosi come il MA*GA di Gallarate e la Certosa di Trisulti, guidando il pubblico a una riflessione profonda su natura e immagine.

Paesaggi che parlano: le nuove opere rilanciano il museo diffuso

Le due ultime opere ospitate dal MACCA si muovono su strade diverse ma complementari nella rappresentazione del paesaggio. Da un lato, l’universo denso e stratificato di Marrocco invita a immergersi nella materia, nella memoria di un bosco immaginario. Dall’altro, la composizione di Corsini spinge a superare i limiti della percezione immediata, portando lo sguardo oltre la superficie, verso un confine invisibile.

Questa doppia proposta aiuta a capire il vero spirito del MACCA. Non è un museo che rinchiude l’arte in uno spazio chiuso, ma un’esperienza che cambia il modo di attraversare e vivere il territorio. A Peccioli arte e ambiente si intrecciano, facendo del museo a cielo aperto un laboratorio vivo di cultura e sguardi, che nel 2026 continua a crescere con nuove forme e storie da scoprire.

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