Nel quartiere Aurora di Torino, l’ex fonderia Nebiolo — chiusa da decenni e avvolta nel silenzio — sta per rinascere. Il Comune ha appena dato il via libera a un progetto ambizioso: una moschea capace di ospitare mille fedeli, affiancata da uno studentato e da spazi culturali aperti a tutta la città. Dopo anni di attesa e lunghe pratiche burocratiche, il cantiere si prepara ad aprire, trasformando un pezzo importante della storia industriale torinese in un nuovo cuore pulsante per la comunità. Un cambiamento che unisce memoria e futuro, nel mezzo di un quartiere in continua evoluzione.
La fonderia Nebiolo: da simbolo industriale a luogo abbandonato
L’ex complesso Nebiolo, in via Bologna, è un pezzo importante della memoria industriale cittadina. Nato nel 1922 per la produzione di caratteri e macchinari da stampa, è stato pesantemente danneggiato durante la Seconda guerra mondiale. La produzione si è fermata definitivamente tra gli anni Settanta e Ottanta, dopo un lento declino. Da allora l’edificio è rimasto abbandonato, un ricordo silenzioso di un passato che sembra lontano. La posizione centrale nel quartiere Aurora, che negli ultimi anni ha visto grandi cambiamenti urbanistici e sociali, rende questo recupero ancora più rilevante. Il progetto copre circa seimila metri quadrati e prevede un restauro complesso, insieme a nuove costruzioni, con lavori che dureranno almeno tre anni.
Una moschea per mille fedeli e molto altro
La moschea occuperà solo una parte dell’area rinnovata. Secondo quanto spiegato dalla Confederazione Islamica Italiana, l’80% degli spazi sarà dedicato ad attività diverse dal culto. Il luogo di preghiera potrà ospitare fino a mille persone e sarà caratterizzato da un minareto alto una ventina di metri, destinato a diventare un elemento distintivo nel panorama urbano. Accanto alla moschea, sorgerà uno studentato con circa novanta posti letto, pensato anche per studenti in difficoltà economica grazie a un accordo con Edisu, l’ente regionale per il diritto allo studio. Non mancheranno biblioteca, aule e spazi per lo studio, aperti non solo agli studenti residenti ma a tutta la cittadinanza. L’obiettivo è creare un luogo vivo, culturale e sociale, che possa essere vissuto da tutti.
Un impegno per la città che dura nel tempo
Il Comune di Torino e la Confederazione Islamica Italiana hanno firmato una convenzione che garantisce l’uso pubblico degli spazi culturali per almeno trent’anni. Questo ribadisce il valore collettivo del progetto, pensato non solo come luogo di culto, ma come centro di aggregazione e attività civiche. L’architetto Vittorio Jacomussi, che ha curato il progetto presentato a marzo, stima un investimento di circa 17 milioni di euro. La Confederazione ha sottolineato come l’intervento trasformerà l’area, oggi degradata, in un ambiente dove si possa “abitare, studiare e vivere la città”. Un esempio di riqualificazione urbana e sociale, con un approccio aperto e multifunzionale. I lavori dovrebbero iniziare tra la fine del 2026 e l’inizio del 2027, dopo gli ultimi passaggi burocratici.
