Melilla si erge su un promontorio roccioso che sfida il mare, a pochi passi dalla costa marocchina. Poco più di 86.000 abitanti vivono qui, in una città spagnola che guarda all’Africa con uno sguardo complesso e stratificato. Non è solo una questione geografica: Melilla è un crocevia di storie e culture, un luogo dove passato e presente si intrecciano senza confini netti. Tra antiche rovine e palazzi modernisti, la vita pulsa con una forza autentica, lontana dal frastuono delle grandi città europee. Camminando per le sue strade, si percepisce subito che Melilla non è solo una somma di pietre: è un dialogo vivente tra comunità diverse, che condividono uno spazio con un’intesa che va oltre la semplice convivenza.
La storia di Melilla affonda le radici nell’VIII secolo a.C., con la fondazione fenicia di Rusadir, un avamposto commerciale strategico sulla sponda africana del Mediterraneo. Grazie alla sua posizione dominante sul mare, Rusadir entrò nei principali traffici del Mediterraneo occidentale e divenne un punto chiave durante l’epoca romana, a partire dal II secolo a.C., quando fu integrata nell’Impero Romano. I resti archeologici, come la Casa del Governatore, raccontano quell’epoca di splendore, segnata dall’incontro tra culture fenicie e romane.
Con la caduta dell’Impero Romano, la città visse un lungo declino, fino a quando nel Medioevo passò sotto il controllo del Califfato di Cordova, che la trasformò in una base navale importante. Nel 927 furono rafforzate le mura con una robusta cinta in pietra. Nei secoli seguenti Melilla rimase parte del mondo islamico sotto diverse dinastie – Almoravidi, Almohadi, Marinidi e Sultanato di Fez – ma perse importanza a causa di lotte interne e pressioni delle tribù locali.
Un punto di svolta arrivò il 17 settembre 1497, quando Pedro de Estopiñán riconquistò Melilla per la Corona di Castiglia. Da allora la città vecchia, detta Melilla la Vieja, ha conservato la sua struttura storica, con torri cilindriche ed ellittiche costruite nel tardo Quattrocento, ispirate a modelli rinascimentali. Monumenti come la Porta e la Cappella di Santiago – la cappella gotica più a sud del continente africano –, l’Hospital del Rey e i magazzini militari raccontano quel periodo di consolidamento spagnolo.
Questa area fortificata è rimasta immune all’espansione urbana moderna, mantenendo il fascino sobrio di una fortezza antica. Non va dimenticato il ruolo militare ancora vivo, con il quartier generale del leggendario Tercio “Gran Capitán” e il Museo di Storia Militare ospitato nel Baluarte de la Concepción. Tra le testimonianze più importanti ci sono oggetti bellici del XIX secolo e simboli delle battaglie eroiche nei conflitti spagnolo-marocchini.
La Melilla “nuova” ha iniziato a prendere forma alla fine dell’Ottocento, quando al nucleo originario si affiancarono quartieri civili per commercianti e industriali. La vicinanza alle miniere del Rif favorì lo sviluppo siderurgico e un’intensa attività commerciale. Qui la città si trasformò in un vero e proprio museo a cielo aperto dell’architettura modernista, grazie soprattutto all’opera di Enrique Nieto, architetto che portò in Africa lo stile della Scuola di Barcellona.
Gli edifici di Nieto, come la sede dei Grandi Magazzini La Reconquista e la Camera di Commercio, con facciate decorate, archi e ferri battuti, raccontano un’epoca di rinnovamento culturale e urbanistico, segnata da un’eleganza mediterranea. Melilla vanta così la più ampia presenza del modernismo spagnolo in Africa, con un mix di elementi catalani e arabeggianti che conferiscono alla città nuova un fascino raffinato, in netto contrasto con la severità della parte antica.
Melilla è anche un punto d’incontro di religioni e tradizioni, capace di far convivere pacificamente comunità cattoliche, musulmane, ebraiche, indù e gitane. La chiesa del Sagrado Corazón de Jesús rappresenta la tradizione religiosa europea, con la sua struttura basilicale semplice. Vicino, la Sinagoga de Or Zaruah, allestita in un edificio modernista dallo stile arabo, racconta il ricco passato ebraico della città, con decorazioni elaborate e testi antichi custoditi al suo interno.
La comunità hindu, attiva dal XIX secolo, mantiene vive le proprie radici nel tempio di calle Padre Lerchundi, in un clima di rispetto reciproco che si riflette anche nella presenza di immagini cristiane accanto alle divinità induiste. La Mezquita Central, costruita tra il 1945 e il 1947 da Nieto, è il punto di riferimento per la comunità musulmana, con un portale a ferro di cavallo e interni riccamente decorati nello stile del Califfato.
L’integrazione si vede anche nei quartieri: il Mercato Centrale e l’area intorno alla moschea formano un piccolo angolo nordafricano, fatto di spezie, saponi tradizionali e colori vivaci. Il Barrio de las Barracas de San Francisco ospita la comunità gitana, ben radicata e oggi integrata in tutti gli ambiti della vita cittadina.
Melilla offre anche un volto culturale moderno. Il Museo Ibáñez, allestito nella Torre de la Vela, ospita opere di artisti spagnoli moderni e contemporanei, con particolare attenzione a correnti come il realismo e la fotografia documentaria. Questa collezione arricchisce la conoscenza della città, inserendola nel panorama artistico spagnolo degli ultimi due secoli.
A completare l’esperienza c’è la natura. La Ensenada de los Galápagos, un tratto di costa vicino alla città vecchia, è una meta ideale per chi cerca relax e panorami marini suggestivi. Il Parque Hernández, con la sua vegetazione mediterranea e tocchi di architettura modernista, è un’area verde dove ogni dettaglio parla di un dialogo tra natura e arte, uno spazio perfetto per eventi culturali all’aperto e concerti.
A Melilla, insomma, si mescolano storia antica, architettura variegata, comunità diverse, arte e natura. Un equilibrio che le dà un’identità unica, pronta ad affrontare la sfida di un turismo responsabile che non snaturi il volto umano della città.
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