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Rinascita della pittura in Italia: intervista esclusiva a Vittorio Zeppillo e i nuovi talenti emergenti

“La pittura è viva, e lo dimostra Vittorio Zeppillo.” Così potremmo sintetizzare il fermento che attraversa gli atelier italiani. Giovani artisti sparsi da nord a sud stanno riscoprendo il linguaggio antico della tela, ma senza rinunciare a sperimentare, a mescolare tradizione e digitale. Tra loro, Zeppillo — classe 1998, di San Severino Marche — emerge con un lavoro che gioca sul confine sottile tra luce e ombra. Il suo racconto, fatto di soglie e tensioni, non perde mai di vista i materiali e il tempo in cui viviamo.

Luce e buio: il cuore pulsante della pittura di Zeppillo

Zeppillo punta tutto sull’incontro tra luce e ombra, elementi che danno vita alle sue immagini. Parte spesso da fotografie o scene intense, quasi teatrali, e con il tempo la luce assume un ruolo protagonista, quasi come un attore sul palcoscenico. Il quadro sembra bruciare di luce o sprofondare nel buio, ma mantiene una sua solidità, come se resistesse a questa lotta. È proprio in questo spazio di passaggio tra due opposti che si concentra la sua ricerca. L’opera resta sospesa in un attimo che sembra sul punto di esplodere, tenendo lo spettatore con il fiato sospeso.

Il suo lavoro oscilla tra controllo e improvvisazione. Alcune parti sono studiate nei minimi dettagli, altre nascono sul momento, grazie al confronto diretto con i colori, le texture e le tecniche usate. L’obiettivo è mantenere viva quella “soglia” fragile dove l’immagine non si spezza né svanisce. La luce così diventa non solo un elemento visivo, ma anche emotivo, capace di costruire lo spazio interno dell’opera.

Dalle strade ai banchi dell’Accademia: un percorso fuori dagli schemi

Zeppillo ha mosso i primi passi nella pittura da un percorso poco convenzionale: i graffiti. Da adolescente non si è mai concentrato sul lettering, ma ha usato quella forma di espressione per sperimentare con l’immagine e il gesto. Curioso è che da bambino il disegno non lo attirava più di tanto. È stato solo all’Accademia di Belle Arti di Urbino che la pittura è diventata per lui una vera e propria base. Qui ha affinato tecniche e maturato uno sguardo personale.

Questa formazione ufficiale, unita alle esperienze più spontanee, segna ancora oggi il suo lavoro. Col tempo ha scelto i suoi modelli, confrontandosi con artisti contemporanei e con la storia dell’arte, ma senza mai incasellarsi in uno stile fisso. La sua ricerca resta aperta, in continua evoluzione.

Da Bosch a Rauch: radici e riferimenti di un giovane artista

Tra i riferimenti che hanno segnato Zeppillo c’è un legame forte con la sua famiglia: nella casa dei nonni c’era un grande omaggio a Hieronymus Bosch, il pittore fiammingo noto per le sue scene intricate e cariche di simboli. Bosch ha lasciato un’impronta nel modo in cui Zeppillo racconta le sue storie visive. A questo si aggiunge l’influenza più recente di Neo Rauch, pittore tedesco che per lui rappresenta un punto di svolta. Rauch riesce a mescolare realismo e simbolismo con originalità, aprendo spazi nuovi per l’interpretazione.

Nonostante questi riferimenti, Zeppillo insiste sull’importanza di distaccarsi dai modelli. Nel tempo ha sviluppato una sensibilità tutta sua, prendendo spunti da dettagli isolati nelle opere altrui senza abbracciare interamente le loro poetiche. Questo percorso verso l’autonomia lo porta a privilegiare la propria voce, fatta di ascolto e introspezione.

Colore, materia e segno: un gioco di equilibrio

Nel lavoro di Zeppillo colore, tecnica, segno, composizione e materia sono sullo stesso piano, nessuno prevale sull’altro. Ognuno di questi elementi è fondamentale per costruire l’opera. Il loro intreccio dà vita alla forma finale, a un insieme carico di significati e capace di evocare sensazioni.

Questo modo di procedere gli permette di esplorare diversi aspetti della pittura: dai materiali usati, alla luce, fino allo spazio visivo. Il risultato è un laboratorio in movimento, dove ogni quadro mantiene coerenza interna ma interagisce con l’esterno.

Il presente dentro l’opera: tecnologia e contesto contemporaneo

Il mondo intorno influisce inevitabilmente sul lavoro di Zeppillo, come su quello di ogni artista. Le immagini che crea nascono dal presente, dalle sue esperienze e da una sovrabbondanza di stimoli visivi. Però non ama schierarsi apertamente su temi politici o sociali: preferisce un approccio più intimo, personale, che però riflette comunque il tempo in cui vive.

La tecnologia digitale è parte integrante del suo processo creativo. Usa senza riserve software, immagini generate al computer e manipolazioni digitali. Per lui è naturale, quasi una continuazione di quelle innovazioni tecnologiche che hanno sempre accompagnato la storia dell’arte. Questi strumenti gli aprono nuove strade espressive e aiutano a far nascere idee fresche.

Tra cinema, fotografia e immagini dal web: un mosaico di influenze

Il lavoro di Zeppillo è attraversato da stimoli presi da mondi diversi: cinema, fotografia e l’enorme flusso di immagini che arrivano dal web. Non cerca riferimenti precisi ma si lascia catturare da tutto ciò che crea tensione o dissonanza, anche nelle cose più comuni. Questa stratificazione visiva diventa un serbatoio di forme e idee per la sua ricerca.

È proprio l’attenzione a quei dettagli che spezzano la monotonia e producono effetti emotivi o cognitivi a nutrire la sua pittura. Non teme la complessità del mondo contemporaneo, anzi la trasforma in segno e materia, mantenendo però sempre un’identità riflessiva.

Tra personale e collettivo: un dialogo senza confini

Nel lavoro di Zeppillo l’esperienza individuale si mescola a quella collettiva, senza linee nette di separazione. Da una parte c’è il contenuto personale, lo sguardo intimo; dall’altra il legame con la realtà sociale e culturale che lo circonda. Questo dialogo continuo arricchisce la sua opera, rendendola densa e complessa.

Questa convivenza evita letture semplicistiche, aprendo invece a un confronto ricco tra vissuto, memoria, immaginazione e realtà condivisa. Il suo lavoro diventa così uno spazio dove l’io e il noi si intrecciano in modo profondo.

L’inizio e la fine: l’arte di sapersi fermare

Per Zeppillo il momento più energico e libero è l’inizio di un’opera. Qui tutto è possibile, tutte le strade sono aperte. È la fase in cui l’idea prende forma senza vincoli.

Chiudere un lavoro, invece, è la parte più difficile. Scegliere quando fermarsi richiede esperienza e sensibilità. Oltrepassare quel limite rischia di danneggiare l’opera e il suo impatto. Trovare quel punto di equilibrio, quella “soglia” delicata, è una sfida continua. Non lasciarsi tentare da aggiunte finali eccessive è fondamentale per conservare il valore accumulato.

Questo equilibrio tra istinto e controllo è una competenza che si affina col tempo e determina molto del risultato finale.

Pittura e installazione: più vie per raccontare la propria ricerca

Per Zeppillo la pittura resta il linguaggio più vicino, quello su cui fonda il suo lavoro. Ma non è l’unico. Nella sua pratica convivono anche installazioni e progetti di direzione artistica. Ogni forma espressiva risponde a bisogni diversi e si integra nel suo percorso.

Non mette gerarchie tra pittura, installazione o collaborazioni. Ognuna ha un ruolo e una forza specifica. La pittura è il centro naturale, ma viene affiancata da modalità più aperte e collettive che ampliano il discorso artistico.

Mostre collettive: il valore del contesto e della cura curatoriale

Il significato di un’opera cambia a seconda del contesto in cui viene mostrata. Questo vale ancora di più nelle mostre collettive, dove ogni lavoro entra in relazione con gli altri, con lo spazio e con il progetto curatoriale.

Zeppillo sottolinea il ruolo fondamentale del curatore. La disposizione delle opere, le relazioni tra di esse e le scelte di allestimento possono esaltare o ridimensionare un lavoro. Il contesto diventa parte integrante dell’esperienza e influisce sulla lettura del pubblico. Questa consapevolezza guida anche il modo in cui presenta e valorizza le sue opere.

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La pittura di Vittorio Zeppillo è la prova che il linguaggio figurativo non smette di trasformarsi, dialogando con il presente ma senza perdere il legame con un patrimonio artistico profondo. In un’epoca complessa, la sua arte affronta materia, luce e tensioni con rigore e sensibilità, dando nuova vita a un mezzo antico.

Redazione

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