Tre tele del Ciclo dei Miracoli della Vera Croce tornano a incantare Venezia. Dopo sei anni di restauri, le Gallerie dell’Accademia riaprono le porte a questi capolavori, pietre miliari della pittura veneziana tra Quattrocento e Cinquecento. Non sono solo storie di fede e miracoli, ma veri e propri scorci di una città che si mostra in tutta la sua vitalità, con piazze, canali, palazzi — molti dei quali ormai scomparsi. Un viaggio nel tempo, a pochi passi dal presente.
Il Ciclo dei Miracoli della Vera Croce è formato da otto grandi teleri commissionati a fine Quattrocento per la Scuola Grande di San Giovanni Evangelista. Raccontano la storia della reliquia della Vera Croce, arrivata a Venezia nel 1369 grazie al cancelliere cipriota Filippo de Mezières. Gentile Bellini, il pittore veneziano più importante dell’epoca, guidò un gruppo di artisti tra cui Lazzaro Bastiani, Giovanni Mansueti, Benedetto Diana e Vittore Carpaccio.
Il loro valore non è solo religioso. Questi quadri sono una fonte preziosa per capire come era fatta Venezia all’epoca: piazze come San Marco, i ponti, le barche nei canali, i palazzi affrescati e la gente che li animava. Sono documenti storici di prima mano, che ci aiutano a immaginare una città che in gran parte non c’è più.
A facilitare la comprensione ci ha pensato anche un manoscritto del 1590 di Giacomo de Melzi, che annota autori, soggetti e date di queste opere. Così il ciclo non racconta solo miracoli, ma ci apre una finestra sulle architetture e gli spazi ormai perduti.
I tre teleri restaurati sono: la “Processione in piazza San Marco” e il “Miracolo della reliquia della Croce al ponte di San Lorenzo” di Gentile Bellini, più il “Miracolo della reliquia della Croce al ponte di Rialto” di Vittore Carpaccio. Il lavoro, durato anni, è stato diretto da Giulio Manieri Elia e affidato a cooperative specializzate come CBC Conservazione Beni Culturali, con il supporto di Save Venice Inc.
Prima di intervenire, sono state fatte analisi non invasive molto precise: luce ultravioletta, riflettografia infrarossa e analisi XRF per capire la stratigrafia dei materiali e le condizioni delle superfici. Questi esami hanno portato alla luce disegni preparatori in carbone, correzioni fatte dagli artisti e dettagli compositivi. Per esempio, nella “Processione in piazza San Marco” si è potuto apprezzare come Bellini abbia costruito un’opera di oltre sette metri, mettendo in equilibrio architetture e figure in un gioco dinamico.
La pulitura è stata fatta con grande attenzione, rispettando sia le tracce originali sia gli antichi ritocchi, lasciando visibili le trasformazioni storiche della sala per cui i teleri erano pensati. Così sono tornati alla luce i colori originali, senza cancellare la storia conservativa dei dipinti.
Il telo di Vittore Carpaccio, dedicato al “Miracolo della reliquia della Croce al ponte di Rialto”, ha una storia particolare. Nel Cinquecento una parte è stata tagliata per far spazio a una porta, creando una lacuna poi coperta con un inserto di tela dipinto. Nel restauro questo inserto è stato lasciato visibile, per non cancellare le tracce delle modifiche nel tempo.
L’analisi con il riflettografo ha permesso di studiare il disegno preparatorio e ha rivelato l’uso di strumenti come squadra e compasso per costruire il ponte e gli edifici. Le radiografie hanno evidenziato il punto di fuga centrale, marcato da un foro nella tela, da cui partono le linee prospettiche. Sono emersi anche cambiamenti nel posizionamento di alcune figure.
La preparazione della tela è fatta con gesso e colla, e la tavolozza si compone di pigmenti storici come terre naturali, azzurrite e cinabro, confermando le tecniche dell’epoca. Il restauro ha usato solventi e gel calibrati per proteggere le zone più delicate.
La struttura portante, formata da quattro pezze di lino cucite insieme, è stata consolidata, riparando strappi e rinforzando i bordi. Al termine, il telo è stato rimontato e teso su un nuovo telaio.
Nel “Miracolo della reliquia della Croce al ponte di San Lorenzo”, Gentile Bellini ritrae la scena del recupero della reliquia caduta in acqua, salvata dal Guardian Andrea Vendramin. A destra spicca la figura di Caterina Cornaro, regina di Cipro, accompagnata dal suo seguito di dame, un richiamo alla storia politica e religiosa di Venezia.
Anche qui Venezia è protagonista: le architetture lungo il canale sono dettagliate, con facciate affrescate, ponti e barche che rendono la scena viva e riconoscibile.
Il restauro, iniziato nel 2022, ha seguito metodi simili agli altri, studiando i materiali con analisi scientifiche e microscopi digitali. La pulitura ha tolto la patina di vernici alterate e ridipinture, mantenendo però parti necessarie per raccontare la storia del dipinto. Il supporto, formato da cinque pezze di lino cucite verticalmente, è stato stabilizzato per garantire conservazione e tensionatura.
La “Processione in piazza San Marco” è la tela più grande tra quelle restaurate: quasi 7,5 metri di lunghezza per 3,7 di altezza. Firmata da Gentile Bellini, rappresenta una solenne processione nella piazza, ricostruendo con precisione lo spazio e i suoi protagonisti.
Nel tempo ha subito vari interventi, tra cui quelli negli anni ’50 e nel 1990. Particolare attenzione è stata data a mantenere gli inserti laterali della tela, che raccontano l’adattamento dell’opera allo spazio originale.
Il restauro recente ha usato una pulitura selettiva con solventi, agenti chelanti, gel e emulsioni acqua-in-olio. Il lavoro è stato monitorato con microscopi e fluorescenza UV per evitare danni. Le integrazioni pittoriche sono state fatte con velature leggere, rispettando il principio di riconoscibilità e reversibilità, per distinguere sempre l’originale dalle aggiunte.
Le analisi XRF hanno individuato una tavolozza ricca: biacca, cinabro e vermiglione per i rossi intensi, azzurrite e blu oltremare naturale, pigmenti a base di rame come malachite e verderame, e gialli arsenicali come orpimento e realgar. In alcune zone sono emersi materiali moderni, usati nelle ridipinture successive, che aiutano a distinguere le diverse epoche.
Dopo il ritorno in Sala XX, nel 2027 il ciclo dei Miracoli della Vera Croce entrerà in una nuova fase: gli altri cinque teleri saranno restaurati direttamente nella sala, trasformata in un cantiere aperto e visitabile.
Per agevolare i lavori senza smontare continuamente i teleri, sono stati rafforzati i bordi delle tele. Tra questi capolavori ci sono la “Miracolosa guarigione di Pietro de’ Ludovici” di Gentile Bellini, opere di Giovanni Mansueti e Lazzaro Bastiani, e il “Miracolo della reliquia della Santa Croce” di Benedetto Rusconi detto Diana.
Questa iniziativa offrirà al pubblico un’occasione unica per vedere da vicino conservatori e restauratori al lavoro e seguire il delicato processo di recupero di opere fondamentali per la storia dell’arte e di Venezia.
«La morte non è più solo un momento di dolore, ma uno spettacolo da condividere».…
“Sprofondare nel caldo abbraccio di un hammam ad Amman, lasciando che il vapore dissolva ogni…
I “Musicanti di Brema” non sono mai stati così vivi. Questa città tedesca, famosa per…
Nel cuore dell’Appia Antica, dopo anni di silenzio, la villa dei Tritoni si rivela di…
L’arte non deve restare chiusa nei musei, ripete spesso il direttore del Museo d’Arte Contemporanea…
Quando l’autunno bussa alle porte di Brema, la città si veste di colori e stranezze…