A Milano, sotto le luci di una città che non smette mai di reinventarsi, è nato il Sozzani Award. Un premio che, più di una semplice vetrina, offre un trampolino vero per giovani donne designer. La prima edizione ha incoronato una giovane creativa britannico-nigeriana, capace di intrecciare tradizione e innovazione con un tocco personale. Nel cuore pulsante di via Bovisasca 87, la Fondazione Sozzani ha messo in gioco non solo una borsa di studio, ma anche un’opportunità concreta di visibilità internazionale. Un segnale chiaro: Milano resta il crocevia dove il talento contemporaneo trova spazio e voce.
Timisola Shasanya, vincitrice del Sozzani Award: design al femminile e con uno sguardo responsabile
La prima edizione del Sozzani Award, intitolata “Women: Design & Craft” e dedicata al 2026, ha premiato Timisola Shasanya. La designer, che ha studiato alla Central Saint Martins di Londra e ora frequenta l’Institut Français de la Mode di Parigi, porta avanti un approccio creativo che mescola sartoria maschile, artigianato tradizionale nigeriano e riflessioni sul tema della migrazione. Il suo lavoro si fa notare per la combinazione di tecniche antiche, come la tessitura e la tintura, con strumenti moderni quali il taglio laser e il ricamo digitale.
Il premio prevede la Veuve Clicquot Design & Craft Scholarship for Women, una borsa di studio da 15mila euro pensata per sostenere progetti che dimostrano indipendenza artistica, rigore e senso di responsabilità. A scegliere la vincitrice è stata una giuria di esperti, tra cui Galib Gassanoff, Veronica Leoni e Sara Sozzani Maino, che ha valutato qualità artistica, impatto sociale e innovazione culturale. L’obiettivo è stimolare la creatività come un vero e proprio atto di responsabilità, dando spazio al ruolo delle donne nelle nuove storie del design e dell’artigianato.
Lecavalier e Suzuki, finaliste con radici culturali e spirito innovativo
Oltre alla vincitrice, la Fondazione ha selezionato altre due finaliste da paesi lontani: Marie-Ève Lecavalier dal Canada e Mai Suzuki dal Giappone. Lecavalier, che vive a Parigi, lavora con pelle e tessuti per creare sculture che indagano il rapporto tra corpo, materia e forma. La sua ricerca si concentra anche sul riuso creativo degli scarti, mettendo in discussione le idee tradizionali di lusso e valore.
Mai Suzuki, invece, combina tecniche tradizionali giapponesi come il kumiko — un complesso lavoro del legno — con modellazione 3D e studi anatomici. Le sue opere spaziano da sculture indossabili a installazioni e performance, ispirate al concetto estetico dell’iki, che punta a una sobria eleganza, lontana da ogni eccesso o ostentazione. Entrambe avranno la possibilità di esporre nelle sedi milanesi della Fondazione nel 2026 e nel 2027, un’importante vetrina per farsi conoscere sulla scena internazionale.
Milano Fashion Week: tra tradizione filippina e nuovi progetti couture
Il Sozzani Award 2026 si inserisce in una settimana della moda milanese ricca di eventi promossi dalla Fondazione. In via Tazzoli 3 è andata in scena la seconda edizione di FASHIONPhilippines Milan, realizzata in collaborazione con enti filippini e consulenti internazionali. Dodici designer filippini, tra cui Adam Pereyra e Jun Escario, hanno presentato collezioni che recuperano e reinterpretano fibre naturali come piña, abacà e bambù in chiave contemporanea.
Questa edizione punta a un approccio più commerciale, con l’obiettivo di far crescere l’industria della moda filippina fino a renderla competitiva a livello globale entro il 2035. Nel corso della settimana, la Fondazione ha organizzato anche sessioni intensive di sviluppo del brand, guidate da esperti di fama internazionale, per aiutare i giovani stilisti a migliorare la propria preparazione.
In mostra a Bovisasca: Cano, Tall e Palazzo tra arte e sartoria
Dal 25 settembre, l’attenzione si è spostata in via Bovisasca, dove il designer spagnolo Leandro Cano ha presentato la collezione couture “Un Chien Andalou”. La proposta unisce materiali pregiati come raso, pizzo e persino capelli naturali, rivisitando la tradizione tessile spagnola con un tocco personale e suggestivo. Dall’altro lato, il francese Tidjane Tall ha portato “Resonance in the Room”, un progetto che esplora l’identità nera e l’eredità culturale legata al celebre cabaret La Boule Noire, fondato dal nonno in Costa d’Avorio negli anni Settanta.
A completare il programma è Vien, firmato da Vincenzo Palazzo, che ha presentato una collezione permanente, lontana dal rigore delle stagioni, ispirata alla maestria sartoriale classica. Queste iniziative confermano il ruolo della Fondazione nel panorama della moda contemporanea, con uno sguardo attento alla memoria storica e all’innovazione.
Fondazione Sozzani, l’archivio che racconta la moda tra passato e presente
Uno dei pilastri della Fondazione Sozzani resta “La memoria della moda”, un percorso permanente che raccoglie gli archivi iniziati da Carla Sozzani nel 1968. L’istituzione custodisce circa 9mila pezzi, tra abiti e accessori, firmati dai nomi più influenti del Novecento e dei nostri giorni, da Azzedine Alaïa a Comme des Garçons e Martin Margiela.
Questo archivio fa da ponte tra passato e futuro, offrendo ai giovani creativi una fonte preziosa di ispirazione e un contesto storico dove inserire il proprio lavoro. Il Sozzani Award e la piattaforma educativa confermano così la missione della Fondazione: sostenere con rigore e responsabilità la nuova generazione creativa globale, mettendo al centro la cultura materiale e il valore del design come forma di racconto sociale.
