Nel cuore di Torino, tra i palazzi e le vie che respirano storia, Norberto Spina ha mosso i primi passi da pittore. Oggi, a Londra, dove vive da quasi cinque anni, continua a dialogare con la materia e il tempo sulle sue grandi tele. L’idea che la pittura sia “finita” appartiene ormai al passato. Spina, con olio e acrilico, costruisce immagini stratificate, dense di segni e ricordi. La sua forza sta nel mescolare tecniche antiche e spunti moderni, intrecciando la memoria personale con quella collettiva in un unico racconto visivo.
Spina ha iniziato la sua carriera dal disegno, una pratica che lo accompagna sin da bambino. Questo legame naturale con il segno lo ha portato a esplorare la pittura come spazio dove accumulare e trasformare. La tecnica del tratteggio incrociato è diventata il cuore della sua ricerca: ogni quadro nasce da una fitta rete di linee che si intrecciano, ma a fare davvero la differenza sono le “interferenze” materiche. Questi accumuli di colore denso, quasi come piccole sculture, spezzano la rigida geometria delle linee e danno spessore e peso visivo alle opere. Le tele di Spina si impongono anche per le dimensioni monumentali, che costringono chi guarda a misurarsi fisicamente con il quadro, creando un dialogo diretto tra pittura e spettatore.
I temi di Spina ruotano intorno alla memoria, intesa sia come esperienza personale sia come patrimonio culturale di una comunità. Per lui la memoria è fragile e in continuo mutamento; si riscrive di continuo ed è profondamente legata alla realtà. Questo intreccio tra passato personale e storie condivise attraversa tutta la sua produzione, offrendo uno spunto per riflettere su come le esperienze si sedimentano e cambiano nel tempo. “Il campione” , per esempio, è una chiara espressione di questa stratificazione di contenuti e materia, mentre “Al fondo di questa strada” si presenta come un viaggio nel fluire della memoria e nelle sue forme.
Spina ha sempre guardato ai grandi maestri del Barocco, soprattutto a Caravaggio, da cui ha preso un modello emotivo e tecnico insuperabile. La forza narrativa e il realismo cupo della “Crocifissione di San Pietro” sono stati per lui un punto di partenza fondamentale. Tra gli artisti contemporanei, segue con interesse figure come Michaël Borremans e Victor Man, noti per saper fondere classicità e contemporaneità. Ma la pittura di Spina non si limita allo scambio con altre opere visive: ha un debito significativo anche con altri linguaggi. La fotografia di Jeff Wall e la poetica visiva del regista Andrei Tarkovsky, per esempio, attraversano il suo immaginario, portando un respiro narrativo e cinematografico alle sue tele. Questi riferimenti aiutano a costruire un linguaggio pittorico che va oltre i confini tradizionali del medium.
Da quasi cinque anni Spina vive a Londra, una città che definisce fondamentale per la sua crescita artistica. La vitalità culturale, la varietà degli stimoli e la possibilità di confrontarsi con tante realtà diverse hanno alimentato la sua sperimentazione e lo hanno aiutato a trovare una voce pittorica personale. Fino al 2025 il suo approccio è stato soprattutto analogico, basato sul contatto diretto con la materia e la tela. Solo di recente ha iniziato a inserire strumenti digitali e intelligenza artificiale nelle fasi preliminari di sviluppo delle idee, usando queste tecnologie per esplorare bozze e concetti prima di passare al lavoro manuale. Questo equilibrio tra tradizione e innovazione mantiene vivo e stimolante il suo lavoro.
Nel suo processo creativo Spina affronta la pittura come un lavoro scultoreo per addizione. Passa ore a costruire strati di pigmento, modellando la superficie con un gesto quasi fisico. Ma la fase decisiva arriva alla fine, quando interviene su luce, tensione e peso visivo, ritoccando dettagli che possono cambiare completamente l’impressione generale. Solo allora il quadro prende davvero forma e comincia a vivere davanti a chi guarda. Per Spina il momento della conclusione è un’esperienza intensa, fatta di entusiasmo per aver dato vita a un nuovo mondo e malinconia per doverlo lasciare andare.
Norberto Spina racconta una riscoperta della pittura più antica, capace di dialogare con il presente senza tradire la tradizione. Il suo lavoro invita a riflettere su memoria, esperienza e materia, tracciando un futuro per la pittura che resta ancorato al nostro tempo.
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