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Turner torna a Roma: il capolavoro dall’Aventino in asta da 50 milioni di sterline

L’alba romana tinge di oro il colle Aventino, immortalato da J.M.W. Turner in un quadro che cattura più di un paesaggio: è luce che vibra, memoria che si fa colore, emozione tangibile. Questo capolavoro, scelto come protagonista dell’asta di Sotheby’s a dicembre, potrebbe valere fino a 50 milioni di sterline, un vero colpo per il mercato dell’arte. Roma, con il suo fascino eterno, torna a ispirare Turner, prima che la tela riprenda la via di Londra, pronta a sfidare ogni record.

L’opera più preziosa mai vista in Italia: l’evento a Palazzo Rondanini

Dal 29 settembre al 1° ottobre 2024, «Rome, from Mount Aventine» ha trovato casa a Palazzo Rondanini. Un’occasione unica per collezionisti e appassionati italiani, che hanno potuto ammirare dal vivo un capolavoro raramente esposto. Sotheby’s ha puntato tutto su questa tela durante le aste autunnali, sottolineandone il valore storico e artistico. Mai prima d’ora un’opera con una valutazione così alta era stata mostrata in Italia da una casa d’aste.

L’esposizione ha rappresentato un momento importante: vedere dal vivo un quadro che arriva da un’epoca lontana ma che ancora parla con forza, emozionando. Qui Roma non è più solo un soggetto da dipingere, ma diventa protagonista di un dialogo tra passato e presente. La tela, con la sua cornice originale, si è fatta quasi tangibile, restituendo il fascino di un luogo e di un tempo ormai lontani.

Come nacque il capolavoro: il viaggio e gli studi dall’Aventino

Turner realizzò questa opera durante il suo secondo viaggio in Italia, tra il 1828 e il 1829. Sul posto fece cinque studi preparatori, soprattutto dall’Aventino, da cui catturò non solo la geografia di Roma, ma soprattutto la sua atmosfera. Dall’alto si distinguono il Ponte Emilio, il Foro Romano, il Palatino, il Circo Massimo e, all’orizzonte, il Colosseo che si staglia nella luce dell’alba. Un grande pino domestico arricchisce la scena, mentre più in basso si intravedono i segni della vita quotidiana lungo il Tevere, con Ripa Grande e l’Ospizio di San Michele.

Non si tratta di una semplice veduta dal vero o di un documento figurativo. Turner ha trasformato la realtà in una memoria trasfigurata, dove elementi concreti si fondono con giochi di luce e ombre, creando un’atmosfera vibrante. Tornato a Londra, l’artista ha affinato questa visione, sperimentando con il colore e la luce in modo rivoluzionario per l’epoca.

Dalla Royal Academy al record di mercato: la storia e la critica

Quando nel 1836 la Royal Academy espose «Rome, from Mount Aventine», le reazioni furono contrastanti. La critica si divise, ma non mancarono voci che ne riconobbero la forza evocativa e l’innovazione. Il Morning Post lodava la capacità di Turner di «abbagliare l’immaginazione», un giudizio che ancora oggi suona attuale, riconoscendo in lui un precursore della pittura moderna.

Dietro il dipinto c’è anche una storia di collezione interessante. Fu commissionato da Hugh Andrew Johnstone Munro of Novar, amico e collezionista di Turner, e passò poi nelle mani di Archibald Primrose, V conte di Rosebery e primo ministro britannico. Nel 1878 venne acquistato per 6.142 sterline come regalo di nozze per Hannah de Rothschild, un legame che unisce arte e grandi protagonisti della storia.

Nel 2014, lo stesso quadro fu venduto da Sotheby’s a 30,3 milioni di sterline, record per Turner ancora imbattuto. Oggi la stima quasi raddoppiata testimonia non solo la forza del mercato, ma anche il riconoscimento del valore di quest’opera come icona dell’arte e della cultura.

Un capolavoro intatto: la cornice originale e la conservazione perfetta

Uno degli aspetti più sorprendenti di «Rome, from Mount Aventine» è il suo stato di conservazione. La tela conserva ancora la cornice originale con cui fu presentata quasi due secoli fa e non ha mai subito restauri o interventi di rintelaggio. Questo dettaglio rende visibili particolari che di solito si perdono con il tempo: le pennellate fresche, le impronte digitali di Turner, le tracce lasciate dalla spatola e i peli dei pennelli ancora impigliati sulla superficie.

Questa integrità offre uno sguardo raro nel processo creativo dell’artista, un tesoro per studiosi e collezionisti. Il tempo non ha cancellato la forza del gesto pittorico, anzi l’ha quasi sigillata, proteggendo un momento di genio e un talento fuori dal comune. La luce manipolata con maestria sulla tela mantiene ancora oggi quella stessa energia capace di emozionare chi la guarda.

In fondo, questo dipinto è la testimonianza della capacità di Turner di trasformare un paesaggio urbano in un poema visivo, dove realtà e memoria si intrecciano e Roma, la città eterna, viene raccontata non solo con i colori, ma con la luce stessa. La prossima asta promette di confermare ancora una volta il ruolo centrale di questo capolavoro nella storia dell’arte del XIX secolo.

Redazione

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