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Mario Uliassi e la rinascita della pittura italiana: tradizione e innovazione nel 2025

“Dicono che la pittura sia morta.” Eppure, negli atelier sparsi da nord a sud Italia, i giovani artisti non si arrendono. Mario Uliassi, comasco classe 2000, è uno di loro. Tra pennelli e tele, mescola tecniche tradizionali e contaminazioni moderne, dando nuova voce a un linguaggio antico. Le sue opere non sono solo immagini: sono esplorazioni intense del segno, della memoria, di un mondo dove tutto è connesso eppure spesso sfuggente. La pittura, insomma, resiste — e lo fa guardando dritto al presente.

Mario Uliassi: il segno come traccia di vita e memoria

Per Uliassi disegnare non è un gesto banale, ma un atto che ci lega al mondo e a noi stessi. «Disegnare non è solo tracciare una linea», spiega, «ma un modo per risignificare il mondo e allo stesso tempo modellare chi siamo». La pittura, per lui, è un processo che affonda le radici nella memoria antica e si sviluppa nel presente.

La sua passione nasce da un bisogno personale di libertà espressiva, scoperta fin dai tempi del liceo scientifico, dove la pittura si è rivelata meno rigida e più aperta di altre discipline. Uliassi non vede la pittura come un fine, ma come uno strumento, una lingua con cui comunicare il suo sguardo sul mondo.

Le sue fonti di ispirazione spaziano dagli uomini delle caverne ai maestri del Rinascimento come Leonardo da Vinci, passando per giganti moderni come Bacon e Duchamp, fino a filosofi come Socrate e Deleuze. Nel suo universo ci sono anche artisti contemporanei come Ed Atkins e collettivi innovativi come l’Atelier dell’Errore. Una miscela di riferimenti che alimenta una ricerca di linguaggi complessi e stratificati.

Foreste in fiamme: quando natura e catastrofe si incontrano

Al centro delle opere di Uliassi c’è il rapporto complicato tra natura e uomo, visto attraverso le tensioni e le fragilità del nostro tempo. La serie “Foreste in fiamme” mette in scena il contrasto tra alberi e fuoco, creando un’immagine di “estetica della catastrofe”. Questi simboli raccontano la convivenza difficile della nostra epoca, dove la sopravvivenza passa attraverso la capacità di stare insieme, nonostante le crisi.

L’artista fa una distinzione netta tra “ordinarsi” e “organizzarsi”: il primo è un ordine imposto dall’esterno, il secondo nasce da una relazione autentica con l’ambiente. La pittura diventa così un laboratorio di esperimenti sociali, un modo per capire gli altri e immaginare una convivenza possibile. Nelle sue opere convivono realismo e astrazione, elementi che sembrano incompatibili e invece dialogano.

Pittura e digitale: un incontro senza rinunce

Nel lavoro di Uliassi la materia e il colore sono fondamentali, così come il supporto, che influenza il risultato finale. La sua pittura nasce da un processo di stratificazione, ogni segno si lega a quelli precedenti creando un’immagine complessa.

Non disdegna l’uso del digitale, soprattutto per manipolare le immagini. Racconta di aver trasformato una piccola decalcomania in un grande formato digitale colorato con Photoshop, ottenendo effetti “pittorici” inaspettati. Questo mix tra manualità e tecnologia amplia il gesto pittorico senza snaturarlo.

Altri stimoli arrivano dalla musica, dalla filosofia e dalla cultura visuale contemporanea, come i fumetti. Così lo spazio espositivo diventa un luogo vivo, vicino all’esperienza musicale, capace di coinvolgere un pubblico vario.

La pittura oggi: più che un’immagine, una filosofia

Nonostante il predominio delle immagini digitali e fotografiche, Uliassi ribadisce il valore unico della pittura per esprimere emozioni e soggettività. «Disegnare alfabetizza le immagini», spiega, perché il segno manuale rivela gesti ed emozioni che nessuna foto può catturare. In un’epoca in cui le immagini sono spesso standardizzate, la pittura resta un mezzo autentico per comunicare la profondità di un punto di vista.

Per lui la pittura non è solo bellezza, ma filosofia incarnata, una ricerca di senso attraverso il segno. L’opera nasce e si conclude quando l’immagine emerge dal fondo materico, raggiungendo un equilibrio tra espressività e materiali scelti con cura.

Sul piano espositivo, Uliassi sottolinea come il valore di un’opera cambi con il contesto. Partecipare a grandi collettive permette di inserire il proprio lavoro in un mosaico più ampio, che racconta la vitalità della pittura italiana emergente.

La testimonianza di Mario Uliassi ci ricorda che la pittura è viva più che mai. I giovani artisti la reinventano, senza dimenticare le radici, per raccontare il presente con occhi nuovi e complessi.

Redazione

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