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Oops! Mi Sono Chiusa Fuori: La Mostra di Venezia che Esplora il Sogno della Casa Perduta

Redazione 28 Settembre 2026

Appena entrati a Palazzo Contarini, un profumo di salsa di pomodoro fresca invade l’aria, familiare e accogliente come una carezza. Siamo a due passi dall’Arsenale, nel cuore di Venezia, ma quel profumo ci riporta altrove, dentro un ricordo, un’intimità domestica che sembra quasi palpabile.

Qui si apre Oops! I Locked Myself Out – un titolo che già svela un piccolo mistero, una porta chiusa che separa dentro e fuori, realtà e sogno. La mostra non si limita a esporre oggetti, ma li anima, fa parlare i muri, i tappeti, gli stucchi di questo palazzo antico.

Non si tratta di guardare passivamente, ma di immergersi: si ascoltano suoni sommessi, si sfiorano superfici, si respirano profumi che si intrecciano con le storie invisibili che abitano queste stanze. Il tempo qui perde i confini, passato e presente si fondono in un’esperienza che non si dimentica facilmente.

Palazzo Contarini: un dialogo tra passato e presente

Palazzo Contarini non è solo la cornice di questa mostra: è il cuore pulsante dell’installazione. I curatori Costanza Longanesi Cattani, Vincent Matushka e Yasmine Helou hanno scelto con cura questo luogo per far incontrare arte contemporanea e antica vita domestica. Il risultato è un gioco di contrasti e sovrapposizioni, dove le opere si inseriscono tra soffitti decorati e tavoli intarsiati.

Il visitatore si trova immerso in un continuo scambio tra ciò che è stato e ciò che si crea oggi. È quasi una caccia al tesoro artistica: capire cosa è contemporaneo e cosa invece fa parte della storia del palazzo. Questo gioco stimola una riflessione su cosa significhi davvero abitare uno spazio, lasciando emergere il tempo inciso negli oggetti e nei dettagli architettonici.

Le stanze respirano un’atmosfera sospesa, a metà strada tra realtà e sogno. I materiali usati suggeriscono sensazioni precise: dagli odori che ricordano la cucina di casa alle superfici tattili da esplorare. Palazzo Contarini si trasforma così in un microcosmo domestico che si espande e si contrae seguendo le tracce del sogno e della memoria.

Un’esperienza che coinvolge tutti i sensi

Questa mostra non si visita con gli occhi soli. I sensi sono la chiave per entrare in contatto con le opere. Già all’ingresso si sente il profumo avvolgente della salsa di pomodoro, evocato dall’installazione di Gianna T. Attraverso performance, fotografia analogica e video, l’artista racconta una storia intima, legata al ricordo della nonna, fatta di assenze e presenze sottili.

Il suono aggiunge un altro strato di realtà domestica grazie alle installazioni di Oliver Leith, che cattura il vento che soffia tra le imposte o il cigolio dei pavimenti. È la casa che sembra mai vuota, abitata da un “rumore” di vita. Un suono familiare e rassicurante, ma anche un po’ inquietante, che spinge a pensare a chi o cosa abiti davvero quegli spazi.

Anche tatto e olfatto sono protagonisti nelle opere di Emilia Gonzalez, che trasforma superfici comuni – come un corrimano – in elementi carichi di memoria. Il corrimano profumato lascia sulle dita un’impronta delicata, come di biancheria appena lavata, evocando ricordi di vita quotidiana. Così il visitatore diventa parte di una narrazione più ampia: non solo una mostra, ma un’esperienza multisensoriale.

Tra digitale e presenza fisica: le fotografie e i video

Nei corridoi di Palazzo Contarini trovano spazio anche fotografie digitali e video che giocano con il confine tra assenza e presenza. Dora Fiammetta Perini, con i suoi scatti, trasforma una tavola imbandita in un teatro di immagini: il cibo non è reale, ma evocato da fotografie. Così cambia il modo di vedere la convivialità, che diventa più un ricordo visivo che un’esperienza concreta.

Le sue opere si inseriscono in un contesto dove il digitale diventa strumento per scoprire una fisicità invisibile ma tangibile. Le immagini coinvolgono le emozioni legate al ricordo e alla tradizione, senza perdere quel sottile gioco tra realtà e rappresentazione. È il riflesso di un rapporto con la casa sempre più mediato dalla tecnologia, ma radicato nel sentimento.

Ornella Cardillo invece porta elementi architettonici veneziani in un teatro surreale, costruendo una Venezia sospesa tra sogno e inconscio. Questo spostamento spazio-temporale spinge a riflettere sull’identità degli spazi urbani e domestici, sospesi tra funzione e simbologia.

La casa tra memorie e fantasmi: dal sogno di Bachelard al “haunting” di oggi

La mostra si basa su un’idea forte, ripresa da Gaston Bachelard: la casa è il luogo dei sogni a occhi aperti, il rifugio di chi sogna. Non è solo un luogo fisico, ma un contenitore di tracce, gesti ripetuti, presenze sbiadite dal tempo.

Il concetto di haunting – una presenza invisibile che si insinua negli spazi – attraversa tutte le opere. Non sono fantasmi nel senso classico, ma presenze sottili che fanno della casa un luogo sospeso tra passato e presente. Il titolo Oops! I Locked Myself Out assume così un significato più profondo: non solo chi si chiude fuori, ma chi, entrando, si sente estraneo in uno spazio pieno di storie e anime.

Questa mostra, aperta nel 2026, offre un’esperienza unica. Invita a sentire la casa come un organismo vivo, popolato di ricordi e assenze, dove tempo e spazio si intrecciano, e ogni passo apre una porta sul sogno. Palazzo Contarini non è solo un contenitore: è una casa di vite invisibili, pronte a raccontarsi attraverso l’arte.

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