Da Giacomo Balla a Alberto Savinio, un secolo di arte prende vita sotto lo stesso tetto. Roma si presenta a Firenze con una selezione che parla di sperimentazioni, di stili che si rincorrono dal Settecento fino al primo Novecento. La galleria Antonacci Lapiccirella, celebre per la sua cura verso dipinti, disegni e sculture di quel periodo, traccia un percorso dove passato e presente si intrecciano senza barriere. Qui non manca mai quel tocco anticonformista, capace di saltare tra epoche e generazioni, catturando l’attenzione di appassionati e collezionisti. Tutto questo accade alla 34ª Biennale Internazionale dell’Antiquariato di Firenze, che dal 26 settembre al 4 ottobre 2026 animerà Palazzo Corsini.
Al centro della mostra spicca la scultura Ritmi di Attilio Selva, del 1914. Un pezzo unico, testimonianza viva della Secessione Romana, movimento di cui Selva fu figura di spicco. Realizzata in gesso color bronzo con rifiniture in oro, la scultura mostra una figura costruita con un equilibrio preciso tra pieni e vuoti, frutto di una ricerca stilistica che si muove tra classicismo e influssi della Secessione europea. Le linee fluide e la tensione misurata della posa raccontano la sfida di unire tradizione e modernità in un corpo che sembra quasi respirare. La scultura ha una storia importante: presentata nel 1915 a Roma, poi a Zurigo, Monza, Trieste e in tante altre mostre dedicate a Selva, arriva oggi da una collezione privata di Milano dopo il passaggio in Galleria Antonacci. Un’opera che rappresenta al meglio come Selva abbia saputo rinnovare l’eredità classica con il linguaggio secessionista, fondendo scultura e narrazione.
La pittura di Vito Timmel dialoga perfettamente con la scultura di Selva. La tempera su tela Amazzone, del 1915, è un esempio di come tradizione e innovazione si incontrino. Timmel, che si formò all’Accademia di Belle Arti di Vienna e frequentò il circolo di Klimt, propone qui una figura femminile sicura e moderna, espressione di una sensibilità nuova per l’epoca. I dettagli curati e una tavolozza più libera rispetto al passato riflettono un approccio che mette al centro l’identità femminile e la psicologia del soggetto. L’opera fu esposta alla Quadriennale di Torino del 1923, a conferma del valore riconosciuto all’artista, che ha continuato a esporre soprattutto nel suo ambiente triestino. Il confronto tra Selva, con la sua scultura classicheggiante, e Timmel, con la sua figura moderna, mette in luce due facce della Secessione italiana: la ricerca dell’equilibrio formale e la voglia di rompere con il passato.
La selezione di Antonacci Lapiccirella si spinge anche nell’Ottocento con una tela di Victor Delacroix del 1832, Sir Arthur e Miss Wardour sorpresi dalla marea crescente. Il quadro racconta un episodio dal romanzo L’Antiquario di Walter Scott, dove un salvataggio drammatico si trasforma in una scena carica di tensione e atmosfera romantica. Il mare agitato, le figure in pericolo, il gesto eroico di Oldbuck sono tradotti in pittura con un’intensità che richiama il sublime e il racconto letterario tipici di quel periodo. Presentata al Salon de Gand dello stesso anno, l’opera è un esempio di pittura storica e sentimentale, dove teatralità e pathos trovano pieno spazio. Delacroix punta sul movimento e sulla suspense, restituendo con forza quel clima che ha fatto grande la pittura romantica in Europa.
A chiudere il percorso è Penelope, un disegno a china e matita colorata su carta realizzato da Alberto Savinio nel 1945. Qui la figura mitologica viene trasformata radicalmente: corpo femminile e testa di pellicano creano un’immagine paradossale, che riflette il processo di metamorfosi ricorrente nelle opere di Savinio. La dedica autografa a Beatrice Canestro, datata dicembre 1945, testimonia il legame diretto e intimo dell’artista con il disegno. L’opera si colloca nel pieno della modernità del Novecento, ma mantiene un interesse vivo per la figura come soggetto capace di intrecciare memoria e innovazione. Qui erudizione, ironia e fantasia si mescolano, mostrando come Savinio sappia rielaborare il mito rompendo le aspettative e aprendo nuove strade immaginative. Un momento importante della sua carriera, dove il mito diventa spunto per riflettere su linguaggi e identità in continua trasformazione.
Con la sua partecipazione alla BIAF 2026, Antonacci Lapiccirella mette in scena un dialogo tra epoche, tecniche e poetiche diverse, dimostrando come l’arte mantenga intatta la sua forza narrativa e innovativa, attraversando generazioni e stili. Le opere in mostra offrono uno sguardo originale, capace di catturare l’attenzione di collezionisti, studiosi e appassionati.
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