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Torino e Gwangju unite dall’arte: la mostra “Adapted Sceneries” al Gwangju Museum of Art fino al 15 novembre

Redazione 26 Settembre 2026

Quando l’arte supera le distanze, nasce qualcosa di unico. Torino e Gwangju, città a migliaia di chilometri di distanza, si scoprono più vicine di quanto si pensi. Al Gwangju Museum of Art, fino al 15 novembre 2024, prende vita Adapted Sceneries. Second Chapter: from Turin to Gwangju, una mostra che raccoglie il testimone da un progetto iniziato proprio a Torino l’anno scorso. Allora, era la cultura coreana a dominare la scena, raccontando le trasformazioni sociali e politiche legate alla nascita della democrazia in Corea del Sud. Oggi, invece, sono gli artisti italiani a prendere la parola — Gabetti e Isola, Giuseppe Penone, Alessandro Sciarroni, Caterina Barbieri — in un dialogo intenso che attraversa arte contemporanea, architettura e paesaggi in continua evoluzione. Un ponte culturale che racconta non solo due città, ma due mondi in trasformazione.

Italia e Corea, un’intesa che rafforza il dialogo culturale

La mostra nasce da un accordo istituzionale tra il Gwangju Museum of Art e il MAO – Museo d’Arte Orientale di Torino. Firmato nel 2024 durante un evento torinese, questo patto ha dato il via a una collaborazione culturale concreta tra le due città, mettendo le basi per uno scambio internazionale. Il MAO ha giocato un ruolo centrale, fungendo da “porta” per aprirsi al mondo asiatico e consolidando così la sua vocazione di ponte culturale verso l’Oriente. L’intesa arriva in un anno speciale, che celebra i 140 anni di rapporti diplomatici tra Italia e Corea del Sud. Per l’occasione, il MAO ha organizzato a ottobre 2024 una mostra dedicata a Nam June Paik, artista coreano di riferimento, realizzata in collaborazione con istituzioni culturali di entrambi i Paesi.

Questa collaborazione va oltre semplici gesti simbolici: punta a mescolare visioni artistiche e culturali con scambi continui tra le sedi espositive. La mostra tenuta a Torino tra maggio e settembre 2023, Adapted Sceneries, diretta dal GMA, è stato il primo passo di questo percorso condiviso. Un viaggio nelle radici della pittura paesaggistica coreana e nelle trasformazioni dell’identità collettiva di Gwangju, che passa anche attraverso il ricordo delle rivolte del 1980 e il cammino verso la democrazia.

Talponia e l’architettura olivettiana: un simbolo di paesaggio che si adatta

Il secondo capitolo del progetto, ora a Gwangju, mette sotto i riflettori l’esperienza culturale piemontese, con un’attenzione particolare all’eredità di Talponia, l’Unità Residenziale Ovest Olivetti a Ivrea, firmata dagli architetti Gabetti e Isola nel 1970. Questo edificio è un esempio di come funzione e creatività possano convivere, creando un dialogo con il paesaggio umano e naturale intorno. Talponia diventa così un simbolo di paesaggio adattato, un mix tra utopia architettonica e realtà vissuta.

La mostra dedica una sala del GMA alla ricostruzione degli arredi originali, prestati dalla galleria Marco Cappello di Torino, affiancati da nuove creazioni contemporanee di lampade e tappeti ispirati al progetto. Fotografie di Gianni Berengo Gardin e disegni architettonici arricchiscono il percorso, offrendo una lettura storica e critica dell’edificio. Talponia si presenta come uno spazio dove innovazione formale e vita quotidiana si incontrano, raccontato anche da uno dei disegni preparatori che mostra l’unità abitativa aperta “a scatoletta di alici”.

Tra arti visive, musica e sound art: il progetto multidisciplinare

Il progetto curatoriale si distingue per un approccio che supera i confini tra arte visiva, architettura, musica e sound art. L’attenzione all’ambiente si esprime in diverse forme, dal paesaggio naturale alle utopie urbane, fino a coinvolgere il corpo umano e il suo rapporto con spazi e materiali.

Giuseppe Penone porta la sua serie di video Ephemeris, che raccontano i gesti del suo lavoro artistico tra terra, legno, acqua e vento, esplorando il legame sensoriale tra uomo e natura. Alessandro Sciarroni propone la performance musicale U., che richiama il Cantico delle Creature di San Francesco d’Assisi, un omaggio alla natura come fonte di vita e ispirazione.

Un contributo originale arriva da Caterina Barbieri con la sua composizione My Beyond, un’esperienza sonora intima, ascoltabile tramite cuffie, che si insinua tra le opere e l’architettura della mostra. Questa sound art crea un’eco che dialoga con la materia e la storia presenti, accompagnando il visitatore in un percorso multisensoriale e di riflessione.

Allestimento tra geometria e immersione sensoriale

L’allestimento, curato dallo studio BRH+ di Marco Rainò, si basa su un’idea di scenario adattivo, raccontato con un linguaggio immaginifico e astratto. Al centro dell’esposizione c’è la ricostruzione a grandezza naturale della planimetria di una delle unità abitative di Talponia, segnata da una sagoma calpestabile e da una parete con uno degli oblò di illuminazione zenitale. Questo “cuore” architettonico organizza lo spazio intorno a sé, dove le opere sono disposte senza gerarchie, in un ambiente aperto con grafiche in bianco e nero che guidano il percorso e ne definiscono l’identità.

L’allestimento mette in risalto la relazione tra spazio fisico e opera d’arte, creando un’esperienza coinvolgente e armoniosa. Le opere dialogano con la geometria dell’ambiente, sottolineando i legami tra paesaggio, architettura e corpo.

Per Torino è già prevista una nuova tappa del progetto, con una versione aggiornata della mostra che arriverà nel 2027 al MAO. Questo prossimo capitolo sarà uno spazio di rigenerazione fisica e mentale, integrando la musica di Barbieri e gli interventi visivi di Penone e Sciarroni, proseguendo così il ponte culturale tra Italia e Corea.

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