Il castello Carlo V di Lecce, un tempo fortezza imponente, ha sempre avuto un’anima che va oltre le mura spesse. Negli anni, ha ospitato non solo soldati, ma anche cultura e spettacolo, diventando un crocevia per le arti sceniche. Dopo un lungo periodo di silenzio e chiusure, oggi riapre le sue porte con una mostra che parla direttamente al cuore della città. “La Materia dei Sogni” non è una semplice esposizione: è un viaggio tra passato e presente, che riscopre Shakespeare in modo inedito. Entrare in questo castello significa ritrovare radici, memoria e un legame profondo con il teatro che da sempre vive a Lecce.
Costruito nel XVI secolo, il castello Carlo V ha avuto soprattutto un ruolo militare, diventando nel tempo un punto chiave nella difesa della città e della regione. Ma tra XVII e XVIII secolo, il castello ha ospitato anche spettacoli teatrali, alternando la funzione militare a quella culturale, fatta di dialogo e apertura. Il legame di Lecce con il teatro è antico: basti pensare ai teatri Politeama e Apollo, costruiti poco lontano proprio mentre il castello si chiudeva come presidio militare, o al Teatro Paiesiello vicino a Porta Napoli. La città ha sempre intrecciato la sua storia con la scena, dal teatro romano ai giorni nostri, facendo del dramma e della rappresentazione una parte vitale della sua vita culturale. Questo patrimonio unisce architettura, storia e arte performativa, trasformando Lecce in un vero e proprio “luogo di spettacolo” che va oltre il semplice fascino barocco.
“La Materia dei Sogni. Mondi e visioni dall’opera di Shakespeare” è una mostra originale, promossa dalla Direzione regionale Musei nazionali Puglia. Aperta fino al 10 gennaio 2027, porta il pubblico negli spazi nascosti del castello con sette installazioni site specific. Questi allestimenti occupano gli ipogei, i sotterranei spesso chiusi e dimenticati, che tornano così a raccontare la memoria del luogo. Non è una mostra tradizionale: qui architettura, testi, immagini, suoni e memorie shakesperiane si intrecciano per offrire un’esperienza che coinvolge attivamente chi visita. Dietro il progetto c’è una squadra di esperti: Pietro Copani, direttore del castello; Peter Bottazzi, curatore e scenografo; Silvia Rigon, drammaturga; e Michael Dobson dello Shakespeare Institute di Stratford-upon-Avon, responsabile della parte didattica e divulgativa.
La mostra si sviluppa in sette installazioni, ciascuna con un linguaggio e una forma espressiva propria, ma tutte unite da suoni e immagini. La prima, “La barca di Prospero”, rende omaggio al duca di Milano ne La Tempesta con una barca fatta di libri aperti, simbolo della conoscenza che sostiene ogni viaggio. Da altoparlanti nascosti si ascoltano letture in quaranta lingue diverse, a sottolineare l’universalità di Shakespeare. Poi si susseguono proiezioni di parole tratte dal vasto vocabolario shakespeariano, accompagnate dalla riproduzione del First Folio del 1623, un vero tesoro della letteratura teatrale. Le pareti si animano con iscrizioni che ricordano i messaggi lasciati da visitatori di un tempo, prigionieri o innamorati, a dimostrare il legame umano con lo spazio.
L’installazione “Soliloquio” regala un’esperienza intensa, facendo emergere la celebre frase “To be, or not to be” del monologo di Amleto in un crescendo di voce e suono lungo una scala; una clessidra di sabbia rende visibile il tempo, trasformandolo in un oggetto concreto. Più avanti, “Radio Shakespeare” trasforma un vecchio passaggio del castello in un palcoscenico senza attori, dove si diffondono in italiano e inglese brani famosi, accompagnati da oggetti storici come leggii e palle di cannone. Questi elementi richiamano il passato militare del castello, ora parte integrante della narrazione culturale. È la materia stessa, fatta di suoni e oggetti, a raccontare un teatro senza corpo, ma ricco di emozione e storia.
L’installazione “Il fantastico” mette in scena le canzoni presenti nelle opere di Shakespeare con video realizzati durante la preparazione della mostra a Lecce. Le proiezioni, che coinvolgono più superfici, evocano elementi naturali come acqua e piante, creando un teatro sensoriale dove luce e movimento danno vita a un’atmosfera da sogno. L’ultima installazione, “Le crepe del potere”, invita a riflettere su intrighi e instabilità politiche attraverso luci tremolanti e bisbigli allegorici, in uno spazio disseminato di oggetti d’epoca legati all’uso militare del castello. Il tema della fragilità e del cambiamento del potere emerge così forte, intrecciandosi con l’architettura stessa.
“La Materia dei Sogni” non segue un percorso tradizionale, ma si apre a molte letture. Non è una semplice ricostruzione storica o teatrale, ma un intreccio di voci, parole, spazi e immagini che guida il visitatore in un viaggio personale dentro le opere e la figura di Shakespeare. I testi introduttivi non spiegano, ma suggeriscono, lasciando a chi guarda la libertà di costruire il proprio significato. Così la mostra diventa un’esperienza rara, dove la conoscenza si costruisce su più livelli di percezione. Il castello di Lecce si conferma, anche sul piano culturale, come un luogo vivo, capace di raccontare la storia di un territorio che ancora oggi parla al presente.
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