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MuCEM di Marsiglia, presidente Pierre-Olivier Costa sospeso per molestie e favoritismi: indagine del Ministero della Cultura francese

Un ambiente di lavoro tossico, dove molestie e favoritismi si intrecciano. Così l’Inspection générale des affaires culturelles ha descritto il MuCEM di Marsiglia, scatenando uno scandalo che ora rischia di travolgere uno dei musei più prestigiosi della Francia. Dietro le sue vetrate, non solo arte e storia, ma anche tensioni cresciute per mesi tra i dipendenti, fino a esplodere in un rapporto che parla chiaro: accuse di molestie sessuali e morali, appalti gestiti con irregolarità e un clima insostenibile. È bastato poco perché i vertici saltassero: Pierre-Olivier Costa, presidente, sospeso a fine giugno 2026; e Véronique Haché, amministratrice generale, sospesa da inizio luglio. Ora la procura di Marsiglia indaga, ampliando il fascicolo e gettando un’ombra pesante sul futuro del museo.

Molestie e abusi al centro del MuCEM

Le segnalazioni raccolte dall’IGAC dipingono un quadro inquietante all’interno del museo. Emergono numerose violazioni degli obblighi deontologici da parte dei vertici, soprattutto nei confronti di dipendenti e collaboratori. Diverse testimonianze raccontano di un ambiente in cui commenti a sfondo sessuale, sessista e degradante erano all’ordine del giorno, alimentando disagio e tensioni. Ai comportamenti inappropriati si aggiungono intrusioni nella vita privata dei lavoratori, mettendo seriamente in discussione il rispetto e la tutela sul posto di lavoro.

Un ex collaboratore ha denunciato ripetute avances da parte di Pierre-Olivier Costa durante un evento del museo l’8 agosto 2025. Altre persone ascoltate dagli ispettori hanno confermato queste accuse, sollevando pesanti dubbi sul presidente. Un secondo ex dipendente ha raccontato esperienze simili, con proposte esplicite e commenti a sfondo sessuale da parte di Costa, aggravando la posizione del dirigente.

Costa ha sempre negato con forza le accuse, respingendo ogni addebito di comportamento illecito a sfondo sessuale. Durante l’indagine, ha dichiarato di non essersi mai rivolto ai colleghi come descritto nelle testimonianze. Pur contestando le accuse, definite “di estrema gravità”, ha chiesto che venga fatta piena chiarezza.

Affidamenti sospetti e favoritismi sotto la lente

Le ombre sul MuCEM non si fermano alle molestie. La seconda parte del rapporto IGAC punta il dito contro presunte irregolarità nelle procedure amministrative e negli appalti. In particolare, si segnalano affidamenti diretti oltre i limiti consentiti dalla legge, senza alcuna gara.

Un caso emblematico riguarda due contratti affidati a una consulente per un totale di 76.700 euro, senza bando, nonostante la soglia per la gara fosse fissata a 40.000 euro. Dubbi emergono anche sui contratti stipulati tra il 2023 e il 2024 con una società esterna, e sul progetto affidato a Ludoparc per un’area giochi.

L’IGAC parla apertamente di “rischi di conflitto di interessi e possibili illeciti penali” legati a queste operazioni. Ora spetta alla procura valutare se le irregolarità costituiscano reati. Nel rapporto si evidenziano anche possibili favoritismi nelle assunzioni e nelle politiche salariali, oltre a problemi nella comunicazione tra la direzione del museo e il Ministero della Cultura.

Indagini in corso, sospesi i vertici nel 2026

Il clima teso al MuCEM non è sfuggito ai sindacati e ai rappresentanti dei lavoratori, che da tempo segnalavano problemi nella gestione e nelle condizioni di lavoro. Nel marzo 2026 la procura di Marsiglia ha aperto un’indagine preliminare per presunte molestie morali e sessuali nei confronti di Pierre-Olivier Costa.

Dopo il rapporto dell’IGAC, il Ministero della Cultura ha deciso la sospensione di Costa dalla carica di presidente a fine giugno, per un periodo massimo di quattro mesi. Poco dopo, all’inizio di luglio, è toccato anche all’amministratrice generale Véronique Haché. Gli ispettori hanno raccomandato la revoca immediata di Costa e l’avvio di un procedimento disciplinare contro Haché.

Il MuCEM, unico museo nazionale francese con sede a Marsiglia dal 2013, conta circa 140 dipendenti e gestisce un bilancio annuale di 23 milioni di euro. Mentre la procura continua a raccogliere testimonianze e approfondire i fatti, l’istituzione si trova ad affrontare un periodo di forte incertezza, con accuse che rischiano di compromettere la sua reputazione a livello nazionale.

Redazione

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