Dal 19 al 22 novembre 2026, Abu Dhabi si trasforma in un crocevia d’arte contemporanea. Manarat Al Saadiyat, nel cuore del Saadiyat Cultural District, ospiterà le gallerie più influenti del momento. Non è un caso che questa zona già vantasse il Louvre Abu Dhabi e presto accoglierà il Guggenheim. Qui, l’arte non è solo oggetto da ammirare, ma tessuto di relazioni e scambi, un mercato che si rimodella ogni giorno. Frieze Abu Dhabi punta a cambiare le regole del gioco, mettendo la città al centro del palcoscenico globale.
La scelta di Manarat Al Saadiyat per il debutto di Frieze Abu Dhabi non è casuale. Inserito nel distretto culturale di Saadiyat, questo spazio fa parte di un sistema che include il Louvre Abu Dhabi, lo Zayed National Museum e presto il Guggenheim Abu Dhabi. Negli ultimi anni, quest’area ha costruito una rete culturale solida, attirando artisti, istituzioni e collezionisti da tutto il mondo. L’edificio stesso è un incubatore di mostre e iniziative artistiche, il luogo perfetto per ospitare una fiera di respiro internazionale.
Questo luogo già operativo riflette la strategia di Abu Dhabi di affermarsi come uno dei centri culturali più importanti del Medio Oriente e non solo. Frieze si inserisce in questo quadro con il sostegno del Department of Culture and Tourism – Abu Dhabi. L’obiettivo è rafforzare la rete di rapporti esistenti e contribuire allo sviluppo del sistema artistico locale e regionale, dialogando con il mercato globale. La presenza di oltre 80 gallerie da 64 città conferma il ruolo sempre più centrale di Abu Dhabi.
Il cuore della fiera è la sezione Galleries, con opere che vanno dalla metà del XX secolo fino alle più recenti. Qui si mescolano realtà diverse, radicate nei loro territori ma con un respiro globale. Dagli Emirati Arabi Uniti arrivano gallerie come Carbon 12, Lawrie Shabibi e The Third Line, che raccontano tanto le tendenze contemporanee quanto la scena artistica locale.
Non mancano le gallerie provenienti dal vasto territorio WANASA . Dal Libano sono presenti Saleh Barakat Gallery, Mark Hachem e Galerie Tanit; dall’Arabia Saudita Athr e Hafez Gallery. Teheran è rappresentata da Dastan, Istanbul da BüroSarıgedik e Galerist. Dal Nord Africa spiccano quattro gallerie tunisine – A.Gorgi Gallery, Elmarsa Gallery, Selma Feriani e Le Violon Bleu Gallery – insieme alle egiziane Gypsum e ArtTalks | Kanafani e alla marocchina Loft Art Gallery.
L’Asia meridionale, con un focus particolare sull’India, è ben rappresentata da Experimenter, Galerie Isa, Jhaveri Contemporary, Nature Morte e Project 88. Accanto a queste, grandi nomi internazionali portano una ricchezza geografica e stilistica: da Londra arrivano Thaddaeus Ropac, Victoria Miro e Timothy Taylor; dagli Stati Uniti Gagosian, Pace Gallery e Leila Heller Gallery; dall’Asia, gallerie di Singapore, Busan, Shanghai e Hong Kong.
L’Italia schiera cinque gallerie: Galleria Continua, Franco Noero, P420, Voena e Vistamare. A queste si aggiungono alcune gallerie internazionali con base in Italia, come Victoria Miro, Thaddaeus Ropac e Richard Saltoun Gallery, che arricchiscono ulteriormente la varietà dell’offerta. La fiera dedica spazio anche al lavoro delle artiste, coinvolgendo spazi che promuovono creazioni femminili di rilievo internazionale, come Richard Saltoun e Pi Artworks.
Frieze Abu Dhabi si articola in tre sezioni che coprono diversi tempi e approcci. Focus è dedicata alle gallerie più giovani e alle sperimentazioni. Qui si trovano presentazioni personali o doppie che esplorano nuovi linguaggi e territori artistici emergenti. Tra i nomi confermati ci sono Management con Tahir Karmali, Solo con Thuy Tien Nguyen e Iyad Qanazea Gallery con Jawad Al Malhi. A questa sezione sono destinati fondi di sostegno per incentivare lo sviluppo di giovani artisti e gallerie regionali.
Frieze Masters Abu Dhabi, curata da Marika Sardar, copre un arco temporale che va dall’antichità ai primi anni del Novecento. L’attenzione è rivolta soprattutto agli oggetti d’arte e agli artefatti dell’Asia occidentale e non solo, mettendo in luce il ruolo storico dell’Oceano Indiano come crocevia culturale e commerciale. Oltre alle opere, ci saranno esposizioni di libri rari e manoscritti d’epoca, coinvolgendo specialisti e collezionisti interessati alle radici storiche e culturali della regione.
Infine, Global Futures riunisce artisti di generazioni e continenti diversi, uniti da pratiche che dialogano con le storie e i temi dell’area WANASA. Curata da Tarini Malik, questa sezione propone progetti di realtà come Taymour Grahne Projects con Ala Younis, Aisha Alabbar Gallery con Abdullah Al Saadi e Chatterjee & Lal con Arshi Irshad Ahmadzai. L’obiettivo è mettere in luce la vitalità e la ricchezza contemporanea del territorio, contribuendo a definire il futuro delle arti visive nella regione.
L’evento non è solo una fiera: vuole essere un punto di svolta per indirizzare i flussi dell’arte contemporanea verso nuove geografie, mettendo al centro il dialogo tra economia, cultura e società. La collaborazione con il Department of Culture and Tourism e l’eredità di Abu Dhabi Art, guidata da Dyala Nusseibeh, danno solidità e continuità a questo progetto ambizioso.
L’idea è creare una piattaforma che favorisca conoscenza, confronto e integrazione tra i mercati dell’arte regionale e quelli globali. Per quattro giorni, Saadiyat si trasformerà in un crocevia di storie e punti di vista, con un’attenzione costante alle produzioni artistiche e alle scelte curatoriali, che sono la cifra di Frieze.
Senza perdere la sua vocazione internazionale, Frieze Abu Dhabi vuole restare profondamente legata al territorio, valorizzando la scena artistica di West Asia, Nord Africa e Sud Asia. Tra nomi affermati e nuove proposte, l’evento si appresta a segnare un passaggio importante nel panorama mondiale dell’arte contemporanea, sempre in movimento.
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