A Venezia, le luci si accendono già in vista della Biennale Arte 2026. Tra le tante iniziative che animano la città, Contart Gallery si fa notare con un progetto che non passa inosservato. Alla Fondazione Marta Czok, nel cuore pulsante della laguna, prende vita una serie di mostre collettive curate da nomi importanti del panorama artistico contemporaneo. La partnership con Hasta la Raíz, realtà che si muove tra Buenos Aires e Balneário Camboriú, porta un respiro internazionale e un dialogo diretto tra culture lontane. Non si tratta solo di esporre opere: qui si intrecciano arte e ricerca, per raccontare i mutamenti del linguaggio artistico legati alle sfide del presente. Il pubblico ha risposto con entusiasmo, affollando l’inaugurazione e mostrando una sete di nuove visioni e prospettive.
Contart Gallery propone una piattaforma espositiva pensata per mettere in dialogo artisti provenienti da contesti culturali lontani. La Fondazione Marta Czok diventa così un laboratorio dove pittura, fotografia, scultura, installazioni e pratiche interdisciplinari si incontrano per esplorare temi cruciali del nostro tempo. Memoria, identità e percezione emergono come fili rossi che attraversano ogni mostra. Il programma si sviluppa in cicli, offrendo al pubblico non una serie di opere scollegate, ma un percorso coerente che stimola la riflessione sul rapporto tra individuo, società e ambiente in un presente in continuo cambiamento.
Dietro la curatela ci sono Carlo Ciuffo, Facundo Cagnetta, Lucrezia Febo e Camila Suárez, che puntano sulla pluralità e sulla diversità delle pratiche artistiche, creando occasioni di confronto di grande valore nel contesto veneziano della Biennale. La prima tornata di mostre ha già suscitato interesse sia tra gli addetti ai lavori sia tra un pubblico appassionato. Le opere non stanno lì come elementi isolati, ma fanno parte di un racconto collettivo in continua evoluzione, dove ogni linguaggio mantiene la propria voce pur contribuendo a costruire un discorso unitario e coinvolgente.
Gli artisti protagonisti di questa prima fase offrono punti di vista diversi e profondi sul presente. Emanuele Buffo usa una pittura stratificata per esplorare l’instabilità del simbolo e la fluidità dell’immagine contemporanea, con sovrapposizioni e cancellature che invitano chi guarda a un percorso di costruzione e decostruzione del senso. “Eva, Iside and Sophia’s Breakfast I” è un esempio di questa continua trasformazione, sospesa tra memoria e immaginazione.
Fabrizio Cugia, conosciuto come Laurian, mescola figurazione urbana e riflessione meditativa. Le sue opere, come “Uovo Cosmogonico”, mostrano frammenti di vita quotidiana che si allargano in riflessioni sul tempo e sulla memoria, aprendo un dialogo tra esperienza personale e collettiva.
Lucia Calabrino trasforma la cianotipia da semplice tecnica fotografica a mezzo di sperimentazione materica, creando composizioni dove luce, materia e memoria si intrecciano in spazi sospesi tra presenza e assenza.
Michel Oz lavora tra pittura e collage, puntando su simboli e archetipi collettivi per indagare identità e responsabilità sociale. Le sue opere stimolano una lettura critica della realtà, aprendo un confronto acceso.
Michele Castagnetti inserisce nella sua pittura richiami ai linguaggi pubblicitari e pop, utilizzando olio e acrilico per mettere a nudo i meccanismi della percezione visiva oggi. “The Tiranny Of Beauty” mostra il cortocircuito tra riconoscibilità ed estraniamento, rompendo gli schemi della cultura visiva dominante.
Rocky Cervini mescola pittura, scultura e collage per raccontare il corpo come esperienza viva, memoria e trasformazione. Le sue forme organiche caricano la materia di una tensione fragile ma equilibrata.
Infine, Simona Rotasso rielabora oggetti e spazi domestici, restituendo alla pittura una funzione contemplativa e simbolica, dove il quotidiano si carica di emozioni e ricordi, come nel suo “Faro, Quasi Primavera”.
La collaborazione tra Contart Gallery e Hasta la Raíz segue un disegno di internazionalizzazione che mette in relazione storie e approcci artistici di Europa e America Latina. Venezia, con la sua posizione centrale e il richiamo globale della Biennale, diventa il palcoscenico ideale per questo scambio. L’obiettivo non è uniformare una narrazione, ma valorizzare le differenze culturali e i linguaggi che emergono dalla diversità.
Il risultato è una mostra che non limita gli artisti alla loro autonomia, ma li inserisce in un intreccio di corrispondenze. Materiali diversi e linguaggi eterogenei creano una rete complessa di relazioni, offrendo al visitatore un’esperienza fatta di momenti intimi e riflessioni condivise. Il percorso invita a confrontarsi con la pluralità del contemporaneo, passando da temi personali come la memoria a questioni collettive legate all’identità e all’ambiente.
Questa molteplicità di sguardi rende l’iniziativa di Contart Gallery un luogo vivo di dialogo e sperimentazione, capace di attirare l’attenzione di un pubblico internazionale e di offrire spunti importanti per leggere il presente artistico nel momento cruciale della Biennale Arte 2026.
Al Victoria and Albert Museum di Londra, il personale ha deciso di incrociare le braccia…
Le vecchie case di campagna hanno un’anima che sembra sfidare il tempo. A Galte, un…
Dal 19 al 22 novembre 2026, Abu Dhabi si trasforma in un crocevia d’arte contemporanea.…
Dal 3 al 12 settembre 2026, Rovereto si trasforma in un palcoscenico internazionale per la…
Nel luglio 2026, Glasgow si trasformerà nel cuore pulsante dei Giochi del Commonwealth. Un evento…
Quando l’afa estiva si fa sentire, la Valtellina diventa un vero e proprio rifugio per…